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	<title>Barbara Baraldi &#187; Due chiacchiere con</title>
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	<description>Sito ufficiale della scrittrice Barbara Baraldi</description>
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		<title>Solo fango: intervista a Giancarlo Narciso</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Apr 2010 14:55:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.barbarabaraldi.it/solo-fango-intervista-a-giancarlo-narciso.html" title="Solo fango: intervista a Giancarlo Narciso"></a>CondividiChi ha ucciso chi e perché. Questi gli interrogativi che dominano l’ennesima indagine di Butch Moroni, nello scenario apparentemente rassicurante di Arco e Riva del Garda. Incaricato di ritrovare una persona scomparsa, Butch deve ben presto fare i conti con <a href="http://www.barbarabaraldi.it/solo-fango-intervista-a-giancarlo-narciso.html#more-581'" class="more-link">more &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.barbarabaraldi.it/solo-fango-intervista-a-giancarlo-narciso.html" title="Solo fango: intervista a Giancarlo Narciso"></a><div align="right" style="float: right; padding: 0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="button" share_url="http://www.barbarabaraldi.it/solo-fango-intervista-a-giancarlo-narciso.html">Condividi</a></div><div name="googleone_share_1" style="position:relative;z-index:5;float: right; margin-left: 10px; margin-right: -40px;"><g:plusone size="standard" count="1" href="http://www.barbarabaraldi.it/solo-fango-intervista-a-giancarlo-narciso.html"></g:plusone></div><div id="attachment_582" class="wp-caption alignright" style="width: 210px"><img class="size-full wp-image-582" title="Solo Fango (Verdenero)" src="http://www.barbarabaraldi.it/wp-content/uploads/2010/05/solofango.jpg" alt="Solo Fango (Verdenero)" width="200" height="278" /><p class="wp-caption-text">Solo Fango (Verdenero)</p></div>
<p>Chi ha ucciso chi e perché. Questi gli interrogativi che dominano l’ennesima indagine di Butch Moroni, nello scenario apparentemente rassicurante di Arco e Riva del Garda. Incaricato di ritrovare una persona scomparsa, Butch deve ben presto fare i conti con una catena di omicidi in cui niente è come sembra. Attivisti ambientali impegnati a scongiurare disastri ecologici, presunti colpevoli e colpevoli dichiarati, vecchi amici e nuovi arrivi, politici corrotti e protagonisti dal colposo passato. E al centro, una discarica di rifiuti in procinto di spazzare via interi paesi. Un’indagine serrata che svela un Trentino differente, anch’esso risucchiato nella melma della criminalità ambientale e degli interessi politici, che sembra aver dimenticato duecentosessantotto persone morte venticinque anni fa. In uno scenario tragicamente reale, tra sospettati eccellenti e inquirenti poco interessati a scoprire la verità. Perché «la verità è la fuori, di fronte agli occhi di tutti. Basta volerla vedere». Oggi parliamo con Giancarlo &#8220;Jack&#8221; Narciso, autore di &#8220;Solo fango&#8221;, noir di ecomafia appena uscito per Verdenero.</p>
<p><strong>Ciao Giancarlo, benvenuto. Giancarlo Narciso e Jack Morisco: due facce della stessa medaglia o due scrittori in antagonismo?</strong></p>
<p>Bella domanda. Mi sembra che col tempo si stia scavando un solco sempre più marcato fra Jack Morisco e Giancarlo Narciso. Hanno sempre meno in comune sia come temi che come scrittura.</p>
<p><strong>Vorrei entrare nel vivo di Solo fango, il tuo ultimo noir di ecomafia per i tipi di Verdenero. Puoi introdurci la tematica?</strong></p>
<p>Le tesi del romanzo sono due: a) il Trentino non è la felice oasi ecologica che la propaganda provinciale si sforza di contrabbandarci; scempi ambientali avvengono in continuazione, dalle discariche di rifiuti tossici in questo periodo così attuali alle colate di cemento che minacciano lo stesso posto che ho scelto per viverci, uno dei più belli d’Italia. b) le cause del degrado vanno ricercate proprio nella autonomia della provincia, ovvero nello scandaloso fiume di denaro che, senza alcuna giustificazione, ogni anno il governo centrale riversa nelle casse provinciali, sottraendolo ai bisogni della nazione. Paradossalmente, avessero meno soldi, le cose da un punto di vista ambientale andrebbero meglio. <span id="more-581"></span></p>
<p><strong>La vicenda è narrata alternando i capitoli con Butch Moroni, l’investigatore privato, con quelli di cronaca che narrano come si è arrivati alla strage della val di Stava. Quali sono le parti che ti sono costate più fatica?</strong></p>
<p>Ovviamente quelli di cronaca che hanno richiesto un lungo e approfondito lavoro di ricerca e documentazione e di rielaborazione per trovare dare un’accurata ricostruzione della tragedia senza travolgere il lettore da un eccesso di dettagli. C’era poi il problema di raccontare cosa era successo in modo realistico, ma senza riaprire ferite non ancora rimarginate o urtare la sensibilità dei familiari delle vittime. Non è stato facile. Da qui la scelta di usare solo nomi di fantasia.</p>
<p><strong>Perché, tra le vicende di ecomafia in Italia, la tua scelta è caduta proprio su questa?</strong></p>
<p>In realtà io sono partito dal caso di una discarica di rifiuti costruita proprio sopra casa mia che è stata posta sotto sequestro dalla magistratura. Una serie di sinistre coincidenze venute alla luce mi ha poi portato a Stava, dove ho scoperto la vera portata di una strage di cui sapevo ben poco, anche perché all’epoca dei fatti non vivevo in Europa.</p>
<p><strong>“Questa non è la Sicilia, non c’è bisogno di uccidere. Il nostro è un sistema raffinato […] Carota e bastone. La provincia controlla tutto quanto si muove sul suo territorio. A chi si adatta vanno le briciole. E chi non si accontenta delle briciole, be’, tanto peggio per lui.” È una frase che trovo emblematica. Puoi commentarla?</strong></p>
<p>È piuttosto semplice. Grazie all’enorme quantità di soldi di cui dispone la provincia ha compiuto un percorso inverso rispetto alla politica di privatizzazione che ha caratterizzato l’Europa negli ultimi quindici anni, intervenendo pesantemente in ogni aspetto dell’economia, sia direttamente attraverso la gestione di società municipalizzate o provinciali, i cui dirigenti sono di nomina politica, sia indirettamente, finanziando cooperative, fondazioni o associazioni. In questo modo una parte preponderante della economia è controllata dal governo provinciale e di libera concorrenza non se ne parla proprio. Chi asseconda il potere viene premiato con incarichi, nomine, prebende, etc. Chi si oppone si trova isolato e ostacolato nella sua attività.</p>
<p><strong>Puoi spiegarci come ti sei documentato? Hai avuto accesso agli atti processuali o hai dovuto procedere in altri modi?</strong></p>
<p>Ho avuto un grosso sostegno da parte della fondazione Stava 1985, che fin dall’inizio ha incoraggiato e approvato il progetto fornendomi tutta la documentazione presente nei loro archivi.</p>
<p><strong>Parliamo di Butch Moroni. Quanto è cambiato dai tempi di “Sankhara”?</strong></p>
<p>Diciamo che Butch in questo episodio si è trovato ad avere meno spazio di quanto ne avesse avuto in Sankhara, a causa della struttura stessa del libro. Poi ho notato che, rispetto a prima, è un po’ più cinico, meno ingenuo. Gli anni passano per tutti e Butch non fa eccezione.</p>
<p><strong>La giustizia in Italia in tre aggettivi.</strong></p>
<p>Lenta. Tracotante. Squilibrata (rispetto agli altri due poteri, esecutivo e legislativo).</p>
<p><strong>Se dovessi darmi una percentuale, quanto c’è di veritiero e quanto di finzione in Solo fango?</strong></p>
<p>Allora, come abbiamo detto il libro è diviso in due sezioni, esposte a capitoli alterni. Ma la stessa parte di ricostruzione della strage presenta dei capitoli romanzati, la vicenda del bambino, i dialoghi fra Fronza e Bleggi. Direi che per la parte di cronaca, siamo al 75 per cento. Per la parte romanzo, che è dichiaratamente un’opera di fantasia, ci limitiamo alla ricostruzione dell’ambiente in cui si muovono i personaggi.</p>
<p><strong>Ti sei aggiudicato il Premio Tedeschi nel 2003 con “Singapore Sling” e il Premio Scerbanenco nel 2006 con “Incontro a Daunanda”. Cosa ne pensi dei premi letterari?</strong></p>
<p>C’è di tutto. Alcuni sono attendibili, altri meno. Fa sempre piacere vincerne uno, e nell’ambito del giallo/noir/mystery che dir si voglia, sia il Tedeschi che lo Scerbanenco sono premi che mi hanno dato notevoli soddisfazioni. Poi, da un punto di vista di mercato, credo che gli unici premi in grado di spostare le vendite siano i tre premi maggiori.</p>
<p><strong>Cosa ci dobbiamo aspettare da Giancarlo Narciso nel prossimo futuro? </strong></p>
<p>Giancarlo Narciso sta lavorando a un progetto piuttosto complesso per il momento ancora avvolto dal mistero. Jack Morisco invece sta per debuttare in libreria con il romanzo Otherside, un’avventura molto tarantiniana.</p>
<p><strong>Per saperne di più:</strong> <a href="http://www.facebook.com/giancarlonarciso" target="_blank">Giancarlo Narciso su Facebook</a></p>
<p><a href="http://www.verdenero.it">Verdenero</a></p>
<p><a href="http://sickgirl.it/magazine.php?&amp;s=interviste&amp;n=339" target="_blank">Intervista pubblicata su Sick girl</a></p>
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		<title>Dai Beatles a Italian sharia: intervista a Paolo Grugni</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 07:59:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.barbarabaraldi.it/dai-beatles-a-italian-sharia-intervista-a-paolo-grugni.html" title="Dai Beatles a Italian sharia: intervista a Paolo Grugni"></a>CondividiNegli ultimi anni l’opinione pubblica italiana è stata colpita dalle vicende di Hina e Sanaa, uccise dai familiari in provincia di Brescia e di Pordenone, con l’accusa di non aver rispettato le leggi dell’Islam. E&#8217; da questo fatto che nasce <a href="http://www.barbarabaraldi.it/dai-beatles-a-italian-sharia-intervista-a-paolo-grugni.html#more-444'" class="more-link">more &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.barbarabaraldi.it/dai-beatles-a-italian-sharia-intervista-a-paolo-grugni.html" title="Dai Beatles a Italian sharia: intervista a Paolo Grugni"></a><div align="right" style="float: right; padding: 0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="button" share_url="http://www.barbarabaraldi.it/dai-beatles-a-italian-sharia-intervista-a-paolo-grugni.html">Condividi</a></div><div name="googleone_share_1" style="position:relative;z-index:5;float: right; margin-left: 10px; margin-right: -40px;"><g:plusone size="standard" count="1" href="http://www.barbarabaraldi.it/dai-beatles-a-italian-sharia-intervista-a-paolo-grugni.html"></g:plusone></div><p><img class="alignright size-full wp-image-445" title="sharia" src="http://www.barbarabaraldi.it/wp-content/uploads/2010/03/sharia.jpg" alt="sharia" width="282" height="423" />Negli ultimi anni l’opinione pubblica italiana è stata colpita dalle  vicende di Hina e Sanaa, uccise dai familiari in provincia di Brescia e  di Pordenone, con l’accusa di non aver rispettato le leggi dell’Islam.  E&#8217; da questo fatto che nasce la riflessione di Paolo Grugni e il suo  nuovo romanzo &#8220;Italian Sharia&#8221; (PerdisaPop), e da qui voglio partire da  qui per introdurre l&#8217;autore: un autentico combattente della parola, come  solo gli idealisti sanno essere. L&#8217;ho incontrato ieri alla Fiera Book  di Modena, in cui presentava il suo romanzo (che, pur essendo stato  scritto prima che avvenisse, si apre con la morte di Michael Jackson!), e  ne ho approfittato per una chiacchierata che abbracciasse un po&#8217; tutta  la sua produzione, a partire da &#8220;Let it be&#8221;, thriller ispirato alla  canzone dei Beatles uscito per Mondadori e rivelatosi un autentico  long-seller, al punto di essere più volte ristampato.</p>
<p><strong>Ciao Paolo, benvenuto su Sick girl. La prima domanda che  vorrei porti è: chi è Paolo Grugni? Vuoi presentarti hai nostri lettori?</strong></p>
<p>Domanda difficilissima, forse la più difficile che mi sia stata  fatta. Ci vuole o presunzione o consapevolezza per rispondere. In ogni  caso, sono uno che scrive libri. Se questo faccia di me uno scrittore,  lo decide chi li ha letti.</p>
<p><strong>&#8220;Let it be&#8221;, un thriller mozzafiato dove investigatore e  killer sono accumunati dalla stessa passione. Vuoi parlarcene?<span id="more-444"></span></strong></p>
<p>E’ il mio romanzo d’esordio. E la prima volta che appare la figura  letteraria cui mi sono legato: quella di un uomo normale che entra a far  parte di una storia più grande di lui. In questo caso si tratta di un  semiologo fan dei Beatles “sfidato” da un assassino che uccide citando i  testi del quartetto di Liverpool. Anche se l’impianto può apparire  quello del thriller tradizionale, il romanzo, da un punto di vista  letterario e di analisi sociale, è totalmente diverso.</p>
<p><strong>&#8220;Mondoserpente&#8221;, un noir  metropolitano che distrugge ogni regola, a partire dal metodo  d&#8217;indagine&#8230;</strong></p>
<p>E’ romanzo che mescola prosa, poesia e teatro. Ma non solo: generi e  sottogeneri, trame e sottotrame, è un viaggio letterario alla caccia di  un assassino. Una caccia, appunto senza metodo d’indagine, il che va a  minare le fondamenta del giallo.</p>
<p><strong>&#8220;Aiutami&#8221;, già dal titolo è chiara una richiesta di aiuto.  Chi sono le vittime?</strong></p>
<p>Sono gli animali. Gli animali che molti di noi dicono di amare, ma  che poi si ritrovano nel piatto senza notare la terribile  contraddizione. O per i quali non muovono mai un dito. “Aiutami” è  l’appello disperato di questi esseri senzienti che nessuno ascolta. Da  un punto di vista narrativo, è la storia di un gruppo di animalisti che  rapisce un cacciatore. Ma non è un romanzo specifico per animalisti o  diretto a persone insensibili al problema, bensì a tutti coloro che  provano empatia per gli animali e che possono / devono fare un salto  verso una maggiore presa di coscienza.</p>
<p><strong>E ora parliamo di &#8220;Italian Sharia&#8221;. Da dove nasce?</strong></p>
<p>L’ispirazione nasce dall’omicidio di Hina, la ragazza pachistana  uccisa in provincia di Brescia nell’agosto del 2006. Ho ripreso quella  storia e l’ho trasportata a Prato, una città simile per grandezza e  particolarmente sofferente a causa dell’immigrazione. La cosa in più,  che ho scoperto grazie a una fonte riservata, è che, dopo il caso Hina e  in seguito allo scalpore suscitato, gli omicidi nei confronti di  ragazze ritenute non buone musulmane sono continuati: solo che le  ragazze sono state riportate, o con la forza o con l’inganno, nei paesi  d’origine per essere uccise.</p>
<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-446" title="Foto Grugni" src="http://www.barbarabaraldi.it/wp-content/uploads/2010/03/Foto-Grugni.jpg" alt="Foto Grugni" width="264" height="301" />Dalle tematiche affrontate nei  tuoi romanzi traspare una necessità di dar voce ai disagi sociali, ai  più deboli, tramite la scrittura. Credi nel suo potere?</strong></p>
<p>Ti faccio un esempio. Non molto tempo fa uscì il libro “La casta”  di  Stella, ritratto impietoso dei nostri potenti. Un milione e più di  copie vendute. E’ cambiato qualcosa? No, la gente elegge sempre i soliti  corrotti, molti dei quali collusi con la criminalità. Per cui ci credo  solo in parte. Ovvero, io non mollo, e mai lo farò, perché credo nella  presa di coscienza del singolo. In quella delle masse forse non ci ho  mai creduto.</p>
<p><strong>Cosa ne pensi del problema dell&#8217;integrazione in Italia?</strong></p>
<p>Credo che la parola “integrazione” sia una parola sbagliata. Una  parola che costringe la cultura ospite e più debole a subire la cultura  dominante. La parola giusta è “interazione”, ovvero agire insieme per il  bene comune. Ricordando però sempre che prima dei valori religiosi ci  sono i valori laici.</p>
<p><strong>Italia e italiani in tre aggettivi.</strong></p>
<p>Un paese ridicolo che arranca sulle proprie macerie.</p>
<p><strong>Vuoi parlarci dei tuoi progetti futuri?</strong></p>
<p>Ho appena finito si scrivere “Il chirurgo rosso”, thriller politico  che ricostruisce la storia del Movimento del 1977. A breve inizierò  “Metastasi”, romanzo su tutti i cancri che soffocano la nostra società.</p>
<p>Per saperne di più: <a href="http://www.facebook.com/profile.php?id=1474567665">Paolo Grugni su  Facebook</a></p>
<p><a href="http://www.gruppoperdisaeditore.it/Catalogo/Perdisa-pop/Romanzi/Italian-sharia.aspx">Gruppo  Perdisa editore</a></p>
<p style="text-align: right;"><a href="http://sickgirl.it/magazine.php?s=interviste&amp;n=331" target="_blank"><em>Intervista pubblicata sul magazine di Sick girl</em></a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Da Dylan Dog a Il filo rosso: intervista a Paola Barbato</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 10:48:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.barbarabaraldi.it/da-dylan-dog-a-il-filo-rosso-intervista-a-paola-barbato.html" title="Da Dylan Dog a Il filo rosso: intervista a Paola Barbato"></a>Condividi «Siete tutti uguali, Antonio. Tutti avete perso qualcuno, siete il terzo vertice del triangolo. Ogni volta che viene commesso un crimine o un delitto tutti ragionano in linea retta: vittima-carnefice. Ma c’è un terzo punto di vista, quello di <a href="http://www.barbarabaraldi.it/da-dylan-dog-a-il-filo-rosso-intervista-a-paola-barbato.html#more-346'" class="more-link">more &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.barbarabaraldi.it/da-dylan-dog-a-il-filo-rosso-intervista-a-paola-barbato.html" title="Da Dylan Dog a Il filo rosso: intervista a Paola Barbato"></a><div align="right" style="float: right; padding: 0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="button" share_url="http://www.barbarabaraldi.it/da-dylan-dog-a-il-filo-rosso-intervista-a-paola-barbato.html">Condividi</a></div><div name="googleone_share_1" style="position:relative;z-index:5;float: right; margin-left: 10px; margin-right: -40px;"><g:plusone size="standard" count="1" href="http://www.barbarabaraldi.it/da-dylan-dog-a-il-filo-rosso-intervista-a-paola-barbato.html"></g:plusone></div><p style="margin-top: 0.6em; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.6em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 13px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; padding: 0px; border: 0px initial initial;">
<div id="attachment_350" class="wp-caption alignright" style="width: 240px"><img class="size-medium wp-image-350" title="Il filo rosso" src="http://www.barbarabaraldi.it/wp-content/uploads/2010/03/filorosso-230x300.jpg" alt="Il filo rosso (Rizzoli)" width="230" height="300" /><p class="wp-caption-text">Il filo rosso (Rizzoli)</p></div>
<p>«Siete tutti uguali, Antonio. Tutti avete perso qualcuno, siete il terzo vertice del triangolo. Ogni volta che viene commesso un crimine o un delitto tutti ragionano in linea retta: vittima-carnefice. Ma c’è un terzo punto di vista, quello di chi rimane». Con queste premesse si apre &#8220;Il filo rosso&#8221;, il nuovo romanzo di Paola Barbato. Un romanzo duro, avvincente, crudele, ricco di colpi di scena. Il percorso di Paola nell&#8217;editoria inizia nel &#8217;99 con l&#8217;uscita de &#8220;Il sonno della ragione&#8221;, il primo albo di Dylan Dog basato su una sua sceneggiatura. In breve diventa autrice chiave per la collana, al punto di essere scelta per sceneggiare alcune storie fondamentali per il mondo dell&#8217;Indagatore dell&#8217;incubo, come &#8220;Il numero 200&#8243; o &#8220;In nome del padre&#8221;. I suoi romanzi sono pubblicati da Rizzoli e con &#8220;Mani nude&#8221; ha vinto il prestigioso Premio Scerbanenco nel 2008 (scusate se è poco). Quale modo migliore per festeggiare la festa della donna che intervistare questa ragazza?</p>
<p style="margin-top: 0.6em; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.6em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 13px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; padding: 0px; border: 0px initial initial;"><strong>Ciao Paola, benvenuta sul magazine di Sick girl. Dopo tanti anni di esperienza sul campo della narrazione, per prima cosa vorrei chiederti: chi è Paola Barbato, oggi?</strong></p>
<p style="margin-top: 0.6em; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.6em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 13px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; padding: 0px; border: 0px initial initial;">Non è una persona molto diversa da quella che entrò nella Sergio Bonelli Editore nel 1997. Ho imparato un mondo e mezzo di cose e ho fatto esperienze in quasi tutti i campi della scrittura, ma come persona non sono granchè cambiata. Poco socievole, animalista convinta, stesse insicurezze, stesse fragilità, forse qualche consapevolezza in più. E, ovviamente, diventando madre, ho assunto un&#8217;ottica TOTALMENTE diversa sul mondo.</p>
<p style="margin-top: 0.6em; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.6em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 13px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; padding: 0px; border: 0px initial initial;"><strong>Puoi introdurci le atmosfere del tuo ultimo romanzo “Il filo rosso”?</strong></p>
<p style="margin-top: 0.6em; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.6em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 13px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; padding: 0px; border: 0px initial initial;"><strong><span id="more-346"></span><br />
</strong></p>
<p style="margin-top: 0.6em; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.6em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 13px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; padding: 0px; border: 0px initial initial;">L&#8217;atmosfera si basa sul terrore della roulette quotidiana. Il classico: &#8220;oggi a me, domani a te&#8221;. L&#8217;insidia che si nasconde dietro l&#8217;angolo della normalità. Il dolore, la paura, il sospetto, l&#8217;impotenza di fronte alla tragedia. Temiamo ciò che non possiamo controllare e non possiamo prevedere. E quando questa paura così presente, anche in forma subdola, si realizza, ognuno reagisce nella sua maniera. E non c&#8217;è una maniera &#8220;giusta&#8221; di reagire&#8230;</p>
<p style="margin-top: 0.6em; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.6em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 13px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; padding: 0px; border: 0px initial initial;"><strong><img style="float: left; border: 0px initial initial;" title="Paola Barbato" src="http://www.barbarabaraldi.it/wordpress/img/barbato1.jpg" alt="Paola Barbato" width="292" height="423" />So che per promuoverlo la Rizzoli ha organizzato insieme ai ragazzi dell’Istituto Europeo di Design di Milano una promozione molto particolare. Vuoi parlarcene? E in generale, cosa ne pensi del viral marketing?</strong></p>
<p style="margin-top: 0.6em; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.6em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 13px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; padding: 0px; border: 0px initial initial;">I ragazzi dello IED, capitanati da Michele Rossi, editor Rizzoli, hanno riproposto situazioni presenti nel romanzo (un misterioso personaggio che manda messaggi in codice su Facebook e un&#8217;altrettanto misteriosa scritta fatta con il miglio che è comparsa in diversi punti di Milano -e anche di tutt&#8217;Italia), creando sia curiosità che inquietudine in chi incappava in questi messaggi. Esattamente come accade al protagonista del romanzo. Personalmente ritengo che il viral marketing, se fatto in maniera non invasiva, possa serenamente competere con la pubblicità esplicita e dichiarata. A chi non interessa basta ignorarlo, mentre può catturare la curiosità di chi invece non presta attenzione ai messaggi promozionali.</p>
<p style="margin-top: 0.6em; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.6em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 13px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; padding: 0px; border: 0px initial initial;"><strong>Uno dei protagonisti de “Il filo rosso” è il dolore. Il dolore di chi ha perduto una persona cara in modo violento. Qualcosa di insinuante, prepotente. Un dolore che può togliere il significato alla vita di chi è rimasto…</strong></p>
<p style="margin-top: 0.6em; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.6em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 13px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; padding: 0px; border: 0px initial initial;">Non ho -purtroppo- inventato nulla, in questo senso. Ho visto persone annientate dal dolore, spersonalizzate, abuliche, incapaci di reagire e di procedere con la propria esistenza. Io stessa so che di fronte a determinati dolori verrei spazzata via. Non c&#8217;è nulla di più imprevedibile delle reazioni umane, e alcune di quelle più forti sono scatenate dal dolore.</p>
<p style="margin-top: 0.6em; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.6em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 13px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; padding: 0px; border: 0px initial initial;"><strong><img class="alignright" style="outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 13px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; padding: 0px; margin: 0px; border: 0px initial initial;" src="http://www.barbarabaraldi.it/wordpress/img/dyl_279.jpg" alt="" width="267" height="351" align="right" />In questo romanzo si parla anche di violenza sui bambini. Le vittime più innocenti, indifese. Penso sia stato doloroso affrontare questa tematica dal punto di vista di madre, oltre che scrittrice…</strong></p>
<p style="margin-top: 0.6em; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.6em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 13px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; padding: 0px; border: 0px initial initial;">Doloroso, ma forse più lucido, consapevole. Non ho fatto che trascrivere i miei peggiori timori, che sono gli stessi che appartengono ad ogni madre. Le persone ansiose e protettive, se dotate poi di fervida fantasia, immaginano le cose più terribili. Io mi limito a questo, a immaginare, non voglio vedere, sentire, non mi serve, non è utile toccare l&#8217;orrore, non ci fa capire &#8220;meglio&#8221; che c&#8217;è. Ma è bene tener presente che esiste, sapere che può avere diverse forme, essere pronti ad affrontarlo e chissà, magari anche a fermarlo.</p>
<p style="margin-top: 0.6em; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.6em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 13px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; padding: 0px; border: 0px initial initial;"><strong>E arriviamo a Danko: un cane, un protagonista che offre la sua particolare visione, forse quella più istintiva, della storia. Com’è nata questa idea?</strong></p>
<p style="margin-top: 0.6em; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.6em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 13px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; padding: 0px; border: 0px initial initial;">Il mio rapporto coi cani è viscerale, elitario, mi sono sentita più compresa da loro che da chiunque altro. E&#8217; un peccato mortale cercare di umanizzarli, bisogna solo osservarli, capire le loro dinamiche animali, di branco, di istinto, e imparare. Danko è la voce della logica. Forse non la logica universale, ma UNA logica, ferrea, incontestabile.</p>
<p style="margin-top: 0.6em; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.6em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 13px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; padding: 0px; border: 0px initial initial;"><strong>La giustizia in Italia in tre aggettivi.</strong></p>
<p style="margin-top: 0.6em; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.6em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 13px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; padding: 0px; border: 0px initial initial;">Farraginosa, intempestiva, precaria.</p>
<p style="margin-top: 0.6em; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.6em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 13px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; padding: 0px; border: 0px initial initial;"><strong><img class="alignleft" style="outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 13px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; padding: 0px; margin: 0px; border: 0px initial initial;" src="http://www.barbarabaraldi.it/wordpress/img/barbato3.jpg" alt="" width="302" height="301" align="left" />Sei una romanziera di successo, e con il tuo romanzo “Mani nude” hai ricevuto il prestigioso Premio Scerbanenco. Lavori da più di dieci anni come sceneggiatrice di Dylan Dog. Hai collaborato a una fiction andata in onda su Sky nel giugno del 2009, “Nel nome del male”. Puoi parlarci della differenza, secondo te, dei vari tipi di scrittura? E con quale mezzo ti senti più a tuo agio?</strong></p>
<p style="margin-top: 0.6em; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.6em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 13px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; padding: 0px; border: 0px initial initial;">La scrittura &#8220;libera&#8221; la vince su tutto, ovviamente. Lì è istinto, natura, è una galoppata. Sceneggiare (sia per la tv che per i fumetti) è invece una disciplina, bisogna avere molta concentrazione, conoscere bene la tecnica, non improvvisare, mai perdere di vista l&#8217;insieme in favore del dettaglio.</p>
<p style="margin-top: 0.6em; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.6em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 13px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; padding: 0px; border: 0px initial initial;"><strong>Che differenze riscontri nell’ambiente letterario, rispetto a quello del fumetto? I tuoi migliori amici sono scrittori o fumettisti?</strong></p>
<p style="margin-top: 0.6em; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.6em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 13px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; padding: 0px; border: 0px initial initial;">Disegnatori. Sia con gli sceneggiatori che con gli scrittori scattano (da entrambe le parti) competizioni e invidie. Non sarà nobile, ma è così.</p>
<p style="margin-top: 0.6em; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.6em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 13px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; padding: 0px; border: 0px initial initial;"><strong>Sei molto attiva nel sociale. Puoi parlarci di questa tua attività?</strong></p>
<p style="margin-top: 0.6em; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.6em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 13px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; padding: 0px; border: 0px initial initial;">Sono il presidente dell&#8217;Associazione &#8220;Mauro Emolo&#8221; ONLUS, cui vanno circa il 30% di tutti i miei guadagni. Lottiamo contro la Corea di Huntington, una malattia genetica neurodegenerativa ereditaria che colpisce migliaia di italiani senza che se ne parli mai. Purtroppo ora non riesco ad essere attiva nell&#8217;associazione come facevo qualche anno fa, ma spero di poter fare ancora molto per aiutare i malati e la ricerca.</p>
<p style="margin-top: 0.6em; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.6em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 13px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; padding: 0px; border: 0px initial initial;"><strong>Cosa dobbiamo aspettarci da Paola Barbato nel futuro prossimo?</strong></p>
<p style="margin-top: 0.6em; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.6em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 13px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; padding: 0px; border: 0px initial initial;">Ma sai che vorrei saperlo tanto anche io?</p>
<p style="margin-top: 0.6em; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.6em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 13px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; padding: 0px; border: 0px initial initial;"><strong>E per finire come sempre la nostra sick intervista come da tradizione, puoi dirci qualcosa di “sick”?</strong></p>
<p style="margin-top: 0.6em; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.6em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 13px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; padding: 0px; border: 0px initial initial;">Morbillo?</p>
<p><BR><BR></p>
<p style="margin-top: 0.6em; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.6em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 13px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; padding: 0px; border: 0px initial initial;">
<p style="margin-top: 0.6em; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.6em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 13px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; padding: 0px; border: 0px initial initial;">
<p style="margin-top: 0.6em; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.6em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 13px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; padding: 0px; border: 0px initial initial;">
<p style="margin-top: 0.6em; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.6em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 13px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; padding: 0px; border: 0px initial initial;">
<p style="margin-top: 0.6em; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.6em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 13px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; padding: 0px; border: 0px initial initial;"><strong>Per saperne di più:</strong> <a style="outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 13px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; color: #5c5158; text-decoration: none; padding: 0px; margin: 0px; border: 0px initial initial;" href="http://www.facebook.com/paola.barbato">Paola Barbato su Facebook</a></p>
<p style="margin-top: 0.6em; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.6em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 13px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; padding: 0px; border: 0px initial initial;"><a style="outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 13px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; color: #5c5158; text-decoration: none; padding: 0px; margin: 0px; border: 0px initial initial;" href="http://ossorolifli.splinder.com/">Il filo rosso</a></p>
<div><em><a href="http://sickgirl.it/magazine.php?s=interviste&amp;n=327">Intervista pubblicata su Sick girl</a></em></div>
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</ol></p>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.barbarabaraldi.it/da-dylan-dog-a-il-filo-rosso-intervista-a-paola-barbato.html/feed</wfw:commentRss>
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		<title>L&#8217;ombra del falco: intervista a Pierluigi Porazzi</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 17:38:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Due chiacchiere con]]></category>
		<category><![CDATA[best seller]]></category>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.barbarabaraldi.it/lombra-del-falco-intervista-a-pierluigi-porazzi.html" title="L&#039;ombra del falco: intervista a Pierluigi Porazzi"></a>CondividiAlla semplice vista dell&#8217;ombra del falco, i piccoli animali che ne sono prede si immobilizzano o scappano terrorizzati. Anche se sono appena nati, già sanno che è un predatore, è un&#8217;informazione scritta nel loro dna. L&#8217;ombra di un predatore umano <a href="http://www.barbarabaraldi.it/lombra-del-falco-intervista-a-pierluigi-porazzi.html#more-338'" class="more-link">more &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.barbarabaraldi.it/lombra-del-falco-intervista-a-pierluigi-porazzi.html" title="L&#039;ombra del falco: intervista a Pierluigi Porazzi"></a><div align="right" style="float: right; padding: 0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="button" share_url="http://www.barbarabaraldi.it/lombra-del-falco-intervista-a-pierluigi-porazzi.html">Condividi</a></div><div name="googleone_share_1" style="position:relative;z-index:5;float: right; margin-left: 10px; margin-right: -40px;"><g:plusone size="standard" count="1" href="http://www.barbarabaraldi.it/lombra-del-falco-intervista-a-pierluigi-porazzi.html"></g:plusone></div><div class="wp-caption alignright" style="width: 318px"><img title="L'ombra del falco (Marsilio)" src="http://www.barbarabaraldi.it/wordpress/img/falco.jpg" alt="L'ombra del falco (Marsilio)" width="308" height="470" align="right" /><p class="wp-caption-text">L&#39;ombra del falco (Marsilio)</p></div>
<p style="margin-top: 0.6em; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.6em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 13px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; padding: 0px; border: 0px initial initial;">Alla semplice vista dell&#8217;ombra del falco, i piccoli animali che ne sono prede si immobilizzano o scappano terrorizzati. Anche se sono appena nati, già sanno che è un predatore, è un&#8217;informazione scritta nel loro dna. L&#8217;ombra di un predatore umano sconvolge una tranquilla cittadina del Nordest. In una discarica viene ritrovato il cadavere di una ragazza. Pochi giorni dopo, alla questura arriva una busta, che contiene una lettera e un dvd, con cui l&#8217;assassino sfida la polizia, e in particolare l&#8217;ex agente Alex Nero, che viene richiamato in servizio per tentare di catturare il serial killer. Questi gli avvenimenti raccontati all&#8217;inizio de &#8220;L&#8217;ombra del falco&#8221; (Marsilio), tesissimo thriller e atteso esordio in narrativa di Pierluigi Porazzi. Il fatto che questo esordio avvenga nella stessa collana del best seller &#8220;Uomini che odiano le donne&#8221; e gli altri libri della &#8220;Millenium trilogy&#8221; è indicativo: qualcosa si sta muovendo nel thriller italiano, e gli scrittori nostrani sono pronti per competere con i best seller stranieri. Gianluca Morozzi ha scritto de &#8220;L&#8217;ombra del falco&#8221;: «Questo, siete avvisati, non è il solito serial killer. Questo è un predatore. Questo fa paura. Avrete gli incubi per un bel po’, dopo aver letto questo romanzo.» A questo punto non ho potuto fare a meno che incontrare l&#8217;autore per una chiacchierata!</p>
<p style="margin-top: 0.6em; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.6em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 13px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; padding: 0px; border: 0px initial initial;"><strong>Ciao Pierluigi, benvenuto sul Magazine di Sick girl. Per prima cosa ti chiederei di presentarti ai nostri lettori. Chi è Pierluigi Porazzi?<br />
</strong>Sono un giovane scrittore, da poco entrato nel mondo dei “professionisti”, appassionato da sempre di letteratura (divoratore di libri di tutti i generi) e di cinema.</p>
<p style="margin-top: 0.6em; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.6em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 13px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; padding: 0px; border: 0px initial initial;"><strong>Qual è stato il percorso che ti ha portato alla stesura de “L’ombra del falco”? Ti sei servito di una scaletta o ti sei affidato all’ispirazione?<br />
</strong>Sono partito dall’idea di scrivere qualcosa di “nuovo” sulla figura del serial killer e da un abbozzo di trama. A questa traccia se ne è sovrapposta un’altra e poi, col tempo, si sono aggiunti personaggi, sottotrame e situazioni che compongono il risultato finale. Di solito, nella stesura di un racconto breve ho già la trama in testa, mentre per il romanzo ho visto che si sviluppa poco a poco.</p>
<p style="margin-top: 0.6em; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.6em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 13px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; padding: 0px; border: 0px initial initial;"><strong>Pensi sia difficile per un esordiente approdare al mondo dell’editoria? Vuoi parlarci del tuo caso?<br />
</strong>Non è certamente facile. Basta aprire un qualsiasi sito internet dedicato alla scrittura per rendersi conto di quanti scrivano (e anche bene). Il mio percorso (e quello de “L’ombra del falco”) si può dire che sia iniziato con il Premio Tedeschi 2008: non ho vinto ma ho ricevuto una telefonata di Sergio Altieri che mi ha detto che il romanzo era stato apprezzato. Da questa enorme soddisfazione è iniziato tutto: la convinzione di aver scritto un romanzo valido e la proposta ad alcuni editori, tra cui Marsilio, che si è subito interessata al romanzo.<span id="more-338"></span></p>
<p style="margin-top: 0.6em; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.6em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 13px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; padding: 0px; border: 0px initial initial;"><strong><img class="alignleft" style="outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 13px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; width: 220px; height: 332px; padding: 0px; margin: 0px; border: 0px initial initial;" src="http://www.barbarabaraldi.it/wordpress/img/porazzi.jpg" alt="Pierluigi Porazzi" width="311" height="470" align="left" /></strong><strong>Cosa si deve aspettare chi si appresta a leggere “L’ombra del falco”?<br />
</strong>Un thriller a tinte forti, ma un romanzo che può essere apprezzato anche da chi non ama il genere.</p>
<p style="margin-top: 0.6em; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.6em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 13px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; padding: 0px; border: 0px initial initial;"><strong>Il serial killer è visto come un rapace che distende la sua ombra sulle vittime. Perché hai scelto questa metafora?<br />
</strong>Perché secondo me si attaglia molto alla figura del serial killer. Gli assassini seriali sono sempre predatori in agguato, e tra le prede scelgono con cura quella che (per vari motivi) è la più vulnerabile, sviluppano un’abilità particolare, in questo, come i predatori animali.</p>
<p style="margin-top: 0.6em; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.6em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 13px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; padding: 0px; border: 0px initial initial;"><strong>Come ti sei documentato sul modus operandi dei serial killer? Ti sei ispirato a uno in particolare per costruire il tuo “falco”?<br />
</strong>La criminologia mi ha sempre interessato, e negli anni ho letto parecchi testi e le storie dei più noti casi di serial killer. Nel romanzo ci sono riferimenti sia a casi reali che narrati da letteratura e cinema.</p>
<p style="margin-top: 0.6em; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.6em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 13px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; padding: 0px; border: 0px initial initial;"><strong>“L’ombra del falco” è narrato in terza persona al presente. Perché questa scelta? Pensi che il tempo presente possa dare una maggiore immedesimazione nel lettore?<br />
</strong>Credo che il presente possa dare maggiore “velocità” al racconto, ma non ho nulla contro altri tempi verbali, anzi, ho scritto spesso racconti al passato remoto.</p>
<p style="margin-top: 0.6em; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.6em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 13px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; padding: 0px; border: 0px initial initial;"><strong>Puoi parlarci di Alex Nero, il protagonista? Come lo hai costruito? Ti sei ispirato a qualcuno di reale?<br />
</strong>Direi uno dei protagonisti… “L’ombra del falco” è un romanzo corale, e questo credo sia anche uno dei suoi punti di forza. Per Alex Nero non ho tratto ispirazione dalla realtà, ho pensato a un personaggio un po’ ambiguo e realistico.</p>
<p style="margin-top: 0.6em; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.6em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 13px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; padding: 0px; border: 0px initial initial;"><strong><img class="alignright" style="outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 13px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; padding: 0px; margin: 0px; border: 0px initial initial;" src="http://www.barbarabaraldi.it/wordpress/img/porazzi3.jpg" alt="" width="250" height="379" align="right" /></strong><strong>Con gli altri personaggi dipingi un mondo politico e istituzionale in mano a persone senza scrupoli e animati da sentimenti tutt’altro che benevoli. Cosa c’è di tuo tra le righe de “L’ombra del falco?” Forse condividi la visione del mondo che traspare?<br />
</strong>Credo sia una visione realistica, forse anche un po’ cinica, ma non pessimista. La speranza comunque c’è, e si trova nei personaggi che, pur con una visione personale della morale e del “bene” (cosa che a mio parere è caratteristica del paese e dell’epoca in cui viviamo) ha comunque un fondo di valori irrinunciabili e un’etica che non ammette compromessi.</p>
<p style="margin-top: 0.6em; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.6em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 13px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; padding: 0px; border: 0px initial initial;"><strong>Puoi parlarci dei tuoi progetti futuri?<br />
</strong>Be’, sicuramente un “sequel” de “L’ombra del falco”, ma stavolta lasciando “riposare” i serial killer…</p>
<p style="margin-top: 0.6em; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.6em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 13px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; padding: 0px; border: 0px initial initial;"><strong>E per salutarci ti chiedo di dirci qualcosa di &#8220;sick&#8221;, come al termine di ogni sick intervista che si rispetti <img src='http://www.barbarabaraldi.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /><br />
</strong>Be’, innanzi tutto ho un debole per le “sick girls”, le trovo molto stimolanti, amo il look “dark”, trovo molto sexy rossetto e smalto delle unghie neri&#8230;<br />
Devo dire, poi, che uno dei più forti e riusciti personaggi della letteratura contemporanea, Lisbeth Salander, di Stieg Larsson, penso possa essere considerata una “sick girl”.<br />
Termino con una citazione, da Edgar Allan Poe:<br />
Coloro che sognano di giorno sanno molte cose che sfuggono a chi sogna soltanto di notte.<br />
Grazie per l’intervista, mi fa particolarmente piacere apparire su Sick Magazine!</p>
<p style="margin-top: 0.6em; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.6em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 13px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; padding: 0px; border: 0px initial initial;">Per saperne di più:</p>
<p style="margin-top: 0.6em; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.6em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 13px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; padding: 0px; border: 0px initial initial;"><a style="outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 13px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; color: #5c5158; text-decoration: none; padding: 0px; margin: 0px; border: 0px initial initial;" href="http://www.facebook.com/pierluigi.porazzi">Pierluigi Porazzi su Facebook</a></p>
<p style="margin-top: 0.6em; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.6em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 13px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; padding: 0px; border: 0px initial initial;"><a style="outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 13px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; color: #5c5158; text-decoration: none; padding: 0px; margin: 0px; border: 0px initial initial;" href="http://www.marsilioeditori.it/">Marsilio editore</a></p>
<p style="margin-top: 0.6em; margin-right: 0px; margin-bottom: 0.6em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; font-weight: inherit; font-style: inherit; font-size: 13px; font-family: inherit; vertical-align: baseline; padding: 0px; border: 0px initial initial;"><a href="http://sickgirl.it/magazine.php?&amp;s=interviste&amp;n=326" target="_blank">Intervista apparsa su Sick girl</a></p>
<div style='clear:both'></div><p>Post correlati:<ol>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>I cariolanti: intervista a Sacha Naspini</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 14:49:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Due chiacchiere con]]></category>
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		<category><![CDATA[i cariolanti]]></category>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.barbarabaraldi.it/i-cariolanti-intervista-a-sacha-naspini.html" title="I cariolanti: intervista a Sacha Naspini"></a>Condividi1918, campagna toscana. Per non partire soldato nella Prima guerra mondiale, un uomo nasconde suo figlio di nove anni e sua moglie in un buco scavato nel bosco. A volte il cibo non si trova e allora bisogna affondare le <a href="http://www.barbarabaraldi.it/i-cariolanti-intervista-a-sacha-naspini.html#more-286'" class="more-link">more &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.barbarabaraldi.it/i-cariolanti-intervista-a-sacha-naspini.html" title="I cariolanti: intervista a Sacha Naspini"></a><div align="right" style="float: right; padding: 0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="button" share_url="http://www.barbarabaraldi.it/i-cariolanti-intervista-a-sacha-naspini.html">Condividi</a></div><div name="googleone_share_1" style="position:relative;z-index:5;float: right; margin-left: 10px; margin-right: -40px;"><g:plusone size="standard" count="1" href="http://www.barbarabaraldi.it/i-cariolanti-intervista-a-sacha-naspini.html"></g:plusone></div><div style="margin-top: 10px;"><img style="width: 210px; height: 316px;" src="http://www.barbarabaraldi.it/wordpress/img/Cariolanti_web.jpg" alt="" width="260" height="391" align="right" />1918, campagna toscana. Per non partire soldato nella Prima guerra mondiale, un uomo nasconde suo figlio di nove anni e sua moglie in un buco scavato nel bosco. A volte il cibo non si trova e allora bisogna affondare le dita nella terra umida per vedere se salta fuori un baco o una radice da masticare, oppure rassegnarsi a mangiare carne umana. Inizia così l’avventura di Bastiano, che cerca di riscattare la sua vita solitaria e animalesca innamorandosi di Sara, la figlia del padrone per cui va a lavorare come aiutante stalliere. Ma il fango quasi mai incontra la luce, e allora finirà per sporcarsi totalmente&#8230; &#8220;I Cariolanti&#8221; è una favola nera in tredici istantanee dove si respirano atmosfere che vanno da Truffaut a Stephen King, alle Fiabe italiane di Calvino. Ma lasciamo la parola all&#8217;autore!</p>
<div style="padding-top: 10px;">
<p><strong>Ciao Sacha, benvenuto su Sick girl. La prima domanda che ti vorrei porre è: chi è Sacha? Dicci tre pregi e tre difetti.<br />
</strong>Ciao. Sono bugiardo, intollerante, cinico. Per quanto riguar-da i difetti, direi questi: sincero, troppo disponibile, sempre alla ricerca di un perché per qualcosa.<span id="more-286"></span></p>
<p><strong>Com’è nato &#8220;I Cariolanti&#8221;?<br />
</strong>Praticamente nel giro di una settimana. La storia mi è presa fuoco tra le mani da un momento all’altro, e non ho più potuto staccarci gli occhi, la testa, per un istante, lasciandomi andare alle pagine. Alla fine sembravo una signorina stuprata, con i capelli spettinati e le mutandine ancora appese a una caviglia. E un senso di svuotamento totale. Uno svuotamento bello, certo.</p>
<p><strong><img style="width: 239px; height: 179px;" src="http://www.barbarabaraldi.it/wordpress/img/Sacha_Naspini_1.jpg" alt="" width="300" height="225" align="left" /></strong><strong>Tredici stazioni, quasi una via Crucis di dolore e morte che porta all’inevitabile epilogo. Bastiano è una vittima, o il peggiore dei carnefici?<br />
</strong>Bastiano non farebbe male a una mosca. Solo che il mondo che gli gira attorno ha delle pieghe strane, che lui non capisce, non ci trova un posto suo. Un cane randagio che braccato dai ragazzini con la fionda alla fine si rigira e stacca un polpaccio a uno di questi, è un carnefice? Bastiano si difende, e lo fa con gli strumenti che ha imparato a usare. Mi piace un sacco rac-contare storie di personaggi piegati, disperati, che provano a ri-tagliarsi un posto nel mondo, con le loro forze.</p>
<p><strong>La campagna toscana entra violenta e selvaggia nelle pagine del tuo romanzo. Che rapporto hai con la tua terra?<br />
</strong>Ho un rapporto viscerale con i miei posti, ma spesso ho bi-sogno di andare via. La mia terra è più bella quando la penso da lontano – e sembra strano, ma forse la abito di più quando non ci sono sopra. C’è un mare stupendo, e un microclima stranissimo che a novembre a volte ci fa affollare le spiagge epurate dai disperati di ferragosto. Inoltre ci sono voragini di Storia, a ogni passo. Il rapporto con la mia terra alla fine è bello, sì. Malgrado ci abitino anche le persone.</p>
<p><strong><img style="width: 244px; height: 194px;" src="http://www.barbarabaraldi.it/wordpress/img/Sacha_Naspini_5.jpg" alt="" width="300" height="238" align="right" /></strong><strong>La fame, grande protagonista di questo romanzo. Fa-me che devasta e spinge a gesti estremi. Ma anche la fame d&#8217;amore, di comprensione&#8230;<br />
</strong>Bastiano ha imparato a usare i suoi giocattoli emozionali in un modo trasversale, dati i primi anni trascorsi in un buco sot-toterra. Ogni sentimento che popola la sua esistenza, nel bene e nel male, fa capo a quella voragine lì, che si porta dentro, come un burrone piazzato in mezzo alla pancia. Bastiano ama, soffre, vive come potrebbe farlo uno strapiombo: irreversibilmente, in un’unica direzione: la sua. Questo porta delle conseguenze.</p>
<p><strong>Hai scelto di ambientare “I Cariolanti” tra la prima e la seconda guerra mondiale. Puoi parlarci del lavoro di do-cumentazione che hai svolto?<br />
</strong>Zero. Nel senso che quel periodo storico l’ho amato e in un certo modo l’ho vissuto spesso come una nostalgia. Sono cre-sciuto con le storie di mia nonna, e tutte fanno capo a quel momento lì, più o meno. Poi negli anni ne ho letto, certo, e scritto anche. L’ho già detto da qualche parte: quando mi sono messo su I Cariolanti, la cornice ce la l’avevo tutta. Mi è bastato disegnarci dentro qualcosa.</p>
<p><strong><img src="http://www.barbarabaraldi.it/wordpress/img/Sacha_Naspini_6.jpg" alt="" width="236" height="169" align="left" /></strong><strong>La cosa più bella che ti hanno detto riguardo il tuo romanzo.<br />
</strong>“Tra i primi tre migliori romanzi del 2009”. Luigi Bernardi.</p>
<p><strong>Gli animali, gli unici amici in cui Bastiano trova com-prensione. Oppure è Bastiano che si trasforma in animale rinunciando volutamente alla propria umanità?<br />
</strong>Bastiano è molto più vicino al mondo dell’animale “bestia” che a quello dell’animale “uomo” – e con ogni probabilità anche io. Ma non lo sceglie, cresce così e basta, sulla traiettoria tracciata dai suoi primi anni e poi da quella degli anni dopo. La purezza degli animali del bosco è assoluta, non ha doppifondi o strategie complicate – si pensa alla fame, alla sete, alla soprav-vivenza. Bastiano, quando si trova a uccidere, non lo fa mai in modo gratuito, ma per mettersi in salvo. Alle strette, è una cosa che riguarda tutti. Ma al contrario, l’uomo lo fa spesso per futi-lità: accendi il primo tg che ti capita a tiro, e conta: uno, due, tre… Dimmi quanti secondi passano prima che arrivi la notizia di qualche inutile massacro che fa audience.</p>
<p><strong><img src="http://www.barbarabaraldi.it/wordpress/img/Sacha_Naspini_7.jpg" alt="" width="300" height="225" align="right" />Cannibalismo, morte, violenza carnale e violenza do-mestica. &#8220;I Cariolanti&#8221; è un romanzo forte e per certi versi coraggioso. Non hai mai temuto che tematiche tanto estreme potessero portare a critiche o allontanare una parte po-tenziale di pubblico?<br />
</strong>È vero, I Cariolanti è un romanzo coraggioso. Ma il coraggio alla fine non è stato quello mio, per averlo scritto – l’ho fatto a prescindere, perché mi abitava dentro e doveva uscire; il coraggio vero è stato quello di Elliot, ad averlo pubblicato, so-prattutto nella persona di Massimiliano Governi, mio editor e responsabile della collana Heroes. Per quanto riguarda le tema-tiche e il pubblico, non saprei che dire. Il romanzo è stato ac-colto bene, continua a mietere buoni consensi, anche a livelli “alti”. Io racconto una storia. E la racconto con una voce e un’ambientazione precisa. Non posso amputarmi e rischiare la stratificazione – almeno, sto sempre molto attento a non farlo. Secondo me uno scrittore deve osare. Per quanto mi riguarda, scavare tra le miserie umane cercando di tirare fuori ciccia buona per farne una storia, è abbastanza vitale. E per inciso: questo potrebbe accadere anche in un romanzo dai toni Rosa, per dire. Non mi piace chi spara a metà. E poi la violenza, lo dico ancora: un leone che mancia un bel cucciolo cicciotto di zebra che chiama mamma è violenza? Il fianco di una montagna che staccandosi all’improvviso seppellisce dieci escursionisti e novecento formiche è violenza? Se spiaccico una zanzara sul muro non sono violento: mi difendo. La violenza, alla fine, appartiene solo agli uomini; nel resto delle cose si chiama Natura. Quello che ho cercato di fare con Bastiano è solo que-sto: farlo vivere secondo natura. La sua.</p>
<p><strong>Progetti futuri.<br />
</strong>Sto finendo il romanzo nuovo per Elliot, che credo di con-segnare a brevissimo, ormai. Parallelamente sto continuando la stesura di un libro che mi sta molto a cuore, commissionato alla volè da Luigi Bernardi, per la nuova collana Rumore Bianco di Perdisa Pop. Racconto i Noir Désir. Inoltre ho chiuso il raccon-to La comune dei sentimenti, che sarà presente nel Best Off 2011 di Minimum Fax. A breve esce la terza edizione de I sassi.</p>
<p><strong>Per finire come sempre l’intervista: puoi dirci qual-cosa di sick?<br />
</strong>Mi piace l’immagine della ragazza che lecca la motosega. E mi piace l’ironia che circola là dentro. Per me, una donna senza ironia – ma anche un uomo, certo – è come una bella faccia che quando sorride, è sdentata. In Sick-Girl c’è un bel caos. Di quelli che producono roba interessante.</p>
<p>Per saperne di più: <a href="http://www.elliotedizioni.com/">Elliot edizioni</a></p>
<p><a href="http://www.facebook.com/sachanaspini">Sacha Naspini su Facebook</a></p>
<p><a href="http://sickgirl.it/magazine.php?&amp;s=interviste&amp;n=323 ">Intervista pubblicata sul magazine Sick girl</a></div>
</div>
<div style='clear:both'></div>]]></content:encoded>
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		<title>La ragazza della porta accanto &#8211; Intervista a Jack Ketchum</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Feb 2010 16:45:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Due chiacchiere con]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[gargoyle press]]></category>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.barbarabaraldi.it/la-ragazza-della-porta-accanto-intervista-a-jack-ketchum.html" title="La ragazza della porta accanto - Intervista a Jack Ketchum"></a>Condividi“Di una cosa sono sicuro: la Disney non produrrà mai un film tratto da un romanzo di Jack Ketchum” (Stephen King) “Credi di sapere che cos’è il dolore?” Con questa frase si apre La ragazza della porta accanto, un libro <a href="http://www.barbarabaraldi.it/la-ragazza-della-porta-accanto-intervista-a-jack-ketchum.html#more-300'" class="more-link">more &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.barbarabaraldi.it/la-ragazza-della-porta-accanto-intervista-a-jack-ketchum.html" title="La ragazza della porta accanto - Intervista a Jack Ketchum"></a><div align="right" style="float: right; padding: 0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="button" share_url="http://www.barbarabaraldi.it/la-ragazza-della-porta-accanto-intervista-a-jack-ketchum.html">Condividi</a></div><div name="googleone_share_1" style="position:relative;z-index:5;float: right; margin-left: 10px; margin-right: -40px;"><g:plusone size="standard" count="1" href="http://www.barbarabaraldi.it/la-ragazza-della-porta-accanto-intervista-a-jack-ketchum.html"></g:plusone></div><p><strong>“Di una cosa sono sicuro: la Disney non produrrà mai un film tratto da un romanzo di Jack Ketchum” (Stephen King)</strong></p>
<div style="width: 250px;"><img class="alignleft" style="border: 0pt none;" src="http://www.barbarabaraldi.it/wordpress/img/jack_2.jpg" border="0" alt="" width="250" height="341" /></div>
<p>“<em>Credi di sapere che cos’è il dolore</em>?” Con questa frase si apre <em>La ragazza della porta accanto</em>, un libro straordinario che finalmente vede la luce anche in Italia, a vent’anni dalla sua uscita negli Stati Uniti. Accusato da alcuni di violenza gratuita, idolatrato da eserciti di lettori e addetti ai lavori, questo romanzo doloroso ma necessario, trae spunto da fatti realmente accaduti per raccontare, con una scrittura solida, asciutta, ma di grande forza evocativa, una storia di formazione che è anche una inesorabile discesa agli inferi. “<em>Di una cosa sono sicuro: la Disney non produrrà mai un film tratto da un romanzo di</em> <strong>Jack Ketchum</strong>” ha detto Stephen King. C’è da crederci, vi assicuro. In compenso dai suoi libri sono già stati tratti quattro film, tra cui <em>La ragazza della porta accanto</em>. Ho incontrato l’autore per una breve chiacchierata in merito al suo lavoro.<br />
<strong> </strong></p>
<p><strong><cite>Ciao Jack, benvenuto su Thrillermagazine. Il tuo stile è estremamente efficace: il linguaggio affilato ed evocativo è in grado di immergere il lettore fino al collo nell’atmosfera del romanzo. Per prima cosa, quindi, ti volevo chiedere: come sei arrivato alla sintesi del tuo stile narrativo?</cite></strong></p>
<p>Una volta hanno chiesto a Elmore Leonard: “Come fai a rendere i tuoi libri così tesi?” Lui ha risposto qualcosa del tipo: “Lascio fuori tutte le parti noiose”. Mi piace una scrittura solida, snella, e cerco di scrivere il tipo di libri che vorrei leggere.<span id="more-300"></span></p>
<p><strong><cite>So che Stephen King è un tuo grande ammiratore. Vorrei chiederti quali sono i modelli letterari su cui ti sei formato, ma soprattutto chi ammiri tu, nel panorama letterario e cinematografico contemporaneo?</cite></strong></p>
<p>Oddio! Ne ammiro troppi anche solo per provare a elencarli qui. Riguardo le influenze, sono stato influenzato da chiunque a partire da Henry Miller a Ernest Hemingway, da Stephen King a Ray Bradbury. Senza menzionare le migliaia di libri e film che ho letto e visto.</p>
<p><!--IMG 12406 --></p>
<p><img class="alignright" title="La ragazza della porta accanto" src="http://www.barbarabaraldi.it/wordpress/img/jackcop.jpg" alt="La ragazza della porta accanto (copertina)" width="214" height="318" />La maggior parte degli scrittori, penso, prendono in prestito trucchetti altrui costantemente. Siamo influenzati da ogni buono scrittore che leggiamo.</p>
<p><strong><cite>So che ti ispiri alla vita reale per scrivere i tuoi romanzi, e “La ragazza della porta accanto” non fa eccezione, ed è grande l’attenzione alla psicologia e alle dinamiche tra i personaggi. Ispirarsi alla realtà è un modo per tentare di comprenderla, o per esorcizzarla?</cite></strong><br />
Per capirla. Per sentirla. Per farla diventare parte di te… anche l’aspetto peggiore.</p>
<p><strong><cite>Un rifugio antiatomico, il mantra “non ditelo a nessuno”, adulti disattenti e  Ruth che sottolinea le proprie efferatezze con l’assurda pretesa di impartire una lezione (“State attenti, questo è importante”). E ancora: “Era come se ciò che stava succedendo fosse una sorta di temporale o un tramonto, una forza della natura, qualcosa che talvolta accade”. Pensi che con le giuste condizioni ambientali, un essere umano che perde le proprie inibizioni e percorre la strada della sopraffazione, rivela la propria vera natura o si trasforma in qualcos’altro?</cite></strong><br />
Credo un po’ di entrambi. Tutti abbiamo un lato oscuro, è parte della nostra natura. E in situazioni come la guerra, per esempio, quando ci viene dato il permesso, sfortunatamente, a volte, lasciamo in libertà quel lato. Ma è anche parte della nostra natura rispettare gli altri, essere protettivi. Tenere la bestia sotto controllo.</p>
<p><strong><cite>Sei stato coinvolto in qualche modo nella realizzazione degli adattamenti cinematografici dei tuoi romanzi? Sei soddisfatto dei risultati o cambieresti qualcosa?</cite></strong><br />
Sono stato coinvolto in qualche modo con tutti quanti. La sceneggiatura di Offspring l’ho scritta io, naturalmente. Ma ho visto le sceneggiature di tutti gli altri film prima che fossero girati.</p>
<p><!--IMG 12407 --></p>
<div style="width: 200px;"><img class="alignleft" style="border: 0pt none;" src="http://www.barbarabaraldi.it/wordpress/img/jack0.jpg" border="0" alt="" width="200" height="254" /></div>
<p>Nel caso di The lost, ho potuto leggere tutte le revisioni, e ho potuto commentarle, e perfino modificare qualcosa. Tutti gli sceneggiatori erano molto attenti al mio parere. Immagino cambierei qualcosa in tutti i film in qualche modo. Non puoi mai essere soddisfatto al 100%. Dubito che esista un regista che si ritenga soddisfatto al 100% dei propri film. Ma tutti hanno cercato di essere onesti al materiale originale e hanno dato il massimo, considerando il tempo e il denaro che avevano a disposizione. Quindi, nonostante ne preferisca alcuni piuttosto che altri, sono felice di poter dire che sono piuttosto soddisfatto, in media.</p>
<p><a href="http://www.thrillermagazine.it/rubriche/9155/">Intervista pubblicata su Thrillermagazine</a></p>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Cornelio e il fumetto di Carlo Lucarelli &#8211; intervista a Mauro Smocovich</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jan 2010 10:52:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.barbarabaraldi.it/cornelio-e-il-fumetto-di-carlo-lucarelli-intervista-a-mauro-smocovich.html" title="Cornelio e il fumetto di Carlo Lucarelli - intervista a Mauro Smocovich"></a>Condividi Oggi ho incontrato Mauro Smocovich, scrittore, sceneggiatore, webmaster infaticabile nonché co-autore della serie a fumetti &#8220;Cornelio &#8211; delitti d&#8217;autore&#8221; per l&#8217;editore Star comics. Per chi ancora non lo conoscesse, Cornelio è l&#8217;alter ego fumettistico dello scrittore e conduttore televisivo <a href="http://www.barbarabaraldi.it/cornelio-e-il-fumetto-di-carlo-lucarelli-intervista-a-mauro-smocovich.html#more-168'" class="more-link">more &#187;</a>]]></description>
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<div style="padding-top: 10px;">
<p><img style="margin: 5px;" src="http://www.barbarabaraldi.it/wordpress/img/Cornelio11undici.jpg" alt="Cornelio n.11" hspace="5" vspace="5" width="178" height="235" align="right" />Oggi ho incontrato Mauro Smocovich, scrittore, sceneggiatore, webmaster infaticabile nonché co-autore della serie a fumetti &#8220;Cornelio &#8211; delitti d&#8217;autore&#8221; per l&#8217;editore Star comics. Per chi ancora non lo conoscesse, Cornelio è l&#8217;alter ego fumettistico dello scrittore e conduttore televisivo Carlo Lucarelli, alle prese con una tremenda crisi di ispirazione che lo porta suo malgrado a rimanere coinvolto in casi di omicidio che solo la sua grande capacità deduttiva riesce a risolvere.</p>
<p><strong>Ciao Mauro, è un vero piacere averti come ospite sul magazine di Sick girl. Le tue attività spaziano dalla scrittura, alla sceneggiatura di fumetti, il giornalismo, la cura di portali internet tra i più seguiti. Sei davvero infaticabile! Qual è il tuo segreto?</strong></p>
<p>Il mio segreto è… che faccio anche tante altre cose nell’ombra, ma essendo un segreto non posso dire cosa. Comunque mi piace molto lavorare nell’ombra, si sta al fresco nelle giornate calde. Per quanto riguarda come riesca a fare quello che è visibile non ne ho idea nemmeno io, so solo che mi piacerebbe fare tanto altro ma non ci riesco.</p>
<p><strong>Parliamo del fumetto di Cornelio, di cui non ho perso un episodio, e che hai creato insieme a Giuseppe di Bernardo e Carlo Lucarelli. Ma è vero o è una leggenda metropolitana che, quando ha saputo del progetto, Carlo Lucarelli vi voleva querelare?</strong></p>
<p>Il fatto della querela è un aneddoto che abbiamo creato per rendere un po’ più pepate le interviste. Però che Carlo fosse titubante sull’utilizzazione del suo volto… questo è vero. C’è un aneddoto che molti non sanno e che racconto per la prima volta qui su Sick Girl. Il giorno che io e Giuseppe Di Bernardo siamo andati a parlare con l’editore vicino Perugia ci siamo fermati in un bar prima dell’incontro per prendere qualcosa da bere e fare il punto della situazione. Carlo Lucarelli aveva degli impegni e non è potuto essere presente. Allora, quando gli abbiamo telefonato per metterci d’accordo che di lì a poco sarebbe dovuto intervenire alla riunione con una telefonata in “viva voce”, Carlo ci ha chiesto se si poteva evitare che il volto di Cornelio fosse il suo! Io e Giuseppe siamo sbiancati in volto e la bibita che stavamo bevendo ci è andata di traverso. Abbiamo detto a Carlo che ci stavano aspettando per la riunione e che c’era il rischio di mandare all’aria tutto il progetto e così Carlo ci ha dato il via libera definitivo. Non abbiamo mai saputo se Carlo in quel momento stesse scherzando o stesse facendo sul serio. A me personalmente non è mai capitato (a meno che questo che ho raccontato non ne sia uno!) ma so che alle volte riesce a fare dei tremendi scherzi burloni.<span id="more-168"></span></p>
<p><strong><img src="http://www.barbarabaraldi.it/wordpress/img/n1616445772_5736.jpg" alt="" width="200" height="227" align="left" /></strong><strong>Cornelio è uno scrittore affermato che ha perso l’ispirazione. Arrivati ormai alla conclusione della seconda miniserie, che consiglio darebbe a un aspirante scrittore, o a uno scrittore affetto da sindrome della pagina bianca?</strong></p>
<p>Il trucco è semplice, macchiare la pagina scrivendo qualunque cosa gli venga in mente. In questo modo la pagina non sarà più bianca e l’ispirazione arriverà. Magari dopo una bella passeggiata che serve a prendere aria fresca e a sgranchire le idee.</p>
<p><strong>Per quanto ti riguarda, hai trovato più difficoltà nell’affrontare la prima miniserie di sei puntate di Cornelio, che rivisita in chiave noir alcuni classici dell’horror, o la seconda miniserie, in cui avete rivisitato il mondo delle fiabe?</strong></p>
<p>Non parlerei di difficoltà. Quelle non ci sono state in maniera particolare. Io le chiamerei sfide. E mi sono divertito molto ad affrontarle in tutt’e due le miniserie. Però mi sono sicuramente divertito di più nella parte dedicata alle favole. L’ho trovata più stuzzicante dal punto di vista creativo e spero di aver raggiunto dei buoni risultati.</p>
<p><strong>Qual è l’episodio di Cornelio a cui sei legato di più, e perché?</strong></p>
<p>Il numero 8, I bimbi perduti. Perché in quel momento ho trovato una mia dimensione nel raccontare le storie di Cornelio. Esisteva un soggetto di Giuseppe che a mano a mano che procedevo con la sceneggiatura ha preso tutt’altra strada diventando qualcosa di diverso, qualcosa di esclusivamente mio. E’ stato un bel momento perché credo che lì mi sia accorto veramente che potevo procedere ormai da solo. Ovviamente in seguito sono arrivate le conferme da parte degli altri, compreso l’editore che ha apprezzato il mio lavoro. Se ne potessi dire un altro direi il numero 11, mi sembra il più riuscito. E se ne potessi dire un altro ancora direi il prossimo, perché non è proprio detto che Cornelio finisca col numero 12, eh? Tenete gli occhi aperti!</p>
<p><strong><img style="width: 309px; height: 231px;" src="http://www.barbarabaraldi.it/wordpress/img/Smocovich-Lucarelli.JPG" alt="Smocovich e Lucarelli" width="470" height="352" align="right" /></strong><strong>Su Cornelio vi hanno chiesto di tutto. Quindi vorrei chiederti, se vuoi, di raccontarci un episodio divertente, un aneddoto su un incontro o un avvenimento particolare legato all’esistenza del personaggio.</strong></p>
<p>Ci sono tante cose che non sono state dette. Che so, che Cornelio non è nato all’improvviso e dal nulla ma che esisteva un soggetto che ho proposto ad un’altra casa editrice, scritto da me e approvato da Carlo. Il progetto è stato respinto ma uno dei responsabili mi ha telefonato per dirmi che se ci fossero state altre idee le avrebbero ascoltate volentieri. Invece di pensare a qualcos’altro ho cominciato a divertirmi con la vecchia storia e al posto del precedente protagonista ho messo un personaggio simile a Carlo e ne ho creato un altro che mi somigliasse e che facesse da aiutante, per divertirmi un po’ a vedere cosa ne veniva fuori. Da lì è nato Cornelio. Quando ne ho parlato con Giuseppe che ho conosciuto in Toscana durante una fiera, lui si è proposto subito per presentarmi alla Star Comics. Così ho voluto che Giuseppe rimanesse a far parte del progetto e lui ha creato Vanessa. Cornelio aveva già preso vita per conto suo e si apprestava a compiere i primi passi.</p>
<p><strong>Dal fumetto al cinema: Cornelio ha già ispirato un cortometraggio. Pensi potrebbe aspirare a una vera e propria riduzione cinematografica? Nel caso, mi offro già da ora come comparsa <img src='http://www.barbarabaraldi.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /><br />
</strong></p>
<p>Be’ sì. Io credo che Cornelio abbia tutte le caratteristiche congeniali per finire sul grande schermo, compresa l’interazione con i fantasmi letterari che mi sembra una buona idea da sviluppare su pellicola. D’altronde è stato già fatto più volte. C’è azione, introspezione, fantasia, horror e divertimento e oltre che a un bel film, mi piacerebbe pensare a una serie televisiva. Però al momento non ci sono proposte del genere.</p>
<p><strong><img style="margin: 5px;" src="http://www.barbarabaraldi.it/wordpress/img/Cornelio12dodici.jpg" alt="" hspace="5" vspace="5" width="229" height="302" align="left" />Puoi parlarci dei progetti su cui stai lavorando attualmente? Vedremo ancora insieme il trio Smocovich-Lucarelli-Di Bernardo, o per ora si parla solo di progetti individuali?</strong></p>
<p>La miniserie di Cornelio terminerà col numero 12. Ma c’è qualcosa che bolle in pentola e… speriamo sia una buona minestra. Il prossimo progetto che sicuramente ci vedrà insieme come trio, io, Carlo e Giuseppe, è invece una antologia di storie a fumetti che sarà pubblicata dalla BD Edizioni. Il volume è a cura mia e le storie sono tratte da alcuni racconti di Carlo. Tra gli sceneggiatori, oltre me e Giuseppe, ci sono anche Luca Crovi, Diego Cajelli e Stefano Ascari. Il volume avrà la prefazione di Tito Faraci. Anche in questo caso ci sono alcune cosette che stanno cucinando lentamente… I disegnatori li mantengo segreti, il personaggio che lega tutte le storie, anche.</p>
<p><strong>Come tradizione, l’ultima domanda è: puoi dirci qualcosa di “sick”?</strong></p>
<p>Va bene un racconto? È di qualche anno fa:</p>
<p>SOTTO LE COPERTE<br />
L’unghia che gratta sul piede è meno incisiva. Tutte le notti sotto le coperte mi graffiava le gambe. L’unghia, la mia, che gratta sul piede&#8230; è meno incisiva.<br />
L’ho limata ieri.<br />
Il polpaccio sul quale scivola il piede è più liscio. Tutte le notti raspava sotto le coperte e sulla pelle vibrava il suo ruvido nella mia testa. Il polpaccio, il mio, sul quale scivola il piede&#8230; è più liscio.<br />
Mi sono rasata ieri.<br />
Il pube sul quale strofino il mio polso è morbido adesso. Tutte le notti sfrigolava sotto le coperte e mi dava ai nervi. Il pube, il mio, sul quale strofino il mio polso&#8230; è morbido adesso.<br />
L’ho depilato ieri.<br />
Oggi. Mi sento, mi ascolto. Sono più morbida, più dolce.<br />
Sotto le coperte, la mano che accarezza la mia natica non è mai la stessa e non è mai più liscia, meno incisiva.<br />
Mai<br />
Non è mai diversa anche se non è la stessa.<br />
Non sente, che se io sono più liscia e meno incisiva… Non sente, che se io&#8230; che io, io… che è perché ho passato la lametta anche sul mio cuore, nel tentativo di rasarlo.</p>
<p>L&#8217;intervista è apparsa originariamente sul <a href="http://sickgirl.it/magazine.php?&amp;s=interviste&amp;n=309" target="_blank">Magazine di Sickgirl </a></div>
</div>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Loudun: intervista ai disegnatori Paolo Armitano e Davide Furno</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Dec 2009 17:18:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a href="http://www.barbarabaraldi.it/loudun-intervista-ai-disegnatori-paolo-armitano-e-davide-furno.html" title="Loudun: intervista ai disegnatori Paolo Armitano e Davide Furno"></a>Condividi “Loudun” è una storia ispirata a uno dei più grandi esorcismi di massa della storia, ed è ambientato nella crudele Francia di Richelieu. Un horror storico avvincente dalle venature soprannaturali che mette in scena la lotta contro il Male. <a href="http://www.barbarabaraldi.it/loudun-intervista-ai-disegnatori-paolo-armitano-e-davide-furno.html#more-177'" class="more-link">more &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.barbarabaraldi.it/loudun-intervista-ai-disegnatori-paolo-armitano-e-davide-furno.html" title="Loudun: intervista ai disegnatori Paolo Armitano e Davide Furno"></a><div align="right" style="float: right; padding: 0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="button" share_url="http://www.barbarabaraldi.it/loudun-intervista-ai-disegnatori-paolo-armitano-e-davide-furno.html">Condividi</a></div><div name="googleone_share_1" style="position:relative;z-index:5;float: right; margin-left: 10px; margin-right: -40px;"><g:plusone size="standard" count="1" href="http://www.barbarabaraldi.it/loudun-intervista-ai-disegnatori-paolo-armitano-e-davide-furno.html"></g:plusone></div><div style="float: left;"><a title="Leggi questo articolo" href="http://sickgirl.it/magazine.php?&amp;s=interviste&amp;n=293"><img style="margin: 10px 10px 0pt 0pt; width: 120px; height: 120px;" src="http://sickgirl.it/files/uploads/magazine/293.jpg?v=2009-12-11+11%3A22%3A35" alt="Loudun: intervista ai disegnatori Paolo Armitano e Davide Furnò" width="120" height="120" /></a></div>
<div style="margin-top: 10px;">“Loudun” è una storia ispirata a uno dei più grandi esorcismi di massa della storia, ed è ambientato nella crudele Francia di Richelieu. Un horror storico avvincente dalle venature soprannaturali che mette in scena la l<img src="http://sickgirl.it/files/uploads/magazine/loudun.jpg" alt="" width="250" height="348" align="left" />otta contro il Male. Ai pennelli gli straordinari Davide Furnò e Paolo Armitano, due artisti in ascesa di cui, se siete appassionati di nuvole parlanti, sentirete parlare sempre più spesso. Li ho incontrati alla Fiera del fumetto di Lucca e ne ho approfittato per fare loro qualche domanda.</p>
<div style="padding-top: 10px;"><strong>Per prima cosa vorrei chiedervi di presentarvi, per chi non conoscesse i vostri  lavori. Chi sono Paolo Armitano e Davide Furno’?<br />
</strong><strong>PAOLO</strong>: Sono nato 27 anni fa a Moncalieri. Da piccolo, tra una partita di calcio e l’altra, sono stato fulminato dalla lettura di alcune storie di Dylan Dog ed ho deciso immediatamente quale sarebbe stato il mio lavoro. Capendo però che diventare un indagatore dell’incubo sarebbe stato troppo difficile e poco redditizio, ho ripiegato sull’idea di diventare un disegnatore di fumetti, credendo che fosse facile e mi riempisse di soldi (Scopro solo ora che non e’ per nulla facile). Frequento quindi il liceo artistico Cottini di Torino, e mi diverto come un pazzo per 5 anni. Dopodiché, non sapendo bene cosa fare, piuttosto che frequentare l’accademia di belle arti (mi ero divertito abbastanza al liceo!), preferisco fare il benzinaio/gommista per un anno. Durante questo anno inizio a pubblicare per le Edizioni Orione e le Edizioni A-Bomb (Entrambe defunte poco dopo il mio passaggio…dovrebbe farmi pensare, la cosa?! Naaaa!) ed a muovere i primi passi nella pubblicità. Finita la mia esperienza sotto il marchio del mitico cane sparafiamme a sei zampe (Agip, N.d.r.), vengo assunto alla BGS D’Arcy, nota agenzia di pubblicità torinese, in veste di illustratore-storyboardista. Passano quasi tre anni ed assieme a Davide (Anche lui impiegato in BGS), mi licenzio dall’agenzia, e fondiamo la D&amp;P s.n.c., societa’ che tutt’oggi si occupa di storyboard, illustrazioni per la pubblicità, editoria, e ovviamente e prevalentemente, fumetti. Bohm. Se continua cosi’, forse non tornerò più all’Agip, se non per fare benzina.<br />
<strong>DAVIDE</strong>: Anno 1975 nato a Torino.<br />
Un giorno mi fermo a fare benzina, arriva un ragazzino smilzo e mi dice:<br />
le faccio il pieno?<br />
Io gli dico: si<br />
Lui lo fa.<br />
Io gli chiedo: quant’ è?<br />
Lui dice: niente se mi da un passaggio.<br />
Io gli dico: ma così ti farai licenziare<br />
Lui: è quello che voglio<br />
Io: e che farai poi?<br />
Lui: voglio fare i fumetti<br />
Io: Sali!&#8230;<br />
Sono stato troppo sintetico?&#8230;<span id="more-177"></span></p>
<p><strong><img src="http://sickgirl.it/files/uploads/magazine/PAOLO%20ARMITANO%202.jpg" alt="Paolo Armitano" width="250" height="393" align="right" />Come è nato questo progetto? Come siete entrati, tu e Davide, in contatto con lo scrittore, Hervé Rusig?<br />
</strong><strong>PAOLO &amp; DAVIDE</strong>: Il progetto “Loudun” è nato dopo aver inviato un e-mail con una nostra selezione di lavori, alla Soleil (La casa editrice dell’edizione francese del volume. N.d.r.). Il direttore della casa editrice, Jean Wacquet, viste soprattutto alcune tavole pittoriche di un vecchio progetto di Davide,per ora inedito (Che potete vedere qui: <a href="http://davidefurno.blogspot.com/2007/12/fumetto-inedito_07.html">http://davidefurno.blogspot.com/2007/12/fumetto-inedito_07.html</a>), ci fa sapere che ci trova molto adatti a lavorare sulla sceneggiatura di Hervé, con il quale ci mette subito in contatto. Quindi, appena terminato il numero di John Doe su cui stavamo lavorando, abbiamo iniziato subito a lavorare per i cugini d’oltralpe.</p>
<p><strong>Se poteste scegliere tra tutti gli sceneggiatori, con chi vi piacerebbe lavorare? Inoltre: avete mai pensato di scrivere voi stessi una storia a fumetti?<br />
</strong><strong>PAOLO</strong>:  Mah, non saprei…e’ una domanda che non mi sono mai posto, a dir la verità… comunque, ho sempre apprezzato moltissimo Tiziano Sclavi  e Claudio Nizzi, e rimanendo in ambito Bonelliano, Pasquale Ruju, con cui ho la fortuna di lavorare in questo periodo, e Mauro Boselli, autore tra l’altro di uno dei Texoni più belli di sempre,secondo il mio modesto parere. Ma ce ne sarebbero molti altri… Roberto Recchioni, Carlo Ambrosini ecc… Parlando di sceneggiatori stranieri, mi viene in mente subito Jason Aaron , lo sceneggiatore di Scalped. Butto sempre un’occhiata alle sue sceneggiature, su cui lavora Davide, e devo dire che e’ un grande.<br />
Scrivere io stesso una storia? Molti anni fa lo facevo,per partecipare a concorsi vari di fumetti, con risultati quasi decenti… ma farlo a livello professionale è sicuramente un’altra cosa! Preferisco mettermi nelle mani di chi lo sa fare veramente, per ora. In futuro, chissa.<br />
<strong><img src="http://sickgirl.it/files/uploads/magazine/DSC_0058.jpg" alt="Davide Furnò" width="284" height="470" align="left" />DAVIDE</strong>: Premetto che per adesso mi è andata molto bene: Ho iniziato su John Doe ideato da Roberto Recchioni e Lorenzo Bartoli che ringrazio molto per la possibilità che ci hanno dato e per il loro sostegno, tutto è iniziato da li. La sceneggiatura del numero disegnato da me e Paolo era di Bartoli con cui ci siamo trovati benissimo. Hervè Rusig era alla sua prima esperienza come sceneggiatore di fumetti e anche in questo caso è filato tutto liscio.<br />
Jason Aaron di cui ho disegnato alcuni numeri di Scalped credo sia uno degli scrittori migliori che attualmente ci siano in circolazione, se fossi bravo come lui a scrivere vi sparei anche spiegare il perché,  provate a leggere le sue cose e lo capirete da soli.<br />
Pasquale Ruju con cui attualmente stiamo lavorando, non ha bisogno di presentazioni: è fantastico, è molto paziente, aperto al dialogo, lavorare con lui e Michele Masiero ( il nostro editor in Bonelli) è stata un esperienza importante e costruttiva e a quanto pare continua ad esserlo.<br />
Recchioni e sicuramente uno sceneggiatore con cui vorrei lavorare, sarebbe bello fare con lui un Dylan Dog.<br />
Si, mi piacerebbe scrivere qualcosa di mio, avevo anche iniziato a farlo qualche tempo fa ma non credo di esserne ancora capace. Se mai dovessi imparare ci proverò…</p>
<p><strong><img src="http://sickgirl.it/files/uploads/magazine/altra%20versione%20cover.jpg" alt="" width="250" height="346" align="right" />Le vignette di  Loudun sono vibranti, d’impatto. Avete impiegato una tecnica particolare? E come vi siete ripartiti il lavoro?<br />
</strong><strong>PAOLO&amp;DAVIDE</strong>: Ci siamo ripartiti il lavoro a calci e pugni!</p>
<p><strong>Lo stile grafico di Loudun è d’avanguardia. Quali sono i vostri riferimenti stilistici per il fumetto?<br />
</strong><strong>PAOLO</strong>: Trovi che sia uno stile d’avanguardia? Grazie, troppo gentile. Ma veramente troppo!! Io non ho riferimenti precisi e fissi. Guardo cerco e rubo un po’ di qua, un po’ di la. Spazio molto…passo dal guardare la scuola argentina (Breccia, padre e figlio ad esempio), al guardare la ligne claire francese (Jean Giraud su tutti), per poi tornare in america, e guardare Jorge Zaffino, e ripiombare in Europa a guardare il nostro Claudio Villa. E moltissimi altri. Per quanto riguarda la parte del colore, vado molto ad istinto. Pure troppo, forse. Insomma, idee chiare, per ora nessuna. Ma arriveranno. Si si.<br />
<strong>DAVIDE</strong>: Nel periodo in cui abbiamo fatto Loudun, dovendo fare un lavoro pittorico non potevo non guardare Bill Sienkiewicz e Dave McKean ( se sei uno che lavora nel campo delle arti visive, non puoi non guardarli in ogni caso)<br />
Adesso mi sto dedicando prevalentemente al bianco e nero, e tra i tanti autori che ho guardato e guardo tuttora quello che più mi sento di citare è jorge Zaffino.<br />
Le sue tavole mi hanno dato il coraggio di sciogliere molto la mia inchiostrazione, pure troppo mi sa, dovrei limitarmi un po’ forse, soprattutto quando si tratta di lavorare su tavole Bonelliane.<br />
Posso capire Paolo quando dice che ha le idee poco chiare perché lavorando in pubblicità ci siamo sempre plasmati sulle esigenze dei committenti usando stili diversi ogni qual volta ci venisse richiesto. Questo ci è tornato molto utile perchè<br />
quando abbiamo iniziato a fare fumetti ci sono capitati in rapida successione il mercato Italiano ( Eura ) , quello Francese ( Soleil), quello Americano (Vertigo) e di nuovo quello Italiano ( Bonelli) e tutto questo senza avere il tempo di capire esattamente cosa ci stava capitando ma con la voglia di fare tutto e in un momento in cui ancora non facevamo fumetti se non per diletto.<br />
Se poi ci mettete che ,fatta eccezione per Scalped , abbiamo lavorato a 4 mani, come si fa a non avere un attimo sbandamento?!</p>
<p><strong><img src="http://sickgirl.it/files/uploads/magazine/loudon%2007%20copia.jpg" alt="" width="350" height="173" align="left" />Vi considerate due disegnatori veloci?</strong><br />
<strong>PAOLO</strong>:  No, io non riesco a considerarmi un disegnatore veloce. Ho dei ritmi troppo altalenanti per definirmi veloce. Ci sono intere giornate in cui mi muovo stile bradipo, ai 2 km orari, ed altre miracolose in cui vado sparatissimo senza nemmeno rendermene conto, e recupero  il tempo perduto. Ma non mi lamento, e soprattutto, nessuno si e’ mai lamentato. L’importante è rispettare le scadenze.<br />
<strong>DAVIDE</strong>:Idem come sopra!<br />
Di nuovo troppo sintetico?</p>
<p><strong>“Loudun” è nato oltralpe, per poi essere pubblicato in Italia d’importazione. Cosa pensate della “scena” fumettistica italiana?<br />
</strong><strong>PAOLO</strong>: Io non conosco bene l’andamento delle vendite, pero’ noto in edicola nuove proposte,e questo credo sia un buon segno. Chiaramente, non si vede all’orizzonte un nuovo fenomeno come fu Dylan Dog a fine anni ‘80, però noto ad esempio una tendenza a creare miniserie, con un inizio ed una fine, che contrariamente alle classiche serie “infinite”, forse attirano di piu’ i nuovi lettori.  Se poi si pensa a tutti i nuovi disegnatori che stanno venendo fuori in questo periodo, direi che il quadro e’ positivo. Per quanto riguarda il fumetto in libreria ed in fumetteria,  forse mi sbaglio ma credo che si tratti di un mercato piu’ di nicchia, rispetto al fumetto da edicola che ha per forza di cose maggiore visibilità. Vedo comunque dei volumi molto validi, e nuove case editrici che lavorano strabene e che, crisi o non crisi, hanno un bell’avvenire davanti.<br />
<strong>DAVIDE</strong>: Anchio non sono ferrato con i numeri e le vendite ( forse dovrei diventare più veloce col disegno e ritagliare un po’ di tempo per informarmi, giusto per tornare alla domanda precedente) però quello che so è che ci sono editori giovani e preparati come appunto Marco Schiavone (BD) che investono molto sulle nuove leve dando la possibilità a queste di emergere e di avere visibilità, non sono in molti a farlo.<br />
Marco ci ha ripubblicato Loudun in Italia e così fa con molti altri autori ma considerate anche il fatto che produce fumetti fatti in casa-<br />
Gli editori come lui mi fanno ben sperare-!<br />
Bonelli è una casa editrice storica  che con le sue nuove miniserie continua a dare lavoro ai suoi disegnatori ormai affermati e anche ai nuovi provenienti da altre realtà come nel caso mio e di Paolo.<br />
Sotto quest’ aspetto la scena fumettistica Italiana mi sembra promettere bene, Voi che ne dite?</p>
<p><strong><img src="http://sickgirl.it/files/uploads/magazine/loudon%2019%20copia.jpg" alt="" width="350" height="98" align="left" />So che quest&#8217;estate vi siete radunati in una località di villeggiatura in incognito per realizzare un progetto. Potete darci qualche anticipazione al riguardo?<br />
</strong><strong>PAOLO&amp;DAVIDE</strong>: Si si, siamo in incognito, infatti indossiamo maschere di gomma con le fattezze di due presidenti U.s.a.  da piu’ di un mese…non sai che fatica…in spiaggia la gente ci guarda malissimo! Scherzi a parte, quest&#8217;estate ci siamo spostati a lavorare al mare, per cambiare un po’ aria. Iniziavamo ad odiare lo studio a Torino, visto il gran caldo. Potersi spostare e’ uno dei lati positivi di un lavoro come il nostro, e forse dovremmo approfittarne di più. Stiamo terminando il nostro primo volume di una nuova miniserie bonelliana, che ora ci sta impegnando totalmente, e di cui per ora non possiamo anticipare nulla. Sorry!</p>
<p><strong>Quali sono le vostre passioni, aldilà del vostro mestiere di disegnatore?<br />
</strong><strong>PAOLO</strong>: Il Gentil Sesso, le lenticchie, andare a sentire concerti, fare concerti (Suono la batteria. Da qualche mese sono un batterista disoccupato, ma spero a breve di trovare un altro gruppo che mi sopporti!), gli scherzi telefonici, ascoltare musica mentre gironzolo in auto, guardare film, dormire.<br />
<strong>DAVIDE</strong>:il cinema,la fotografia, Il mare d’ inverno, senza maschere di gomma.</p>
<p><strong>E ora, per finire come sempre l’intervista, vi chiedo di dirci qualcosa di “sick”!<br />
</strong><strong>PAOLO</strong>: Che dire? Questo vostro modo di essere malate e folli mi attira, e non mancherò di venire ad uno spettacolo delle Sick Girl, la prima volta che passera’ dalle mie parti. Dovrei trovarmi bene con voi,dal momento che tanto centrato, non lo sono neanchio…! See you soon!<br />
<strong>DAVIDE</strong>: Se avessi bisogno di una modella sexy per i miei lavori posso chiedere a voi&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;?<br />
<strong>Per saperne di più</strong>:</p>
<p><a href="http://www.edizionibd.it/">Edizioni BD</a></p>
<p><strong>I blog di Paolo e di Davide</strong> (per chi se lo chiedesse: sì, c&#8217;è anche il numero di telefono)</p>
<p><a href="http://paoloarmitano.blogspot.com/">http://paoloarmitano.blogspot.com/</a></p>
<p><a href="http://davidefurno.blogspot.com/">http://davidefurno.blogspot.com/</a></p>
<p>Intervista apparsa sul Magazine di Sickgirl.</p></div>
</div>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Da &#8220;Tipologie di un amore fantasma&#8221; a &#8220;L era dei titani: Intervista ad Adriano Barone</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Dec 2009 10:47:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Due chiacchiere con]]></category>
		<category><![CDATA[adriano barone]]></category>
		<category><![CDATA[edizioni BD]]></category>
		<category><![CDATA[Epix]]></category>
		<category><![CDATA[fumetti]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo dall'Oglio]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.barbarabaraldi.it/da-tipologie-di-un-amore-fantasma-a-lera-dei-titani-intervista-ad-adriano-barone.html" title="Da &quot;Tipologie di un amore fantasma&quot; a &quot;L era dei titani: Intervista ad Adriano Barone"></a>Condividi Inauguriamo il nuovo spazio dedicato ai protagonisti del mondo del fumetto con due opere, recentemente presentate a Lucca Comics and Games 2009: &#8221;Tipologie di un amore fantasma&#8221; (edizioni Voilier) e &#8220;L&#8217;era dei titani&#8221; (edizioni BD). Ad accumunarle il suo autore: lo scrittore <a href="http://www.barbarabaraldi.it/da-tipologie-di-un-amore-fantasma-a-lera-dei-titani-intervista-ad-adriano-barone.html#more-186'" class="more-link">more &#187;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.barbarabaraldi.it/da-tipologie-di-un-amore-fantasma-a-lera-dei-titani-intervista-ad-adriano-barone.html" title="Da &quot;Tipologie di un amore fantasma&quot; a &quot;L era dei titani: Intervista ad Adriano Barone"></a><div align="right" style="float: right; padding: 0px 0px 5px 5px;"><a name="fb_share" type="button" share_url="http://www.barbarabaraldi.it/da-tipologie-di-un-amore-fantasma-a-lera-dei-titani-intervista-ad-adriano-barone.html">Condividi</a></div><div name="googleone_share_1" style="position:relative;z-index:5;float: right; margin-left: 10px; margin-right: -40px;"><g:plusone size="standard" count="1" href="http://www.barbarabaraldi.it/da-tipologie-di-un-amore-fantasma-a-lera-dei-titani-intervista-ad-adriano-barone.html"></g:plusone></div><div style="float: left;"><a title="Leggi questo articolo" href="http://sickgirl.it/magazine.php?&amp;s=interviste&amp;n=283"><img style="margin: 10px 10px 0pt 0pt; width: 120px; height: 120px;" src="http://sickgirl.it/files/uploads/magazine/283.jpg?v=2009-12-03+11%3A54%3A52" alt="Da &quot;Tipologie di un amore fantasma&quot; a &quot;L'era dei titani&quot;: intervista ad Adriano Barone" width="120" height="120" /></a></div>
<div style="margin-top: 10px;">Inauguriamo il nuovo spazio dedicato ai protagonisti del mondo del fumetto con due opere, recentemente presentate a Lucca Comics and Games 2009: &#8221;Tipologie di un amore fantasma&#8221; (edizioni Voilier) e &#8220;L&#8217;era dei titani&#8221; (edizioni BD). Ad accumunarle il suo autore: lo scrittore Adriano Barone, qui al suo esordio sulla carta stampata. &#8220;L&#8217;era dei titani&#8221; e &#8220;Tipologie di un amore fantasma&#8221; sono due opere molto diverse tra loro, sia come intenti che come realizzazione. Il primo è una graphic novel (anche se questo termine farà infuriare qualcuno&#8230;) di forte ispirazione giapponese ambientata in una città del futuro che si trova a combattere a colpi di robottoni i ripetuti attacchi di creature gigantesche, e contro un morbo incurabile, che ne decima la popolazione. Disegnatore: lo straordinario Massimo dall&#8217;Oglio (&#8220;Cronache del mondo emerso&#8221;, &#8220;Underskin&#8221;) , talento consolidato anche oltralpe. Il secondo presenta ai pennelli Mauro Cao (recentemente premiato con il Premio Carlo Boscarato come miglior esordiente italiano) ed è un&#8217;opera che miscela riflessioni sull’amore, sull’Italia e sul fumetto, trovando fonte di ispirazioni in libri come Italia De Profundis di Giuseppe Genna e 2046 di Wong Kar-Wai: i destini di due persone si sfiorano più volte, finché, quando avviene l&#8217;incontro&#8230; non vi anticipo nulla, lascio immediatamente la parola all&#8217;autore!</p>
<div style="padding-top: 10px;">
<p><strong><img style="width: 204px; height: 288px;" src="http://sickgirl.it/files/uploads/magazine/Titani_Cover.jpg" alt="L'era dei titani - edizioni BD" align="left" />Per prima cosa ciao Adriano e benvenuto su Sick girl. Come prima cosa ti chiederei di descriverti in tre aggettivi.<br />
</strong>Ciao a tutti.<br />
Uh.<br />
Solo tre?<br />
OK.<br />
Scorbutico.<br />
Malinconico.<br />
Pigro.</p>
<p><strong>Due fumetti a breve distanza l’uno dall’altro. Similitudini e differenze tra “L’era dei titani” e “Tipologie di un amore fantasma”.<br />
</strong>Tranne il fatto che li abbia scritti io, direi che di similitudini non ce n&#8217;è.<br />
Odio l&#8217;idea di essere incasellato in un genere.<br />
&#8220;L&#8217;era dei Titani&#8221; è un fumetto di fantascienza ed è una riscrittura dei cartoni animati di robot giganti ma con personaggi e contesto molto adulti e un sottotesto politico abbastanza chiaro.<br />
In &#8220;Tipologie di un amore fantasma&#8221; si racconta di una storia d&#8217;amore in modo decisamente posmoderno e surreale.<br />
La mia prima raccolta di racconti in prosa sarà di genere horror e Bizarro Fiction.<br />
Insomma, mi annoio facilmente, e non voglio che i miei lettori riescano a indovinare con cosa &#8220;salterò fuori&#8221; la volta successiva.<span id="more-186"></span></p>
<p><strong>L’Era dei Titani ci presenta Cassie, una protagonista femminile molto forte, che affronta la paura, la morte, il dolore. Nulla può ferire più della verità?<br />
</strong>Credo di sì: allo stesso tempo credo che affrontare la verità sia un momento di crescita fondamentale.<br />
E&#8217; il solito dilemma: meglio ignoranti e felici o consapevoli o infelici? Io scelgo sempre la seconda ipotesi.<br />
C&#8217;è da dire che nel mondo in cui si muove Cassie, in cui ipotizzo una nuova Guerra Fredda, e di conseguenza un ambiente spionistico basato sul doppio- e triplogiochismo, distinguere tra verità e menzogna è molto più difficile che nella nostra quotidianità.<br />
In realtà mi sono fatto tantissime seghe mentali chiedendomi se Cassie fosse un personaggio femminile realistico. Detesto l&#8217;idea di creare personaggi che di femminile abbiano solo il nome e le tette.<br />
E poi ho appunto tentato di &#8220;entrare nella sua testa&#8221; lasciando vedere il flusso dei suoi pensieri in maniera praticamente ininterrotta con un uso massiccio delle didascalie.<br />
Se poi sia riuscito a creare un personaggio femminile credibile, è tutto da vedere.</p>
<p><strong><img style="width: 278px; height: 371px;" src="http://sickgirl.it/files/uploads/magazine/ADRI%20foto%20%285%29.jpg" alt="Adriano Barone" align="right" />Come ti sei trovato a lavorare con un professionista dalla fama (e bravura) consolidata come Massimo Dall’Oglio?<br />
</strong>Benissimo.<br />
Max, oltre ad avere uno dei tratti più interessanti sulla scena globale del fumetto, è un professionista con le palle.<br />
Le correzioni che gli ho richiesto a lavoro finito sono state minime, e anzi, i cambiamenti registici che ha effettuato hanno invariabilmente portato dei miglioramenti. Infatti non gli ho dato alcuna indicazione sui layout di pagina, dato che ero tranquillissimo sul suo senso della composizione della tavola. E il risultato, splendido, si vede.<br />
C&#8217;è da dire che col tempo si è sviluppato anche un rapporto di amicizia, nonostante la distanza (io sono di Milano, lui di Cagliari), quindi non vedo l&#8217;ora di lavorare di nuovo con lui, sia per la bravura, sia perchè ci si intende al volo, sia perchè avere anche la scusa del lavoro per telefonarsi e sparare stronzate e mandarsi e-mail di cazzeggio è fantastico.</p>
<p><strong>Tra le vignette di “L’era dei titani” ho trovato con piacere alcuni rimandi a pietre miliari come “Evangelion”, ma anche sfumature da bande dessinée. Quali sono state le tue fonti d’ispirazione?<br />
</strong>Le fonti di ispirazione sono stati&#8230;TUTTI i cartoni animati di robot giganti.<br />
Veramente tutti quelli che sono riuscito a vedere da quel lontano 1978 in cui avevo due anni e assistevo alla prima puntata di Goldrake. L&#8217;imprinting è stato devastante: mi piacciono veramente tutti i cartoni animati di robot giganti. Anche quelli brutti.<br />
La rinascita che c&#8217;è stata negli anni &#8217;90 grazie ai remake delle opere di Nagai (a partire da &#8220;Getter Robot Go&#8221;) e ovviamente &#8220;Evangelion&#8221; mi hanno dato il colpo di grazia.<br />
Il livello citazionistico dell&#8217;Era dei Titani è maniacale: prima di tutto la struttura della trama è identica a quella di un episodio di una serie TV: primo scontro, episodio con &#8220;crescita spirituale&#8221; del protagonista, scontro finale in cui la rinnovata crescita del protagonista permette la vittoria.<br />
Le citazioni sono a tutti i livelli: Max ci ha pensato per quanto riguarda design di abiti e tecnologia, io per i singoli momenti della trama. Dico solo che quando Cassie si lancia nell&#8217;abitacolo del robot, in una pagina sola cito sia il lancio di Actarus in Goldrake che l&#8217;ingresso dell&#8217;Entry Plug nel retro del collo dell&#8217;Evangelion&#8230;<br />
Diciamo che comunque l&#8217;approccio realistico fa riferimento non ad &#8220;Evangelion&#8221;, ma al vero spartiacque dei cartoni animati dei robot giganti che è &#8220;Gundam&#8221;: ne &#8220;L&#8217;era dei Titani&#8221; abbiamo portato il realismo all&#8217;estremo, con un pilota che è un militare addestrato (e non un adolescente che &#8220;casualmente&#8221; sale su un&#8217;arma gigantesca e &#8220;impara a pilotarla&#8221; come per magia) e immaginando un mondo futuro in cui c&#8217;è scarsità di materie prime, in cui anche i robot giganti sembrano fatti di &#8220;pezzi di scarto&#8221;.<br />
Molti lettori mi hanno detto che l&#8217;ambientazione è veramente deprimente. Era voluto, quindi l&#8217;obiettivo è stato centrato in pieno.</p>
<p><strong><img style="width: 258px; height: 361px;" src="http://sickgirl.it/files/uploads/magazine/copertina%20intera%20TIPOLOGIE.jpg" alt="" align="left" />Parliamo di “Tipologie di un amore fantasma”. Il protagonista ti assomiglia in un modo inquietante…</strong><br />
Beh, è una scelta ovviamente voluta.<br />
&#8220;Tipologie&#8221; è il racconto, visivamente traslato, di una concezione dell&#8217;amore che ho avuto in passato (che maturando sono arrivato a  reputare infantile ed egoistica), ma è anche una riflessione sull&#8217;Italia, intesa come &#8220;luogo dove non si può amare&#8221;.<br />
Diciamo che se alcuni fumettisti come Gipi in LMVDM ti raccontano dei fatti personali parlando del proprio pisello, io preferisco comunque parlare di qualcosa di molto personale raccontando delle storie.<br />
Poi, per far capire che si tratta di storie che fanno riferimento a miei &#8220;paesaggi mentali&#8221; (e stiamo parlando di una mente in perenne stato allucinatorio), il metodo più semplice mi è sembrato quello di far avere al protagonista il mio volto.<br />
In generale capisco che possa essere inquietante essere nella mia testa: non è un bel posto.</p>
<p><strong>Come ti sei avvicinato a Mauro Cao?</strong><br />
Via internet.<br />
Ho visto i suoi lavori on line e ho pensato: &#8220;Questo è veramente un figo&#8221;. In particolare, mi piace la freschezza che Mauro è sempre in grado di dare ai suoi personaggi, particolarmente espressivi. Gli ho spiegato il progetto, gli ho detto che era molto sperimentale e anche molto &#8220;astratto&#8221;, un po&#8217; diverso da quello che lui è abituato a fare.<br />
Ma essendo Mauro un figo (oltre che uno dei fumettisti più eleganti al mondo), ha apprezzato subito la sfida e si è buttato con entusiasmo nel progetto. Credo di non avere mai effettuato così poche correzioni su un fumetto. Anche con Mau si è creata un&#8217;amicizia a distanza (Mauro è di Roma), e come con Max ci si intende alla perfezione: sono al lavoro su altri progetti in cui vorrei coinvolgerlo, e dato che secondo me Mauro sarà la prossima star del mercato francese, farò meglio a sbrigarmi prima che entri a far parte della schiera di artisti italiani che lavora in pianta stabile all&#8217;estero. E poi vale anche per Mauro la regola dello &#8220;sparare cazzate al telefono o via e-mail con la scusa del lavoro&#8221;.</p>
<p><strong><img style="width: 240px; height: 320px;" src="http://sickgirl.it/files/uploads/magazine/ADRI%20foto%20%283%29.jpg" alt="" align="right" />Quale è stata la difficoltà più grande nel realizzare una storia a fumetti in cui è la sfera psicologica a farla da padrone?</strong><br />
Il TIMORE più grande relativo a una storia del genere era che non si capissero gli stati emotivi dei personaggi.<br />
La stragrande maggioranza dei disegnatori di fumetto realistico non sono minimamente in grado di far &#8220;recitare&#8221; i personaggi: i personaggi sorridono, sono incazzati, altrimenti di solito hanno espressioni che non hanno niente a che fare con le richieste di sceneggiatura e allora ci devi mettere una pezza con dialoghi e didascalie di pensiero. Con Mau (e con Max) questo problema non me lo sono posto per un istante: sono fumettisti veri, che con un tratto sintetico sono capaci di convogliare emozioni fortissime, anche e soprattutto con i volti dei personaggi. A parte gli autori di manga, ben pochi autori occidentali sanno farlo.<br />
Da parte mia non ho avuto difficoltà. Una volta che Paolo Castaldi, direttore editoriale di Voilier, mi ha approvato il progetto, ho solo pensato: &#8220;Non si rendono conto di quello che hanno fatto&#8221; e mi sono scatenato. Ho scritto veramente a ruota libera: nel senso che avevo ideato la trama, avevo deciso che la struttura sarebbe stata quella della mise en abîme: avendo questa base di partenza molto solida, ho scritto le singole sequenze in maniera quasi jazzistica, dato che non c&#8217;era neanche un numero di pagine prefissato (di solito il grande limite del fumetto) a cui fare riferimento.<br />
Ecco, un&#8217;altra mia paura era la complessità del risultato finale. Mi sono chiesto a lungo se avessi scritto un fumetto anche solo vagamente comprensibile. Ovviamente la riscrittura è stata lunghissima: ho scritto dieci stesure della sceneggiatura, e senza i miei beta-readers (amici registi e sceneggiatori di fumetto) &#8220;Tipologie&#8221; sarebbe stato un prodotto molto peggiore.</p>
<p><strong>Parlaci dei tuoi progetti futuri.</strong><br />
Al momento posso solo dire che la mia prima raccolta di racconti in prosa uscirà a maggio 2010 per la collana Epix della Mondadori. Si intitolerà &#8220;Carni (e)strane(e)&#8221;. Come si intuisce dal titolo, è una raccolta in cui ho cercato di inserire racconti che fossero più disgustosi e surreali possibili. I &#8220;numi tutelari&#8221; di riferimento sono Clive Barker, David Lynch, David Cronenberg e Takashi Miike.<br />
Inoltre, non so se su &#8220;Urania&#8221; o su &#8220;Epix&#8221;, apparirà un racconto in prosa che costituirà il prequel de &#8220;L&#8217;era dei Titani&#8221;. Il titolo, molto fantasioso, è &#8220;Prima missione&#8221;.<br />
A parte questo, il nulla.<br />
Non ho contratti firmati, e di certo ci sarà solo un fumetto che apparirà on line sul mio sito www.adrianobarone.com (on line entro fine anno, dato che presto chiuderò il mio blog): si tratta di un fumetto molto surreale (naturalmente) in cui un angelo senza organi sessuali cerca un modo di provare un orgasmo. I disegni saranno del geniale Lorenzo Pasqua.<br />
Inoltre, pur senza contratto, sono in parola per consegnare un romanzo New Weird che dovrebbe uscire a fine 2010/inizio 2011.<br />
Come tutte le cose che scrivo, sia il fumetto sull&#8217;angelo che questo romanzo.<br />
Saranno.<br />
MOLTO.<br />
MALATI.</p>
<p><strong>Come d’abitudine, per finire l’intervista: puoi dirci qualcosa di “sick”?</strong><br />
Preferisco lasciar parlare i miei libri, che sono abbastanza cinici, nichilisti, surreali da provocare tristezza, nausea e depressione.<br />
E poi il resto dell&#8217;intervista non è bastato? <img src='http://www.barbarabaraldi.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Per saperne di più:<a href="http://www.adrianobarone.com/"> http://www.adrianobarone.com/</a><br />
<a href="http://www.karmaspazio.it/public/titani/">L&#8217;era dei titani</a><br />
<a href="http://www.edizionivoilier.com/tipologie/">Tipologie di un amore fantasma</a></p>
<p>Intervista apparsa sul magazine Sickgirl.</p></div>
</div>
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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>Corpi estranei: intervista a Paola Ronco</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 17:56:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Due chiacchiere con]]></category>

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		<description><![CDATA[<a href="http://www.barbarabaraldi.it/corpi-estranei-intervista-a-paola-ronco.html" title="Corpi estranei: intervista a Paola Ronco"></a>Condividi Pubblicato sul Magazine Sickgirl Corpi estranei (Gruppo Perdisa editore) è il primo romanzo di Paola Ronco. Un esordio importante, per una collana ideata da Luigi Bernardi, scopritore di talenti quali Lucarelli, Fois, Vallorani. La prosa è tirata, l’intreccio sorprendente, <a href="http://www.barbarabaraldi.it/corpi-estranei-intervista-a-paola-ronco.html#more-191'" class="more-link">more &#187;</a>]]></description>
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<p><img src="http://sickgirl.it/files/uploads/magazine/n293250765789_3236.jpg" alt="" width="200" height="298" align="left" />Corpi estranei (Gruppo Perdisa editore) è il primo romanzo di Paola Ronco. Un esordio importante, per una collana ideata da Luigi Bernardi, scopritore di talenti quali Lucarelli, Fois, Vallorani. La prosa è tirata, l’intreccio sorprendente, personaggi di confine che non riescono a chiedere aiuto e un finale tutt’altro che consolatorio. “Tre esistenze, un filo sanguinoso che le unisce, otto giorni che potrebbero cambiarle per sempre, in una Torino che assiste immobile ai crimini di una banda inafferrabile” recita il comunicato stampa. Ma Corpi estranei è molto di più: è un testo di spessore che procede attraverso scelte stilistiche raffinate, un vero e proprio ritratto impietoso dell’Italia contemporanea. Ho incontrato Paola, torinese che vive a Genova, per una sick-intervista.</p>
<p><strong>Ciao Paola, benvenuta su Sick girl! Corpi estranei è il tuo primo romanzo edito. Già dal titolo fa precipitare in una quotidianità inquieta in cui tutti, dagli amici, al fidanzato, alla famiglia, possono risultare estranei. Cosa ne pensi?<br />
</strong>Non solo le persone che abbiamo intorno ogni giorno possono sembrare dei perfetti estranei, ma anche il nostro corpo, qualche volta, non corrisponde all’immagine che vorremmo. A volte di tratta di momenti così, magari gli zuccheri sono un po’ bassi nel sangue, magari è una giornataccia e basta aspettare che passi. Altre volte, soprattutto dopo aver subìto delle ferite, l’estraneità si fa più profonda e rischia di durare nel tempo, portando a un isolamento che sembra senza uscita; è quello che in un certo senso capita a tutti e tre i miei personaggi.<span id="more-191"></span></p>
<p><!--[if !supportEmptyParas]--> <strong><img style="width: 270px; height: 363px;" src="http://sickgirl.it/files/uploads/magazine/-1.jpg" alt="Paola Ronco" align="right" />Racconti che quando hai scritto il tuo primo romanzo che definisci “un polpettone fantasy pieno di aggettivi”, il rifiuto fu la cosa migliore che ti potesse capitare. Puoi motivarci questa tua affermazione?<br />
</strong>Credo che, almeno nel mio caso, l’esperienza del rifiuto sia stata estremamente formativa. Mi ha costretta a guardare negli occhi i miei limiti, mi ha spinta a reagire in maniera positiva, portandomi a fare più letture, a osare qualche sperimentazione, a esercitarmi con grinta rinnovata. Ci è voluto del tempo, certo, e ci sono volute anche molte esperienze non direttamente legate alla scrittura, ma adesso posso dire che questa vicenda mi ha aiutata a trovare una mia strada.</p>
<p><!--[if !supportEmptyParas]--> <strong>Per restare in tema “aggettivi”: regalaci tre aggettivi per descrivere Corpi estranei.<br />
</strong>Inquieto, duro, perturbante.</p>
<p><!--[if !supportEmptyParas]--> <strong>Tre aggettivi che assomiglino a Paola Ronco.<br />
</strong>Lunatica, spigolosa, appassionata.<!--[if !supportEmptyParas]--><!--[endif]--></p>
<p><strong><img style="width: 198px; height: 210px;" src="http://sickgirl.it/files/uploads/magazine/-2.jpg" alt="Paola Ronco" align="left" />Corpi estranei è un romanzo sofferto. La vita vista con occhi diversi: dall’agente Cabras e i suoi tormenti a Silvia, che rifiuta di accettare la sua condizione, ad Alessia, crisi respiratorie e ricordi dolorosi. Qual è il personaggio che ti è costato più fatica e quale ti assomiglia di più?<br />
</strong>Non ricordo una difficoltà maggiore per uno o l’altro, di sicuro sono stati tutti e tre piuttosto impegnativi. Mi somigliano sì, e credo che non potrebbe essere altrimenti. Con Silvia ho in comune  questa irrequietezza di fondo che rende spesso impossibile trovare pace. Alessia mi somiglia nei tentativi di sdrammatizzare il dolore con le parole (o meglio, come direbbe lei, la tendenza a buttare tutto in vacca…). Cabras, come me molto spesso, fa fatica a elaborare in maniera costruttiva i traumi che lo hanno segnato.<!--[if !supportEmptyParas]--><!--[endif]--></p>
<p><strong>Il romanzo è narrato in terza persona, tranne i pezzi che riguardano Alessia, scritti in una prima persona che permette di guadagnare maggiore intimità. Perché questa scelta narrativa?<br />
</strong>Alessia è il personaggio più giovane dei tre; studia all’università, è vitale, diretta, onesta. Le sue zone d’ombra non vengono tenute nascoste come qualcosa di cui vergognarsi e basta, cosa che invece accade a Cabras e Silvia, ma sono esibite come cicatrici di guerra, in maniera forse incosciente, comunque a suo modo orgogliosa.  Lasciarla parlare in prima persona mi è sembrata una scelta inevitabile, proprio per rendere al meglio la sua voce.<!--[if !supportEmptyParas]--><!--[endif]--></p>
<p><strong><img style="width: 225px; height: 169px;" src="http://sickgirl.it/files/uploads/magazine/-3.jpg" alt="" align="right" />Alcuni dei fatti che racconti assomigliano ai tragici avvenimenti del G8 di Genova. Un caso o hai cercato un modo per non far dimenticare un doloroso capitolo della storia italiana?<br />
</strong>Assolutamente non un caso. I fatti narrati nel romanzo sono frutto di fantasia, certo, e del resto nella nostra storia ci sono stati molti altri episodi di questo tipo: manifestazioni finite malissimo, abusi di potere da parte delle forze dell’ordine, violenze insensate. Il G8 di Genova, però, è quasi un paradigma; di sicuro è una delle ferite più dolorose della nostra storia più recente, soprattutto per le persone della mia generazione, che avevano creduto, per un istante, di poter immaginare un altro tipo di mondo.<!--[if !supportEmptyParas]--><!--[endif]--></p>
<p><strong>Anche tu come Alessia hai un angioletto appollaiato e represso sulla spalla destra? Lo ascolti ogni tanto?<br />
</strong> Ce l’ho anch’io, ebbene sì. Purtroppo (per lui) non lo ascolto quasi mai.<!--[if !supportEmptyParas]--><!--[endif]--></p>
<p><strong>Hai voglia di parlarci dei tuoi progetti futuri?</strong><br />
Sono abbastanza scaramantica, e finché non sono proprio sicura di sapere dove sto andando preferisco restare sul vago. Sto cercando di scrivere qualcosa di nuovo, ma ho cominciato da poco. Nelle mie intenzioni vorrei che fosse una storia molto blu.<!--[if !supportEmptyParas]--> <!--[endif]--></p>
<p><strong>Come è tradizione l’ultima domanda è: puoi dirci qualcosa di “sick”?</strong><strong><br />
</strong>Posso dire ‘felice anno nuovo’? O è troppo sick persino per voi?</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><strong>Per saperne di più</strong></span>: <a href="http://www.facebook.com/paolarnc">Paola Ronco su Facebook</a><br />
<a href="http://www.gruppoperdisaeditore.it/Catalogo/Perdisa-pop/Romanzi/Corpi-estranei.aspx">Gruppo Perdisa editore</a></div>
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