Category Archives: Due chiacchiere con

Il cuore come una pietra fredda: intervista a Stefano di Marino

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Cento sigari. Mille shot di vodka. Diecimila caffè. Mi sono guardato allo specchio e ho visto un uomo disperato.“Non posso più scappare. Parto”. Pietrafredda è un romanzo sulla vendetta, sul passato che non dimentica, soprattutto quando nel passato vive una donna impossibile da dimenticare. Questo è il nuovo romanzo di Stefano di Marino, un romanzo da leggere tutto d’un fiato.

Ciao Stefano, è un grande piacere averti ospite sul magazine di Sick Girl.
Per cominciare ti vorrei chiedere cosa significa portare avanti negli anni un personaggio come Chance Renard, il Professionista. Se non sbaglio il primo romanzo risale a 14 anni fa e sono più di venti le storie che lo vedono protagonista. Quanto è cambiato Chance in questi anni? E quanto sei cambiato tu con lui?
SDM: Un piacere prima di tutto essere ospite di Sick Girl. Chance renard in qualche modo sono io. Nel senso che un personaggio seriale che ti accompagna per tanti anni finisce per succhiarti un po’ l’anima. Ovviamente lui vive in un mondo immaginario nel qualche convivono tantissime suggestioni fantastiche e diversi spunti che invece fanno parte della vita mia. Però trasfigurati perché ritengo che non si debba mai scrivere direttamente di se stessi. Il filtro della fantasia aiuta a tenere un certo distacco…e diciamolo a costruire storie più interessanti per il lettore. Certo in quindici anni e più di 30 storie tra romanzi, racconti,reportage in forma narrativa, il personaggio è cambiato. Un po’ invecchiato ma lo spirito è rimasto quello delle prime avventure. “Non perdetevi d’animo perché se lo farete loro avranno vinto e voi sarete morti” vale adesso come allora. Anche se oggi le storie sono un po’ più cupe, un po’ più realistiche se vogliamo.

Stefano di MarinoLeggendo “Petrafredda” (PerdisaPop) si capisce che è una storia che hai partorito visceralmente, a cui tieni particolarmente, o sbaglio?
SDM: Eh, sì. Non solo perché si svolge in quella Parigi delle banlieue che conosco molto bene e visito ogni anno. Contrariamente a diverse altre mie avventure più impostate sull’azione è una storia d’amore. A modo mio naturalmente. Violenta ma anche malinconica. Lo vedete questo soldato di tutti che , alla fine, si considera un po’ una puttana al servizio di chi lo paga che arriva a una certa età (non vecchio ma insomma…non esattamente un ragazzino) e si innamora di una spogliarellista con la metà dei suoi anni. Non sa se veramente lei lo ha amato, ma gli piace crederlo. E quando lei muore si sente preso da una rabbia sorda, feroce, che distrugge tutto. E, cosa più pericolosa di tutte, comincia a fare dei consuntivi a ripensare, spesso con disperata malinconia. E capisce che la sua vita è così, deve reagire perche a lei vederlo piangersi addosso non sarebbe piaciuto. Sono state le pagine più entusiasmanti da scrivere ma anche le più difficili. Ora, la fiction e la realtà sono sempre diverse… però un po’ di me, delle mie vicende personali..sì lo ammetto ci sono. Se leggete la dedica magri potete avere un’idea. Solo un’idea perché i fatti veri restano privati come è giusto che sia. Read more »

Imperfetto: intervista ad Alessandro Zannoni

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Imperfetto di Alessandro Zannoni“Imperfetto” è il nuovo libro di Alessandro Zannoni. Storia tesa con protagonista un disilluso detective privato alla ricerca della soluzione di un caso apparentemente impossibile e allo stesso tempo immerso nel tentativo di risolvere la sua vita sentimentale. Ambientato perlopiù in Lunigiana, il romanzo ha già avuto una storia editoriale nel circuito alternativo, riscuotendo un grandissimo successo. Torna ora nella collana WalkieTalkie dell’editore Perdisa, che di Zannoni ha già pubblicato “Biondo 901”.

Ciao Alessandro, benvenuto su Sick girl. Per prima cosa vorrei che ci parlassi del personaggio del tuo romanzo, Merisi.
È soprattutto un uomo qualunque, con i problemi e le menate di tutti, in primis il rapporto con le donne, poi con se stesso riguardo alla vita e ai suoi traguardi. Nel raffigurarlo proprio nel compimento dei suoi 40 anni ho voluto estremizzare la situazione, mettendolo davanti al primo consuntivo che di solito si fa, come se i quaranta fossero un giro di boa. Che Merisi sia anche un investigatore è un fatto accessorio, poteva essere o fare un qualunque altro mestiere, ma ho deciso così perchè è quello che volevo fare da piccolo. Insomma, Merisi sono proprio io, in carta e ossa.

E ora vorrei chiedere al protagonista del tuo romanzo, Merisi, di presentare il suo autore: chi è Alessandro Zannoni oggi?
Alessandro, anni quarantasei, pluriseparato, padre di due figli, attualmente è l’uomo di Gabriella e svolge un lavoro molto fisico in un rimessaggio nautico in una darsena sul fiume Magra; proprio a quarant’anni ha stravolto la sua vita e sembra abbia trovato un piccolo spazio nel limbo della tranquillità, cosa che anch’io agognavo nel romanzo, e gli auguro di godersela appieno per tanto tempo. È un uomo forse troppo deciso nei giudizi e poco diplomatico, non ama per niente le mezze misure e i compromessi, e prende troppo sul serio quello che dice. Invece non si prende sul serio come scrittore, quando fa una presentazione sembra un cazzone capitato sul palco per caso, non si sa vendere né farsi pubblicità; è ancora uno di quelli che crede nel destino, poveretto, che pensa che se uno è bravo prima o poi sfonda… seee, se non era per Bernardi era ancora a stamparsi i libri da solo. Ma forse ha ragione lui, Bernardi è il suo destino. Read more »

Il 18 vampiro: intervista a Claudio Vergnani

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Il 18� vampiro - Gargoyle press“Il 18° vampiro” irrompe nel panorama letterario horror come un colpo di mortaio. Straordinario esordio dello scrittore Claudio Vergnani, fin dalle prime battute ci cala nell’inferno personale di un manipolo di moderni ammazzavampiri che operano nei dintorni di Modena, perquisendo edifici fatiscenti, periferie degradate, a caccia dei covi dove i vampiri si riposano durante il giorno. Un lavoro sporco, non privo di controindicazioni. Come recita la quarta di copertina: “Chi va a vampiri è un po’ come chi va a funghi: se sbaglia, in un caso e nell’altro, rischia la pelle…”

Ciao Claudio, per prima cosa benvenuto su Sick girl. Ti chiederei di presentarti, per chi non ti conosce già: chi è Claudio Vergnani?
Una povera anima persa che attraversa attonita questa valle di lacrime. Però – come direbbe Don Juan di Castaneda – … per me esiste solo il cammino lungo sentieri che abbiano un cuore, lungo qualsiasi sentiero che abbia un cuore. Lungo questo io cammino, e la sola prova che vale è attraversarlo in tutta la sua lunghezza. E qui io cammino guardando, guardando, senza fiato …
Se quanto sopra suonasse un po’ melenso, allora dirò che sono uno dei tanti alla ricerca di un equilibrio tra l’essere e l’apparire nelle infinite contraddizioni della vita umana …

Chi è il 18° vampiro?
Simbolicamente, per i protagonisti del romanzo sarà un punto di svolta, sia nella loro “professione” che nelle loro vite. Guarderanno nel profondo delle loro anime stanche, e non tutto ciò che vedranno sarà piacevole. Nel concreto … bè, lascerei al lettore il piacere di scoprirlo … Read more »

Io ti perdono: intervista a Elisabetta Bucciarelli

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Io ti perdono“Perdonare gli altri significa perdonare anche se stessi. Non giudicarsi ma perdonarsi”. Il perdono è una delle tematiche del nuovo e avvincente romanzo della milanese Elisabetta Bucciarelli. La trama è complessa e articolata e l’ispettrice Maria Dolores Vergani, già protagonista di tre fortunati romanzi, si trova a dover affrontare tre differenti indagini, che toccano temi scottanti quali la pedofilia e la prostituzione. I mali del mondo toccano i territori boschivi e isolati della Valle d’Aosta come la metropoli milanese, sempre più frenetica e inospitale. Una scrittura scorrevole e incisiva che cattura e avvolge, accompagnando il lettore fino al sorprendente finale. Quando ai problemi lavorativi si uniscono quelli personali e i sentimenti e il cuore, allora la verità della quotidianità sorprende e colpisce. Perché Maria Dolores è anche una donna e come spesso accade “la sua bestia aggrappata alle spalle erano le emozioni”.

Per prima cosa vorrei ci introducessi il tuo personaggio: l’ispettore Maria Dolores Vergani.
E’ una donna che vive del suo lavoro. Alla ricerca del suo posto nel mondo. Di un motivo per amare e di uno per non farlo. Rigida ma profondamente femmina. Abituata a stare sola ma con amicizie granitiche. Sensibile al lato oscuro e in perenne lotta contro il male. Un personaggio che evolve al passaggio di ogni storia. Come nella vita. Segnata dalle esperienze e orgogliosa dei segni che la scolpiscono e la rendono sempre più umana e fallibile.

E ora sarebbe divertente se fosse proprio la Vergani a dirci chi è Elisabetta Bucciarelli.
Elisabetta? Troppo sognatrice. Testa sempre tra le nuvole. Emotività fuori controllo. Dovrebbe tagliarsi un po’ i capelli. E magari fidarsi meno di chi non conosce. Perdesse qualche grammo di insicurezza non sarebbe male. Rinunciasse alle sue filosofie anche. Però è generosa, ecco questo si può dire di lei ;o) (La Vergani è sempre piuttosto dura con me… ma in fondo mi vuole bene). Read more »

Antonio Paolacci e la Flemma

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L’estrema provincia italiana e una città in mutazione, una rete di storie che si pedinano a distanza, tra una Bologna ogni giorno più ostile e l’apparente monotonia di un paesino del Cilento.
Un attore squattrinato che recita monologhi satirici. Un’agente di polizia destinata a scontrarsi tragicamente con lui. Un piano balordo di rapina. Un tredicenne che scopre le possibilità della violenza. Genitori che s’interrogano sul destino dei loro figli. Un’aspirante fumettista che lotta con i propri fantasmi. Un ragazzo che soffoca nel formalismo di provincia fino a concedere alla propria rabbia di attecchire…
Un romanzo scritto al presente, permeato di sonorità rock e pop, che procede per frammenti, immagini e suggestioni, per raccontare una storia di solitudini, irrequietezze e sguardi perplessi, in cui i bambini non sono innocenti, gli adulti sono privi di risposte, i trentenni si chiamano ancora “ragazzi” e tutti, in qualche modo, sembrano incapaci di gestire la loro stessa realtà.
Ho intervistato l’autore di questo straordinario romanzo, Antonio Paolacci.

Cos’è la flemma, che emerge, oppressiva e avvolgente, dalle pagine di questo romanzo?
Quando viene nominata da uno dei personaggi, è contrapposta ai ritmi frenetici con cui ci muoviamo noi oggi e diventa un indizio di pace e saggezza, ma la verità è che la flemma di quello stesso personaggio è dovuta alla depressione. In modi diversi, tutti i protagonisti del romanzo sono come appesantiti da una forma di malinconia che li rende poco lucidi. La depressione è indizio di un problema che di solito riguarda il rapporto del singolo con la realtà. Non sempre è malsana, anzi molto spesso è necessaria: in psicanalisi è considerata una fase indispensabile all’elaborazione di ogni forma di lutto, un periodo di buio che aiuta a osservare le cose con maggiore onestà. Resta il fatto che durante la depressione le cose appaiono distorte e la mancanza di lucidità può diventare molto inquietante, oltre che dolorosa. Bisogna uscirne per capirne il valore. I personaggi del romanzo perlopiù non ce la fanno, alla fine non si salva quasi nessuno. Read more »

L’osso di Dio: intervista a Cristina Zagaria

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L'osso di Dio“L’osso di Dio”è un romanzo duro. Duro come solo la realtà può essere. Una storia vera. Di amore, odio e vendetta. La vendetta, senza armi né sangue, di una madre che sfida per la prima volta le regole della ‘ndrangheta e rompe il silenzio. Tutto in nome dell’amore verso il figlio, il suo Santo, ucciso dalla lupara bianca, che inghiotte i corpi delle vittime per umiliarli anche nella morte. Perché “per sconfiggere la ‘ndrangheta, a volte, bisogna sconfiggere se stessi. La propria disillusione, la stanchezza, la rassegnazione. E il coraggio, invece di esplodere, ti scoppia dentro”. 

Cosa ti ha spinto a dar voce a questa storia di struggente realtà?
Dopo “Miserere” (Dario Flaccovio Editore), il mio primo romanzo, sulla storia di Armida Miserere (anche questo tratto da un caso di cronaca: Miserere, direttrice del carcere di Sulmona si è suicidata con una calibro 9 il venerdì santo del 2003) cercavo una nuova storia con una moderna eroina. Quando penso a eroine dei giorni nostri, penso a donne con un’anima doppia, bene e male, forza e fragilità, coraggio ed errori. Penso a donne ribelli, che per non perdere la libertà hanno il coraggio e forse l’incoscienza di fare a pezzi le regole. Donne che sovvertono i canoni e si mettono in gioco, anche se questo vuol dire rischiare di essere espulse dalla cosiddetta “società” (qualunque essa sia), di essere considerate pazze come Armida o traditrici come Angela. E, appunto, la storia di Angela Donato, mi è venuta incontro. Un mio carissimo amico ha partecipato alla prima fiaccolata delle madri calabresi contro la ‘ndrangheta a Filadelfia, è stato lui a conoscere Angela nel 2006 e a convincermi che era la mia storia, il mio nuovo libro.

Cristina Zagaria, scrittrice e giornalista di RepubblicaSo che hai vissuto per qualche tempo in Calabria. Sei stata a Lamezia, Catanzaro e Vibo, hai ripercorso i luoghi dove la vicenda ha avuto luogo. Hai incontrato Angela Donato, madre coraggio, il questore e lo staff che ha seguito le indagini. Puoi parlarci di questa esperienza?
Sì, assolutamente. Per romanzi come i miei ci vuole una totale immersione. Ho bisogno di vivere nei luoghi e con quelli che poi diventano i personaggi dei miei romanzi. Sono stata in Calabria più volte. Ho passato intere giornate con Angela Donato e con gli uomini ( e le donne) della squadra Mobile di Catanzaro. Alfonzo, Sabrina, Francesco, il dottor Rattà e il dottor Mercurio, oltre al questore Panico, sono stati preziosissimi, per l’appoggio logistico, ma anche per entrare nella mentalità della ‘ndrangheta, per sintonizzarmi sul modo di ragionare e di vivere la quotidianità di questa mafia sconosciuta, silenziosa e pericolosissima. Read more »

Buchi neri nel cielo: intervista ad Angelo Marenzana

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Buchi neri nel cieloBuchi neri nel cielo (PerdisaPop) è l’ultimo romanzo di Angelo Marenzana. Una storia non di terrorismo, bensì di un terrorista, Gaspar. Un latitante costretto da un ricatto a tornare in Italia e fronteggiare i suoi fantasmi, invisibili agli occhi. E altri fantasmi, in carne e ossa e cattive intenzioni, ancora più pericolosi.
Incontriamo l’autore per saperne qualcosa di più.

Per cominciare perché hai scelto di intitolare la novella “Buchi neri nel cielo?”
Mi sembra un titolo capace di sottolineare l’atmosfera che era nelle mie intenzioni creare attorno alla vicenda, e al tempo stesso di fotografare il mondo di parziale oscurità che racconto in questa novella e che ne avvolge i protagonisti.

Parlaci del protagonista maschile, un uomo di mezza età con la pelle indurita dal sole e dalla solitudine.
Gaspare Maida, anzi Gaspàr, come piace a lui, è un ex terrorista o meglio un terrorista che ai tempi in cui troppo spesso a parlare erano le armi, avrebbe voluto fare il salto di qualità verso la lotta armata organizzata offrendosi, insieme ai componenti della sua banda, sul “mercato della rivoluzione”. Ma, come si dice, il destino si nasconde infido dietro l’angolo, e le cose non vanno per il verso sperato, e Gaspare, con in tasca il ricavato di alcune rapine, si ritrova a vagare per il mondo per quasi vent’anni della sua vita, braccato da dubbi e solitudine più che dalla polizia.

Il protagonista appare all’inizio della novella come un uomo disilluso che se n’è andato dall’Italia per dimenticare. Forse Amelia, la giovane commessa con cui ritrova i brividi dell’amore, rappresenta in qualche modo la speranza per un futuro migliore?
Il suo allontanamento dall’Italia, più che per dimenticare, direi che ha i connotati di una fuga vera e propria, una latitanza scelta per non fare i conti con la giustizia. Anche se con il tempo Gaspare si ritrova pieno di ripensamenti proprio su quella sua decisione iniziale. Vorrei precisare che Buchi neri nel cielo non è una storia di terrorismo, ma la storia di un terrorista. Il tema è un’occasione narrativa e basta. Il profilo del protagonista serve da pretesto per creare l’alone di mistero e di malinconico esistenzialismo tipico dei personaggi in fuga di una classica storia noir. E penso che Gaspare non faccia eccezione. Ho scelto di presentarlo al lettore come un uomo sconfitto dalla vita, dal futuro insidioso, dagli ideali rivoluzionari non concretizzatisi, costretto a vivere vendendo minerali ai turisti in Madagascar. In questo contesto emotivo di estraneità da se stesso e dai cambiamenti che segnano la nuova società che lui incontra al rientro in Italia, Amelia rappresenta uno spiraglio, un fascio di luce che lo induce a riflettere e a credere in un’opportunità nuova di vita. Più in generale è un risveglio per un personaggio che tocca con mano il senso di distruzione di ciò in cui credeva. Read more »

Diario di una sexista: intervista a Luciana Cameli

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“Quando la libertà non è uno scandalo, ma un vivere senza regole imposte da altri. [...] Si narra che una Sexista è simbolo di libertà erotica e sessuale nel rispetto di chi ne fa uso e non abuso”. Così si apre l’esordio letterario di Luciana Cameli: scrittrice, articolista, musicista, compositrice, performer, model, mistress e organizzatrice eventi, e lavora come articolista su: www.cooletto.com www.pokermondiale.com www.musica.bloglist.it. Il suo blog personale www.alltheword.blogdo.net
L’ho incontrata per una chiacchierata in merito al suo “Diario di una sexista”, definita da lei stessa l’autobiografia di un anno di sesso, arte e erotismo.

Cosa significa essere una Sexista?
Tutte siamo Sexiste, vuol dire vivere liberamente il sesso e i suoi derivati senza pregiudizi, e nel rispetto. Viviamo ancora in un mondo ancora troppo maschilista e credo che noi donne siamo stanche di certe cose e certi pensieri che ci riguardano.

Da dove nasce “Diario di una Sexista?”
Mi hanno regalato il diario e io l’ho fatto mio compagno di viaggio, scrivendo il mio anno 2008 in alcuni dettagli. L’ho scritto pensando di rileggerlo tra qualche anno. Read more »

Eziologia dell isteria: intervista a Maura Chiulli

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Piacere Maria“Piacere Maria” di Maura Chiulli è un romanzo duro come un pugno allo stomaco, ma anche dolce come la brezza in una notte di mezza estate. Una carezza ruvida che accompagna il lettore nella mente dei protagonisti in un duplice viaggio senza ritorno. C’è Maria che percorre la dolorosa strada dell’accettazione della propria omosessualità e del proprio corpo. E c’è il cinico Dottor T., che tanto cinico poi non è. Un uomo pugnalato dal germe del tedio e della mediocrità che forse cerca di salvare altre vite per sopravvivere alla propria immagine riflessa allo specchio di una quotidianità opprimente.

Ciao Maura, benvenuta sul Magazine di Sick Girl. Per prima cosa vorrei chiederti di presentarci i due protagonisti del tuo romanzo. Chi è Maria? Chi è il Dottor T.?
Maria è una donna che mente, che si nasconde dietro maschere oscure e ingannevoli. T. è uno psicoterapeuta, ma prima di tutto è un uomo, un quarantenne che ha troppi conti in sospeso con il proprio passato. T. mente e si nasconde. Maria e T. sono una lo specchio dell’altro, tuttavia, Maria pare più coraggiosa: sceglie di ricostruirsi. Per salvarsi la pelle sceglie di riesumare i cadaveri che ha sotterrato nel petto.

Perché lo psicologo armato di cinismo non ha un nome? L’ha perso nell’oceano di disillusione che è la sua esistenza?
Il Dottor. T. è un personaggio che amo profondamente. Una sordida pietas mi impone un atteggiamento misericordioso nei suoi confronti. Ogni volta che parlo di lui mi ingobbisco, sento il peso della colpa di averlo reso vittima di se stesso e della narrazione. Ho celato il suo nome per uno strano moto protettivo nei confronti di un personaggio, che ho costruito e conosciuto a fondo negli anni di studi che hanno preceduto il testo. Mi piace pensare che T. abbia perso il nome ‘nell’oceano di disillusione che è la sua esistenza’. Read more »

Dove crescono le rose selvatiche: intervista a Maleficent Martini

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DemizeMaleficent Martini, nome d’arte della splendida Simona Martini, potrebbe essere la moderna musa di poeti e artisti con la sua bellezza graffiante e le sue movenze da ballerina gotica su un palcoscenico sporco di sangue. Sì, perché oltre che lead vocalist del gruppo Maleficent è conosciuta da anni per le sue performance al Torture Garden di Londra, Skin Two Rubber Ball e in vari fetish club europei oltre che in spettacoli tra cui “The Texas Chainsaw Travelling Horror Show”.
Assistere a uno spettacolo dei Maleficent significa immergersi completamente in un mondo da fiaba nera. Maleficent Martini e Mortimer Cain duettano mettendo in scena la lotta eterna tra il bene e il male anche se forse è la seduzione del male a trasparire dalle loro performance. La loro musica è una commistione di elettronica e progressive metal con picchiate rock’n roll e suoni sporchi che danzano con liriche simili a battiti d’ali di una farfalla. Scenari gore, maschere e catene, corsetti e dominazione ma anche poesia decadente, malinconia sensoriale. Ho incontrato Simona in occasione dell’uscita del nuovo Cd dei Maleficent, che contiene tra l’altro una seducente cover di “Where the wild roses grow”. Per chi ha la possibilità di essere a Londra, segnalo che il 29 marzo al THE FLY di Oxford street ci sarà il party di presentazione del Cd, intitolato “Demize”.

Ciao Simona, per prima cosa benvenuta nel nostro Sick Magazine. Parliamo un po’ del tuo background: cosa ti ha spinta nel 1997 ad abbandonare l’Italia per trasferirti a Londra?
Sono sempre stata affascinata fina da piccola da Londra, ed era sempre stato il mio sogno fare un’esperienza diversa all’estero, avevo 15 anni e vinsi una borsa di studio col Royal Ballet School di London, mi piacque cosi’ tanto che non me ne sono piu’ andata. Read more »

Un giorno sul set: i Manetti Bros e il ritorno di Coliandro

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È un grandissimo onore avere qui con noi i Manetti Bros, registi stracult della serie “L’ispettore Coliandro”, nata dalla penna di Carlo Lucarelli. Tra pochissimi giorni, esattamente dal 20 gennaio, torneranno in onda su Rai Due i nuovi attesissimi episodi in prime time. Girata in una Bologna intrigante e dai mille volti, la prima stagione de “L’ispettore Coliandro” è stata la serie italiana più venduta all’estero dopo “La Piovra”. Questo grandissimo successo non deve stupire perché ogni episodio riprende le atmosfere di certi film di genere che hanno reso il cinema italiano così imitato all’estero. Il protagonista, interpretato da un ironico e scanzonato Giampaolo Morelli, è un investigatore molto diverso dai tradizionali poliziotti delle fiction. Anche per questo in pochissimo tempo sono nati, anche su internet, gruppi di fan che alla fine della prima serie hanno cominciato a chiedere a gran voce nuovi episodi.

I Manetti Bros hanno diretto, tra gli altri, tre puntate della serie poliziesca “Crimini” (2006), il lungometraggio “Zora la vampira”, interpretato da Carlo Verdone, e il mitico e pluripremiato “Piano 17”, film girato in digitale e ambientato per la maggior parte dentro un ascensore e che vede tra i protagonisti Giampaolo Morelli ed Enrico Silvestrin.
Non resta che conoscere meglio questa coppia di registi romani unici nel loro genere che, a dispetto della tragica condizione del cinema italiano, sono animati da una passione palpabile e credono ancora nella possibilità di creare buone storie.
L’atmosfera sul luogo delle riprese è di straordinaria veridicità: i Manetti scelgono infatti i loro collaboratori direttamente sul campo, tra i frequentatori degli ambienti ritratti di volta in volta negli episodi della fiction. Immergiamoci in questa chiacchierata circondati dalla bellezza e dal fascino elettrizzante del set.

Qualcuno vi ha definiti artigiani del cinema. A parte il fatto che forse sfuggite alle definizioni, se doveste auto definirvi cosa vi sembra più appropriato?
E’difficile autodefinirsi, poi è come se l’artigiano sia uno che non fa esattamente quello che gli piace ed in questo caso per noi è l’esatto contrario: tanto siamo maniacali nel fare SOLO quello che ci piace che siamo più poveri degli altri registi italiani :) Read more »