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Solo fango: intervista a Giancarlo Narciso

9 apr

Solo Fango (Verdenero)

Solo Fango (Verdenero)

Chi ha ucciso chi e perché. Questi gli interrogativi che dominano l’ennesima indagine di Butch Moroni, nello scenario apparentemente rassicurante di Arco e Riva del Garda. Incaricato di ritrovare una persona scomparsa, Butch deve ben presto fare i conti con una catena di omicidi in cui niente è come sembra. Attivisti ambientali impegnati a scongiurare disastri ecologici, presunti colpevoli e colpevoli dichiarati, vecchi amici e nuovi arrivi, politici corrotti e protagonisti dal colposo passato. E al centro, una discarica di rifiuti in procinto di spazzare via interi paesi. Un’indagine serrata che svela un Trentino differente, anch’esso risucchiato nella melma della criminalità ambientale e degli interessi politici, che sembra aver dimenticato duecentosessantotto persone morte venticinque anni fa. In uno scenario tragicamente reale, tra sospettati eccellenti e inquirenti poco interessati a scoprire la verità. Perché «la verità è la fuori, di fronte agli occhi di tutti. Basta volerla vedere». Oggi parliamo con Giancarlo “Jack” Narciso, autore di “Solo fango”, noir di ecomafia appena uscito per Verdenero.

Ciao Giancarlo, benvenuto. Giancarlo Narciso e Jack Morisco: due facce della stessa medaglia o due scrittori in antagonismo?

Bella domanda. Mi sembra che col tempo si stia scavando un solco sempre più marcato fra Jack Morisco e Giancarlo Narciso. Hanno sempre meno in comune sia come temi che come scrittura.

Vorrei entrare nel vivo di Solo fango, il tuo ultimo noir di ecomafia per i tipi di Verdenero. Puoi introdurci la tematica?

Le tesi del romanzo sono due: a) il Trentino non è la felice oasi ecologica che la propaganda provinciale si sforza di contrabbandarci; scempi ambientali avvengono in continuazione, dalle discariche di rifiuti tossici in questo periodo così attuali alle colate di cemento che minacciano lo stesso posto che ho scelto per viverci, uno dei più belli d’Italia. b) le cause del degrado vanno ricercate proprio nella autonomia della provincia, ovvero nello scandaloso fiume di denaro che, senza alcuna giustificazione, ogni anno il governo centrale riversa nelle casse provinciali, sottraendolo ai bisogni della nazione. Paradossalmente, avessero meno soldi, le cose da un punto di vista ambientale andrebbero meglio. (continua…)

Dai Beatles a Italian sharia: intervista a Paolo Grugni

15 mar

shariaNegli ultimi anni l’opinione pubblica italiana è stata colpita dalle vicende di Hina e Sanaa, uccise dai familiari in provincia di Brescia e di Pordenone, con l’accusa di non aver rispettato le leggi dell’Islam. E’ da questo fatto che nasce la riflessione di Paolo Grugni e il suo nuovo romanzo “Italian Sharia” (PerdisaPop), e da qui voglio partire da qui per introdurre l’autore: un autentico combattente della parola, come solo gli idealisti sanno essere. L’ho incontrato ieri alla Fiera Book di Modena, in cui presentava il suo romanzo (che, pur essendo stato scritto prima che avvenisse, si apre con la morte di Michael Jackson!), e ne ho approfittato per una chiacchierata che abbracciasse un po’ tutta la sua produzione, a partire da “Let it be”, thriller ispirato alla canzone dei Beatles uscito per Mondadori e rivelatosi un autentico long-seller, al punto di essere più volte ristampato.

Ciao Paolo, benvenuto su Sick girl. La prima domanda che vorrei porti è: chi è Paolo Grugni? Vuoi presentarti hai nostri lettori?

Domanda difficilissima, forse la più difficile che mi sia stata fatta. Ci vuole o presunzione o consapevolezza per rispondere. In ogni caso, sono uno che scrive libri. Se questo faccia di me uno scrittore, lo decide chi li ha letti.

“Let it be”, un thriller mozzafiato dove investigatore e killer sono accumunati dalla stessa passione. Vuoi parlarcene? (continua…)

Da Dylan Dog a Il filo rosso: intervista a Paola Barbato

8 mar

Il filo rosso (Rizzoli)

Il filo rosso (Rizzoli)

«Siete tutti uguali, Antonio. Tutti avete perso qualcuno, siete il terzo vertice del triangolo. Ogni volta che viene commesso un crimine o un delitto tutti ragionano in linea retta: vittima-carnefice. Ma c’è un terzo punto di vista, quello di chi rimane». Con queste premesse si apre “Il filo rosso”, il nuovo romanzo di Paola Barbato. Un romanzo duro, avvincente, crudele, ricco di colpi di scena. Il percorso di Paola nell’editoria inizia nel ’99 con l’uscita de “Il sonno della ragione”, il primo albo di Dylan Dog basato su una sua sceneggiatura. In breve diventa autrice chiave per la collana, al punto di essere scelta per sceneggiare alcune storie fondamentali per il mondo dell’Indagatore dell’incubo, come “Il numero 200″ o “In nome del padre”. I suoi romanzi sono pubblicati da Rizzoli e con “Mani nude” ha vinto il prestigioso Premio Scerbanenco nel 2008 (scusate se è poco). Quale modo migliore per festeggiare la festa della donna che intervistare questa ragazza?

Ciao Paola, benvenuta sul magazine di Sick girl. Dopo tanti anni di esperienza sul campo della narrazione, per prima cosa vorrei chiederti: chi è Paola Barbato, oggi?

Non è una persona molto diversa da quella che entrò nella Sergio Bonelli Editore nel 1997. Ho imparato un mondo e mezzo di cose e ho fatto esperienze in quasi tutti i campi della scrittura, ma come persona non sono granchè cambiata. Poco socievole, animalista convinta, stesse insicurezze, stesse fragilità, forse qualche consapevolezza in più. E, ovviamente, diventando madre, ho assunto un’ottica TOTALMENTE diversa sul mondo.

Puoi introdurci le atmosfere del tuo ultimo romanzo “Il filo rosso”?

(continua…)

L’ombra del falco: intervista a Pierluigi Porazzi

7 mar

L'ombra del falco (Marsilio)

L'ombra del falco (Marsilio)

Alla semplice vista dell’ombra del falco, i piccoli animali che ne sono prede si immobilizzano o scappano terrorizzati. Anche se sono appena nati, già sanno che è un predatore, è un’informazione scritta nel loro dna. L’ombra di un predatore umano sconvolge una tranquilla cittadina del Nordest. In una discarica viene ritrovato il cadavere di una ragazza. Pochi giorni dopo, alla questura arriva una busta, che contiene una lettera e un dvd, con cui l’assassino sfida la polizia, e in particolare l’ex agente Alex Nero, che viene richiamato in servizio per tentare di catturare il serial killer. Questi gli avvenimenti raccontati all’inizio de “L’ombra del falco” (Marsilio), tesissimo thriller e atteso esordio in narrativa di Pierluigi Porazzi. Il fatto che questo esordio avvenga nella stessa collana del best seller “Uomini che odiano le donne” e gli altri libri della “Millenium trilogy” è indicativo: qualcosa si sta muovendo nel thriller italiano, e gli scrittori nostrani sono pronti per competere con i best seller stranieri. Gianluca Morozzi ha scritto de “L’ombra del falco”: «Questo, siete avvisati, non è il solito serial killer. Questo è un predatore. Questo fa paura. Avrete gli incubi per un bel po’, dopo aver letto questo romanzo.» A questo punto non ho potuto fare a meno che incontrare l’autore per una chiacchierata!

Ciao Pierluigi, benvenuto sul Magazine di Sick girl. Per prima cosa ti chiederei di presentarti ai nostri lettori. Chi è Pierluigi Porazzi?
Sono un giovane scrittore, da poco entrato nel mondo dei “professionisti”, appassionato da sempre di letteratura (divoratore di libri di tutti i generi) e di cinema.

Qual è stato il percorso che ti ha portato alla stesura de “L’ombra del falco”? Ti sei servito di una scaletta o ti sei affidato all’ispirazione?
Sono partito dall’idea di scrivere qualcosa di “nuovo” sulla figura del serial killer e da un abbozzo di trama. A questa traccia se ne è sovrapposta un’altra e poi, col tempo, si sono aggiunti personaggi, sottotrame e situazioni che compongono il risultato finale. Di solito, nella stesura di un racconto breve ho già la trama in testa, mentre per il romanzo ho visto che si sviluppa poco a poco.

Pensi sia difficile per un esordiente approdare al mondo dell’editoria? Vuoi parlarci del tuo caso?
Non è certamente facile. Basta aprire un qualsiasi sito internet dedicato alla scrittura per rendersi conto di quanti scrivano (e anche bene). Il mio percorso (e quello de “L’ombra del falco”) si può dire che sia iniziato con il Premio Tedeschi 2008: non ho vinto ma ho ricevuto una telefonata di Sergio Altieri che mi ha detto che il romanzo era stato apprezzato. Da questa enorme soddisfazione è iniziato tutto: la convinzione di aver scritto un romanzo valido e la proposta ad alcuni editori, tra cui Marsilio, che si è subito interessata al romanzo. (continua…)

I cariolanti: intervista a Sacha Naspini

26 feb

1918, campagna toscana. Per non partire soldato nella Prima guerra mondiale, un uomo nasconde suo figlio di nove anni e sua moglie in un buco scavato nel bosco. A volte il cibo non si trova e allora bisogna affondare le dita nella terra umida per vedere se salta fuori un baco o una radice da masticare, oppure rassegnarsi a mangiare carne umana. Inizia così l’avventura di Bastiano, che cerca di riscattare la sua vita solitaria e animalesca innamorandosi di Sara, la figlia del padrone per cui va a lavorare come aiutante stalliere. Ma il fango quasi mai incontra la luce, e allora finirà per sporcarsi totalmente… “I Cariolanti” è una favola nera in tredici istantanee dove si respirano atmosfere che vanno da Truffaut a Stephen King, alle Fiabe italiane di Calvino. Ma lasciamo la parola all’autore!

Ciao Sacha, benvenuto su Sick girl. La prima domanda che ti vorrei porre è: chi è Sacha? Dicci tre pregi e tre difetti.
Ciao. Sono bugiardo, intollerante, cinico. Per quanto riguar-da i difetti, direi questi: sincero, troppo disponibile, sempre alla ricerca di un perché per qualcosa. (continua…)

La ragazza della porta accanto – Intervista a Jack Ketchum

14 feb

“Di una cosa sono sicuro: la Disney non produrrà mai un film tratto da un romanzo di Jack Ketchum” (Stephen King)

Credi di sapere che cos’è il dolore?” Con questa frase si apre La ragazza della porta accanto, un libro straordinario che finalmente vede la luce anche in Italia, a vent’anni dalla sua uscita negli Stati Uniti. Accusato da alcuni di violenza gratuita, idolatrato da eserciti di lettori e addetti ai lavori, questo romanzo doloroso ma necessario, trae spunto da fatti realmente accaduti per raccontare, con una scrittura solida, asciutta, ma di grande forza evocativa, una storia di formazione che è anche una inesorabile discesa agli inferi. “Di una cosa sono sicuro: la Disney non produrrà mai un film tratto da un romanzo di Jack Ketchum” ha detto Stephen King. C’è da crederci, vi assicuro. In compenso dai suoi libri sono già stati tratti quattro film, tra cui La ragazza della porta accanto. Ho incontrato l’autore per una breve chiacchierata in merito al suo lavoro.

Ciao Jack, benvenuto su Thrillermagazine. Il tuo stile è estremamente efficace: il linguaggio affilato ed evocativo è in grado di immergere il lettore fino al collo nell’atmosfera del romanzo. Per prima cosa, quindi, ti volevo chiedere: come sei arrivato alla sintesi del tuo stile narrativo?

Una volta hanno chiesto a Elmore Leonard: “Come fai a rendere i tuoi libri così tesi?” Lui ha risposto qualcosa del tipo: “Lascio fuori tutte le parti noiose”. Mi piace una scrittura solida, snella, e cerco di scrivere il tipo di libri che vorrei leggere. (continua…)

Cornelio e il fumetto di Carlo Lucarelli – intervista a Mauro Smocovich

24 gen

Cornelio n.11Oggi ho incontrato Mauro Smocovich, scrittore, sceneggiatore, webmaster infaticabile nonché co-autore della serie a fumetti “Cornelio – delitti d’autore” per l’editore Star comics. Per chi ancora non lo conoscesse, Cornelio è l’alter ego fumettistico dello scrittore e conduttore televisivo Carlo Lucarelli, alle prese con una tremenda crisi di ispirazione che lo porta suo malgrado a rimanere coinvolto in casi di omicidio che solo la sua grande capacità deduttiva riesce a risolvere.

Ciao Mauro, è un vero piacere averti come ospite sul magazine di Sick girl. Le tue attività spaziano dalla scrittura, alla sceneggiatura di fumetti, il giornalismo, la cura di portali internet tra i più seguiti. Sei davvero infaticabile! Qual è il tuo segreto?

Il mio segreto è… che faccio anche tante altre cose nell’ombra, ma essendo un segreto non posso dire cosa. Comunque mi piace molto lavorare nell’ombra, si sta al fresco nelle giornate calde. Per quanto riguarda come riesca a fare quello che è visibile non ne ho idea nemmeno io, so solo che mi piacerebbe fare tanto altro ma non ci riesco.

Parliamo del fumetto di Cornelio, di cui non ho perso un episodio, e che hai creato insieme a Giuseppe di Bernardo e Carlo Lucarelli. Ma è vero o è una leggenda metropolitana che, quando ha saputo del progetto, Carlo Lucarelli vi voleva querelare?

Il fatto della querela è un aneddoto che abbiamo creato per rendere un po’ più pepate le interviste. Però che Carlo fosse titubante sull’utilizzazione del suo volto… questo è vero. C’è un aneddoto che molti non sanno e che racconto per la prima volta qui su Sick Girl. Il giorno che io e Giuseppe Di Bernardo siamo andati a parlare con l’editore vicino Perugia ci siamo fermati in un bar prima dell’incontro per prendere qualcosa da bere e fare il punto della situazione. Carlo Lucarelli aveva degli impegni e non è potuto essere presente. Allora, quando gli abbiamo telefonato per metterci d’accordo che di lì a poco sarebbe dovuto intervenire alla riunione con una telefonata in “viva voce”, Carlo ci ha chiesto se si poteva evitare che il volto di Cornelio fosse il suo! Io e Giuseppe siamo sbiancati in volto e la bibita che stavamo bevendo ci è andata di traverso. Abbiamo detto a Carlo che ci stavano aspettando per la riunione e che c’era il rischio di mandare all’aria tutto il progetto e così Carlo ci ha dato il via libera definitivo. Non abbiamo mai saputo se Carlo in quel momento stesse scherzando o stesse facendo sul serio. A me personalmente non è mai capitato (a meno che questo che ho raccontato non ne sia uno!) ma so che alle volte riesce a fare dei tremendi scherzi burloni. (continua…)

Loudun: intervista ai disegnatori Paolo Armitano e Davide Furno

11 dic

Loudun: intervista ai disegnatori Paolo Armitano e Davide Furnò
“Loudun” è una storia ispirata a uno dei più grandi esorcismi di massa della storia, ed è ambientato nella crudele Francia di Richelieu. Un horror storico avvincente dalle venature soprannaturali che mette in scena la lotta contro il Male. Ai pennelli gli straordinari Davide Furnò e Paolo Armitano, due artisti in ascesa di cui, se siete appassionati di nuvole parlanti, sentirete parlare sempre più spesso. Li ho incontrati alla Fiera del fumetto di Lucca e ne ho approfittato per fare loro qualche domanda.

Per prima cosa vorrei chiedervi di presentarvi, per chi non conoscesse i vostri  lavori. Chi sono Paolo Armitano e Davide Furno’?
PAOLO: Sono nato 27 anni fa a Moncalieri. Da piccolo, tra una partita di calcio e l’altra, sono stato fulminato dalla lettura di alcune storie di Dylan Dog ed ho deciso immediatamente quale sarebbe stato il mio lavoro. Capendo però che diventare un indagatore dell’incubo sarebbe stato troppo difficile e poco redditizio, ho ripiegato sull’idea di diventare un disegnatore di fumetti, credendo che fosse facile e mi riempisse di soldi (Scopro solo ora che non e’ per nulla facile). Frequento quindi il liceo artistico Cottini di Torino, e mi diverto come un pazzo per 5 anni. Dopodiché, non sapendo bene cosa fare, piuttosto che frequentare l’accademia di belle arti (mi ero divertito abbastanza al liceo!), preferisco fare il benzinaio/gommista per un anno. Durante questo anno inizio a pubblicare per le Edizioni Orione e le Edizioni A-Bomb (Entrambe defunte poco dopo il mio passaggio…dovrebbe farmi pensare, la cosa?! Naaaa!) ed a muovere i primi passi nella pubblicità. Finita la mia esperienza sotto il marchio del mitico cane sparafiamme a sei zampe (Agip, N.d.r.), vengo assunto alla BGS D’Arcy, nota agenzia di pubblicità torinese, in veste di illustratore-storyboardista. Passano quasi tre anni ed assieme a Davide (Anche lui impiegato in BGS), mi licenzio dall’agenzia, e fondiamo la D&P s.n.c., societa’ che tutt’oggi si occupa di storyboard, illustrazioni per la pubblicità, editoria, e ovviamente e prevalentemente, fumetti. Bohm. Se continua cosi’, forse non tornerò più all’Agip, se non per fare benzina.
DAVIDE: Anno 1975 nato a Torino.
Un giorno mi fermo a fare benzina, arriva un ragazzino smilzo e mi dice:
le faccio il pieno?
Io gli dico: si
Lui lo fa.
Io gli chiedo: quant’ è?
Lui dice: niente se mi da un passaggio.
Io gli dico: ma così ti farai licenziare
Lui: è quello che voglio
Io: e che farai poi?
Lui: voglio fare i fumetti
Io: Sali!…
Sono stato troppo sintetico?… (continua…)

Da “Tipologie di un amore fantasma” a “L era dei titani: Intervista ad Adriano Barone

3 dic

Da "Tipologie di un amore fantasma" a "L'era dei titani": intervista ad Adriano Barone
Inauguriamo il nuovo spazio dedicato ai protagonisti del mondo del fumetto con due opere, recentemente presentate a Lucca Comics and Games 2009: ”Tipologie di un amore fantasma” (edizioni Voilier) e “L’era dei titani” (edizioni BD). Ad accumunarle il suo autore: lo scrittore Adriano Barone, qui al suo esordio sulla carta stampata. “L’era dei titani” e “Tipologie di un amore fantasma” sono due opere molto diverse tra loro, sia come intenti che come realizzazione. Il primo è una graphic novel (anche se questo termine farà infuriare qualcuno…) di forte ispirazione giapponese ambientata in una città del futuro che si trova a combattere a colpi di robottoni i ripetuti attacchi di creature gigantesche, e contro un morbo incurabile, che ne decima la popolazione. Disegnatore: lo straordinario Massimo dall’Oglio (“Cronache del mondo emerso”, “Underskin”) , talento consolidato anche oltralpe. Il secondo presenta ai pennelli Mauro Cao (recentemente premiato con il Premio Carlo Boscarato come miglior esordiente italiano) ed è un’opera che miscela riflessioni sull’amore, sull’Italia e sul fumetto, trovando fonte di ispirazioni in libri come Italia De Profundis di Giuseppe Genna e 2046 di Wong Kar-Wai: i destini di due persone si sfiorano più volte, finché, quando avviene l’incontro… non vi anticipo nulla, lascio immediatamente la parola all’autore!

L'era dei titani - edizioni BDPer prima cosa ciao Adriano e benvenuto su Sick girl. Come prima cosa ti chiederei di descriverti in tre aggettivi.
Ciao a tutti.
Uh.
Solo tre?
OK.
Scorbutico.
Malinconico.
Pigro.

Due fumetti a breve distanza l’uno dall’altro. Similitudini e differenze tra “L’era dei titani” e “Tipologie di un amore fantasma”.
Tranne il fatto che li abbia scritti io, direi che di similitudini non ce n’è.
Odio l’idea di essere incasellato in un genere.
“L’era dei Titani” è un fumetto di fantascienza ed è una riscrittura dei cartoni animati di robot giganti ma con personaggi e contesto molto adulti e un sottotesto politico abbastanza chiaro.
In “Tipologie di un amore fantasma” si racconta di una storia d’amore in modo decisamente posmoderno e surreale.
La mia prima raccolta di racconti in prosa sarà di genere horror e Bizarro Fiction.
Insomma, mi annoio facilmente, e non voglio che i miei lettori riescano a indovinare con cosa “salterò fuori” la volta successiva. (continua…)

Corpi estranei: intervista a Paola Ronco

18 nov

Pubblicato sul Magazine Sickgirl

Corpi estranei (Gruppo Perdisa editore) è il primo romanzo di Paola Ronco. Un esordio importante, per una collana ideata da Luigi Bernardi, scopritore di talenti quali Lucarelli, Fois, Vallorani. La prosa è tirata, l’intreccio sorprendente, personaggi di confine che non riescono a chiedere aiuto e un finale tutt’altro che consolatorio. “Tre esistenze, un filo sanguinoso che le unisce, otto giorni che potrebbero cambiarle per sempre, in una Torino che assiste immobile ai crimini di una banda inafferrabile” recita il comunicato stampa. Ma Corpi estranei è molto di più: è un testo di spessore che procede attraverso scelte stilistiche raffinate, un vero e proprio ritratto impietoso dell’Italia contemporanea. Ho incontrato Paola, torinese che vive a Genova, per una sick-intervista.

Ciao Paola, benvenuta su Sick girl! Corpi estranei è il tuo primo romanzo edito. Già dal titolo fa precipitare in una quotidianità inquieta in cui tutti, dagli amici, al fidanzato, alla famiglia, possono risultare estranei. Cosa ne pensi?
Non solo le persone che abbiamo intorno ogni giorno possono sembrare dei perfetti estranei, ma anche il nostro corpo, qualche volta, non corrisponde all’immagine che vorremmo. A volte di tratta di momenti così, magari gli zuccheri sono un po’ bassi nel sangue, magari è una giornataccia e basta aspettare che passi. Altre volte, soprattutto dopo aver subìto delle ferite, l’estraneità si fa più profonda e rischia di durare nel tempo, portando a un isolamento che sembra senza uscita; è quello che in un certo senso capita a tutti e tre i miei personaggi. (continua…)

Repetita: intervista a Marilu Oliva

18 ott

copertina Repetita Maril� OlivaE’ con grande gioia che vi presento una giovane scrittrice bolognese che ha appena pubblicato il suo primo romanzo con l’editore Perdisa. Il suo nome è Marilù Oliva e sono certa che sentiremo parlare di lei a lungo, anche grazie a questo suo romanzo, Repetita, che è già stato definito “scioccante, nero, impietoso. Un romanzo raffinato sull’ineluttabilità del male”.

Ciao Marilù, benvenuta su Sick girl. Prima di parlare del tuo romanzo “Repetita”, come prima domanda vorrei fartene una personale: che cosa ti ha spinta verso la scrittura?
Da piccolissima, da quando seguivo Diabolik in cartaceo o Lady Oscar in televisione, sognavo di diventare una fumettista o un’autrice di cartoons. Disegnavo ovunque, su ogni foglio che mi capitava sottomano, in classe, sul diario, sui muri, e scrivevo pagine e pagine in prosa per “accompagnare” le rappresentazioni grafiche. A dodici anni ero molto più brava a disegnare le donnine (mi ispiravo a Manara) che non a scrivere racconti. Questa propensione però in casa (e a scuola) è sempre stata considerata una perdita di tempo, quindi spesso mi ritrovavo a disegnare (e a sceneggiare, naturalmente a livello rudimentale) di nascosto per non essere rimproverata. Idem per quanto riguarda la lettura dei fumetti: erano proibiti e naturalmente questo divieto mi invogliava ancor di più a leggerli! Dopo il liceo ho lentamente dirottato la passione del disegno nella scrittura e, visto che sono un’assolutista, ho chiuso in un cassetto la matita.

Cosa si deve aspettare chi prende in mano “Repetita” e si accinge a leggerlo?
Si deve aspettare qualcosa di forte. Il romanzo può piacere o meno, ma credo che non sia discutibile il suo essere estremo. E’ un romanzo ai confini, un viaggio nella follia senza cinture di sicurezza. L’angoscia che può scaturire è dovuta al fatto che il lettore avverte che le vicende raccontate possono accadere e, in parte, sono accadute. (continua…)

Ci metto la firma: intervista a Mariano Sabatini

29 set

Ci metto la firma! di Mariano Sabatini“Ci metto la firma! La gavetta dei giornalisti famosi. Cosa facevano quando non erano nessuno” (Aliberti editore) è il nuovo libro di Mariano Sabatini. Autore televisivo, giornalista professionista, critico tv, Mariano scrive di costume, cultura e spettacoli. Collabora con “Italia Oggi”, “Metro”, “Affari italiani”, i quotidiani del Gruppo Espresso, “Gioia”, “Radio-corriere”, “Film Tv”, “Il Tempo”. Tiene una rubrica la domenica mattina su Radio Capital ed è spesso ospite in Tv. In questo libro offre una carrellata di straordinarie interviste sui loro esordi e la loro gavetta ad alcuni tra i più grandi giornalisti italiani, tra cui Toni Capuozzo (vicedirettore del TG5), Vittorio Feltri (direttore de “Il Giornale”), Alfonso Signorini (direttore di “Chi” e “TV Sorrisi e Canzoni”). Per contrappasso, ho pensato intervistare Mariano a proposito del suo lavoro :-)

Mariano, il tuo ultimo libro è “Ci metto la firma!”, una raccolta di interviste che hai fatto ad alcuni dei nomi più prestigiosi del giornalismo italiano. Una delle domande che poni è come si realizza un’intervista perfetta. Qual è la tua risposta a questa domanda?
Non c’è l’intervista perfetta. È una cosa molto soggettiva, se riesci a strappare un brandello o meglio qualche brandello di verità puoi dirti soddisfatto. Se poi l’intervista dà anche una notizia, hai fatto bingo. (continua…)

Nebbie e delitti: intervista a Valerio Varesi

15 set

Luca Barbareschi e Natasha StefanenkoÈ un grande onore avere ospite oggi Valerio Varesi, giornalista nella redazione bolognese di Repubblica e scrittore, creatore del personaggio del commissario Soneri, protagonista di una fortunata serie di romanzi da cui è stata tratta la serie televisiva “Nebbie e delitti” trasmessa da Rai Due con protagonisti Luca Barbareschi e Natasha Stefanenko, e che riprenderà con nuovi episodi l’autunno prossimo. Il romanzo più recente che ha per protagonista Soneri è “La casa del comandante” edito da Frassinelli. Per la collana Verdenero di Edizioni Ambiente ha recentemente pubblicato “Il paese di Saimir”, un romanzo duro sul tema dello sfruttamento dell’immigrazione clandestina in Italia. Conosciamo meglio questo straordinario autore tramite l’ormai usuale sick-intervista!

Ciao Valerio, benvenuto sul Magazine di Sick girl. Per prima cosa ti chiederei di presentarti: chi è Valerio Varesi?
Se conoscessi bene me stesso potrei darti una risposta più precisa. Quello che appare di me è che sono un giornalista che lavora a Repubblica e uno scrittore di romanzi. Molti di questi sono anche dei gialli con protagonista un commissario che si chiama Soneri e che è entrato nell’immaginario collettivo per via di due serie televisive dal titolo “Nebbie e delitti”. (continua…)

I Settanta di Simone Sarasso

11 ago

“L’Italia non è mai stata innocente” recita la quarta di copertina di “Settanta”, nuovo romanzo di Simone Sarasso e seconda parte della “Trilogia sporca dell’Italia” iniziata con “Confine di Stato”. Un affresco realistico, impietoso, lucidissimo, degli anni più oscuri della nostra Storia recente. Ma “Settanta” è soprattutto un noir dal ritmo incalzante che trae spunto e prende in prestito alcuni personaggi dalle cronache (con nomi rigorosamente cambiati) per costruire una sorta di “storia parallela” e un’ipotesi di complotto che, a ben pensarci, non appare nemmeno tanto improbabile. Il progetto è ambizioso ma Sarasso mantiene ciò che promette: un romanzo dal ritmo travolgente e incessante che non perde un colpo e presenta personaggi affascinanti e realistici. Non aspettatevi monologhi prima di premere il grilletto: se si spara, è per uccidere.

Come prima cosa ti chiederei di presentarti ai nostri lettori: chi è Simone Sarasso?
Simone Sarasso è ragazzone di Novara che fa un sacco di cose tutte insieme: scrive romanzi, racconti, sceneggiature, graphic novel e nel (poco) tempo libero lavora part-time come insegnante di sostegno in una scuola elementare. Ha trent’anni, è sposato e per il momento non ha bimbi. Ma ha una gatta di cinque chili (abbondanti) che svolge temporaneamente la funzione “pargolare”.

Nel tuo romanzo “Settanta” è evidente l’enorme lavoro di ricerca svolto, ma ancora più spicca, a mio avviso, lo sforzo di ricreare l’atmosfera che vi si respirava. Cosa ne pensi?
Una delle mie principali preoccupazioni, al di là della penetrazione politica del messaggio di denuncia contenuto nel libro, era proprio rendere l’atmosfera di “quei tempi là”. Attraverso riferimenti ambientali, linguistici, socioeconomici e culturali. Non basta dire “Brigate Rosse” per trovarsi automaticamente nei Settanta: occorrono un disco di Julio Iglesias, un pacchetto di Stop senza filtro e magari un bicchiere di cedrata Tassoni. Penso che questo mix faccia il suo dovere, e spero davvero di far viaggiare indietro nel tempo anche coloro che, come il sottoscritto, per questioni anagrafiche, quegli anni strepitosi e maledetti non li possono ricordare . (continua…)

L estate di Montebuio – intervista a Danilo Arona

31 lug

L'estate di Montebuio“L’estate di Montebuio” è il nuovo romanzo di Danilo Arona. Per chi ancora non lo conosce, stiamo parlando di uno dei maggiori esponenti dell’horror “made in Italy”. Giornalista, scrittore, musicista, Danilo è un vero e proprio ricercatore sul campo di “storie ai confini della realtà”. E’ di questi giorni l’uscita dell’antologia da lui curata per la collana Epix Mondadori “Bad prisma”. In questo libro mescola mitologia, cronaca, gotico e modernità, realizzando una sontuosa e apocalittica rappresentazione del Male. Ambientato nel lato più oscuro dell’appennino ligure, la vicenda parte dal ritrovamento del cadavere mummificato di una ragazzina morta negli anni 60, che sembra collegata al misterioso suicidio dello scrittore e autore di best-seller Morgan Perdinka. Tra visioni allucinanti, verità nascoste, inquietanti presagi, la chiave sembra custodita negli avvenimenti legati all’infanzia dello scrittore, in particolare all’estate del ’62, anno in cui Morgan scopre nello studio dello zio una vecchia e malandata macchina da scrivere. Se state intravedendo tracce di Cronenberg, Burroughs o Lynch, siete sulla strada giusta. Ma lasciamo la parola all’autore…

Ciao Danilo, benvenuto sul Magazine di Sick girl. Per prima cosa una domanda d’obbligo: possiedi una vecchia macchina da scrivere di marca Continental, magari con un difetto nella stampa delle accentate?
No. Quella macchina era la vera, imponente macchina da scrivere del mio prozio don Guido Arona. Aveva un difetto, è vero, limitato alla sola è accentata. Per esigenze narrative, ho allargato l’anomalia a tutte le altre lettere con l’accento. Comunque è vero… i primi passi con la scrittura – il racconto “Satellite K-27” – li ho compiuti proprio su quella Continental nell’estate del ’62.

Leggendo Montebuio ho avuto la sensazione che i rimandi ad altre opere siano piuttosto importanti, al punto da essere precisati, in alcuni casi, apposite note. Puoi darci qualche “coordinata” per orientarci nel dedalo di rimandi non solo letterari, ma anche musicali, emotivi, che si trovano in quell’organismo pulsante chiamato L’estate di Montebuio?
Le note a fine capitolo derivano da una scelta “propedeutica” di Paolo De Crescenzo che ha collaborato con me nella lavorazione in progress de “L’estate di Montebuio”. Ci tengo a ricordarlo perché a mio avviso si tratta di un evento rarissimo nel mondo editoriale e che indica quanto questo professionista straordinario ami l’oggetto del suo lavoro. Per le coordinate… che dirti? Inizierei col ricordare che “Montebuio” è divenuta, al di là delle intenzioni dell’autore, un’operazione metalinguistica trattando della formazione dalle origini di un immaginario horror, quello di Perdinka non tanto distante dal mio, ed essendo descritto per tanta parte il giro “reale” (non così reale, ma per capirci…) degli scrittori e dei loro agenti. E’ ovvio che ci stanno – ci devono stare – un mare di rimandi. Se poi lo scrittore è musicista, il lettore corre il rischio di annegare… Tornando alle coordinate in quanto istruzioni per l’uso, se il lettore è un filologo, allora ha da divertirsi e potrà giocare con l’ausilio magari di Internet e Wikipedia a fare l’archeologo tra le rovine della mia mente… scoprire ad esempio il legame “testuale” tra tutti i titoli dei capitoli della seconda parte del libro (“L’inverno di Miss Continental”) che sono titoli di autentiche canzoni del periodo 1960-63 e il “senso” di quel che si racconta in detti capitoli. Giochini? Eh, sicuro, io amo follemente giocare… E qui ho giocato duro, con me stesso in primo luogo, ma anche nascondendomi dietro Perdinka. Se invece il lettore è un “normale”, la coordinata è solo una: lasciarsi andare emotivamente, appunto, nel flusso quantico. Che non è quello banalmente cronologico. (continua…)