Aurora nel buio: Robinson di Repubblica e ilLibraio

«Aurora è un personaggio decisamente moderno. Un incrocio tra la Saga Norén di The bridge e la Carrie Mathison di Homeland, schizzata e imprevedibile, angosciata e generosa, interprete di un pensiero divergente che la porta a scontrarsi con l’ottusità di un sistema in cui dominano il conformismo e l’ossessione delle procedure.»

È così che Giancarlo de Cataldo descrive Aurora Scalviati, la protagonista del mio nuovo romanzo. Lo fa nella recensione uscita in anteprima su Robinson, l’inserto culturale di Repubblica. 

Parole che mi hanno profondamente emozionata e che vi riporto oggi, il giorno dell’uscita ufficiale in tutte le librerie di Aurora nel buio, il mio nuovo romanzo (Giunti Editore, cartonato, 528 pp.).

Ha atteso anni per vedere la luce, Aurora. E rappresenta per me un ritorno al primo amore, alla mia prima ossessione: il thriller. È ambientato nella mia Emilia paranoica, tra le nebbie della Bassa padana e gli enigmi… della mente umana.  

«Mentre cercavo la voce di Aurora, il titolo di un disco mi continuava a ronzare nella mente: era Some girls wander by mistake dei Sisters of Mercy. È stato così che ho scoperto che quel titolo era in realtà il frammento di un testo di Leonard Cohen. Mi sono lasciata trasportare da quel brano (si intitola Teachers) attraverso le prime pagine del romanzo, in cui una giovane poliziotta dalla vita incasinata che si ritrova quella canzone in testa poco prima di imbattersi nell’omicidio compiuto da un serial killer.»  

Questo è il frammento di un bell’articolo/intervista uscito su ilLibraio.it, in cui parlo dell’importanza della musica nella mia vita e di come quest’ultima, per me, sia legata indissolubilmente alla scrittura. 

Cliccando il link riportato nella pagina, potete ascoltare la playlist che ho creato su Spotify ispirandomi alle atmosfere di Aurora nel buio. Sono le canzoni che in qualche modo mi hanno accompagnata nella stesura del romanzo.

Per leggere l’articolo completo e accedere alla playlist, potete cliccare QUI.

E per finire vi ricordo che VENERDÌ 5 MAGGIO alle ore 21, presso il Pub del Cinema Victoria a Modena (Via Ramelli, 101) si terrà un grande evento, gratuito e aperto a tutti, per festeggiare l’uscita del romanzo. Patrocinato dalla Libreria Mondadori Cinema Victoria, coinvolgerà artisti e amici. Insieme a me, Carla Marras, nelle vesti di relatrice. La nostra chiacchierata sarà intercalata da letture a opera di guest star davvero speciali: Lara e Massimo dei DelendaNoia, di Francesca dei Marlat e la splendida Camilla Voodoosmile Quirino. Dj set di accompagnamento a opera di Gianfranco Righetti, dj storico della scena dark/new wave/post punk (Grotesque Modena). Per l’occasione, la fotografa romana Laura Penna esporrà in anteprima qualche scatto dal progetto “heArts- Exhibition by 31 Women“. Vi aspettiamo!

 

 

Torture Garden n. 3, il capitolo finale in anteprima al Cartoomics 2017

Save the date! L’appuntamento con Torture Garden n.3 è al Cartoomics di Milano (3/4 e 5 marzo 2017), dove sarà possibile acquistare in anteprima l’albo, prima dell’uscita ufficiale in fumetteria e negli store online. 

“Torture Garden 3 – Il patto dei fiammiferi” rappresenta il capitolo finale della mia prima miniserie. Al contrario degli albi precedenti, il titolo non presenta il nome di uno dei personaggi, ma svela il momento in cui tutto ha avuto inizio. Lontano nel tempo, nell’Orfanotrofio della signora Woland, dove Travis, Cassandra e gli altri orfani hanno fronteggiato demoni che nessun bambino dovrebbe incontrare.

«Lo capite? Noi siamo il Torture garden. Nei nostri ricordi, nei nostri incubi, sulle cicatrici che portiamo addosso è inciso il nostro passato. È come un demone, che vivrà per sempre dentro di noi.»

Ed è proprio il passato, incarnato dal Suturatore – il serial killer che sta facendo a pezzi i sopravvissuti dell’istituto della signora Woland – che Travis e Cassandra dovranno guardare negli occhi un’ultima volta.

Vita o morte? Salvezza o perdizione? Non ci sono uscite di sicurezza nel mondo di Torture garden. Così come non esiste redenzione. Perché a volte, la vendetta è l’unica scelta possibile.

Torture Garden 3 contiene due episodi di trenta tavole ciascuno (per un totale di 64 pagine). Il primo, Il patto dei fiammiferi, è stato illustrato da Sofia Terzo e Rossano Piccioni, il secondo, Juri, illustrato da Simone Delladio e Rossano Piccioni.

La meravigliosa copertina REGULAR (prezzo Euro 5,90), sanguigna e conturbante, è opera di un artista del calibro di Arturo Lauria

La copertina VARIANT, come le precedenti, è firmata dal grande Giulio Rincione. È una carezza seducente, in bilico tra EROS E THANATOS. Stampata in sole 200 copie numerate, al prezzo di 10 euro. Non si troverà in fumetteria ma SOLO in fiera.

Potete recuperare i primi due albi di Torture Garden sullo shop online di Edizioni Inkiostro, cliccando QUI, o su Amazon e negli shop online. E, naturalmente, in tutte le migliori fumetterie, dove potete già prenotare la nostra copia del n.3.

Al Cartoomics, sarò a disposizione dei lettori per le dediche durante tutta la giornata di sabato 04 marzo, allo stand di Edizioni Inkiostro. Quel giorno, sarà presente lo staff completo dei disegnatori, per disegni e dediche,mentre per le altre giornate troverete comunque lo staff Inkiostro e il nostro generale Rossano Piccioni. Vi aspettiamo! 

Su Lo Spazio Bianco è presente una succosa anteprima di tre tavole, una per ogni disegnatore della miniserie. Per vederle, basta cliccare QUI

«Ispirato da una storia vera, Torture garden è la discesa negli inferi di una mente criminale, un incubo a mente lucida. Uno scontro con se stessi e con i propri fantasmi. Perché per seppellire il passato, devi riuscire a ucciderlo. Prima che lui uccida te».

Dylan Dog «Gli anni selvaggi»: i commenti della rete

dylan-dog-gli-anni-selvaggi-coverSe, come suggerisce Vincent Left all’interno dell’albo, «il silenzio è morte», allora Gli anni selvaggi è più vivo che mai. L’albo sta facendo molto parlare di sé e, fin dal giorno della sua uscita, si rincorrono per la rete le opinioni dei lettori. Alla vigilia dell’uscita, lo sapete, mi tremavano le gambe per come questa storia sarebbe stata accolta. Oggi, per le emozioni che tutti voi mi state trasmettendo con le vostre parole. Naturalmente, se avete voglia di raccontarmi cosa ne pensate dell’albo, vi aspetto su Facebook. Nel frattempo, ecco una piccola carrellata di estratti da articoli usciti nei blog sparsi per la rete.

Jacopo Cerretti di C4Comics non ha dubbi: «Barbara Baraldi e Nicola Mari hanno consegnato ai lettori un albo bellissimo e calibrato in ogni spazio, in ogni dialogo ed espressione» aggiungendo che «questo è il miglior albo di Dylan Dog uscito quest’anno». Secondo lui «Barbara Baraldi si conferma una penna interessantissima e di valore inestimabile nell’ottica di mantenere vivo un personaggio tormentato come Dylan Dog. Gli anni selvaggi mi ha dato e tolto tutto nell’arco di 98 pagine, cosa che quando accade mi porta a tornare a pagina 1 e ricominciare la lettura, magari per cercare di trattenere qualcosa che puntualmente mi verrà strappato ancora via». Per il comparto grafico, «appare evidente che Nicola Mari e musica rock sono quanto di più armonico possa esistere. Mari è riuscito ad imprimere una rarefatta nostalgia nelle scene ambientate nel passato e un concreto e oscuro orrore nel presente».

Per Gli Audaci «non è mai semplice trasporre su carta emozioni forti. Con questo episodio Barbara Baraldi ci è riuscita in maniera cristallina e convincente, dimostrandosi una sceneggiatrice dotata di grande sensibilità. La scrittrice emiliana descrive la parabola distruttiva di un rocker e sembra di avvertire distintamente in ogni tavola il suono fragoroso dei sogni che si schiantano al suolo. Gli elementi tragici e gli spunti di riflessione si fondono alla perfezione, come accade solo nelle storie davvero profonde». Riguardo ai disegni, si tratta di «un Nicola Mari in stato di grazia. Le sue figure longilinee, i corpi sinuosi e imperfetti, fanno trasparire con immutata eleganza le profondità dell’anima».

Gianluca Tammaro su Rolling Stone evidenzia che «ci sono i ricordi, i rimpianti, “quello che volevamo fare” e “quello che poi siamo diventati”. Un Dylan umano e i mostri che siamo noi; anzi no, meglio: i mostri sono i nostri desideri – e quello che, pur di realizzarli, siamo disposti a fare».

43Per Lorenzo Jonas Stanislaus, che scrive nel blog La torre muove e scacco al re, l’albo «riesce a unire la vecchia guardia e chi non ha mai letto un albo della Bonelli». Secondo lui si tratta di «una storia perfettamente Doghiana (si scriverà così!?)» in cui «il dolore dei personaggi è talmente tangibile che si sente a pelle, la storia in sé a mio modesto avviso è alla pari alla miglior storia di Sclavi». Inoltre «graficamente è a dir poco eccelso, ormai l’unico che può superare il Maestro Mari è il Maestro Mari stesso».

Lorenzo Barberis su Barberist, al termine di un’approfondita riflessione sul simbolismo presente all’interno della storia, afferma che «questo secondo albo della Baraldi si muove bene su un complesso intreccio di sequenze temporali che si vanno a intersecare a snodi salienti del canone, modificandolo in modo significativo», per poi concludere che «la storia funziona a un primo livello, con l’abbondante uso del tradizionale splatter, eros e thanatos tipico già del precedente lavoro baraldiano: come nell’albo precedente, comunque, appare anche interessante l’intreccio “di secondo livello”, evocato dalla Baraldi con tante piccole suggestioni». Secondo lui «Anche nel prevalente acquerellato il segno di Nicola Mari è riconoscibilissimo e molto efficace, ma il meglio di sé lo dà quando può esercitare compiutamente la sua Opera al Nero (il “flashback profondo” 59-63, ma anche le varie sequenze splatter del presente). Il forte parallelismo tra il suo stile e quello della Baraldi contribuisce nuovamente alla riuscita dell’albo».

Roberto Arcuri su Jazz from Italy ammette: «sì, mi ero dimenticato di Dylan… ed ora non so più se lo avevo allontanato dalle mie frequentazioni perché credevo fosse cambiato lui o se, invece, fossi rimasto fermo io. Ma vivere nuovamente in quegli “Anni Selvaggi” le emozioni di “Boys Don’t Cry” o risentire anche solo l’eco delle sonorità elettroniche di “Black Celebration” beh, è stato più che ritrovare un amico, è stato come abbracciare me stesso…». Secondo lui «questa storia è dannatamente coraggiosa» e, riguardo ai disegni di Nicola Mari: «quei segni sono perfettamente imperfetti… non nel senso puramente estetico, che è fatto più di scosse elettriche, memoria dimenticata e rivelazioni individuali che di “regolette”, ma perché ascoltano la storia, si adattano a questa eppure la condizionano, la penetrano e gli colorano le gote, la vivono, insomma».

Concludo la carrellata con le parole dell’autore del post 2016: The killing machine? pubblicato sul blog Memorie di un fan istantaneo. «La storia è un omaggio al rock, al glam, alla new wave e Dylan questa volta è un romantico roadie per una band di amici. I disegni di Mari evocano la fisicità di Egon Schiele, la storia racconta di amore, musica e morte come nella migliore delle tradizioni rock’n’roll. Il successo diventa incubo materiale che uccide letteralmente chi svende la propria musica, la solitudine è la punizione di chi preferisce il successo all’etica personale e agli affetti. Sono topoi classici della narrazione rock ma sempre attuali, soprattutto oggi che le rockstar sono frutto di attente operazioni di marketing».

 

Dylan Dog «La mano sbagliata»: i commenti della rete

Studio di Nicola Mari per una scena de «La mano sbagliata»
Studio di Nicola Mari per una scena de «La mano sbagliata»

La rete ha espresso il suo verdetto sull’albo di Dylan Dog La mano sbagliata da me sceneggiato e illustrato da Nicola Mari. Ecco alcuni stralci dai blog che ne hanno parlato. Vi ricordo che l’albo sarà in edicola fino alla fine di settembre, quindi non è tardi per aggiudicarvene una copia e… esprimere la vostra opinione!

Secondo Simone Stefanini di Dailybest «Dylan torna ad essere dark, i Joy Division fanno da colonna sonora e l’atmosfera che si respira non è troppo lontana da quella che si respirava sugli scalini di Campo di Marte a Firenze leggendo “Il lungo addio” mentre aspettavamo che aprisse il Palasport per vedere i Cure del Wish Tour».

Roberto Meattini su L’angolo Dylan-Dogghiano del blog La voce di Thalìa sostiene che «i lettori de La Mano Sbagliata si trovano davanti ad un albo che non esito a definire D.O.C. (Davvero di quelli Originali Cacchio!) La storia messa in piedi da Barbara Baraldi è un notevole giallo noir, avvolto da arte, psicologia e dall’oscurità che la dimensione mortale proietta sull’uomo. In parallelo, giocano un ruolo di primo piano le tavole del maestro Nicola Mari, che mette “nero su nero” il perfetto stile tetro e, per essere banali, Tim-Burtoniano, che completa questo albo e gli dà piena forma».

Per Gianluca Zanzottera di Le conseguenze del troppo tempo libero «Il numero 348 è un’opera così piena e completa dal lato visivo che non necessiterebbe quasi di alcun dialogo, segno dell’ottima coesione che si è instaurata tra disegnatore e scrittrice».

Scrive Emanuele Chisari di Avison magazine: «la storia di amore tra Dylan e Anita non segue le linee classiche degli amori dylaniati, ricca di scene dal sapore dolce ma anche morboso e disturbante, una su tutte il tenero bacio che Dylan stampa sull’arto mutilato di Anita. Una scena con una carica emotiva forte e magnificamente scritta che rimane in testa per ore».

Per Mattia Spadini di Comcsviews La mano sbagliata è «Un albo da amare con ossessione, senza provare alcuna vergogna».

Voce fuori dal coro quella di Michele Garofoli di Lo spazio bianco, secondo il quale «La sceneggiatrice, pur riuscendo a trasmettere bene l’atmosfera malata della vicenda, fallisce nel dare continuità alla storia».

Daniele Ramella su Caffè Saturno sostiene che «è evidente che l’ispirazione e l’atmosfera sono mutuate dai primi film di Dario Argento, ma l’autrice infonde nella trama e nelle situazioni una vena dark che da tempo non si vedeva nel secondo fumetto italiano più venduto. La matita e la china di Nicola Mari sono intinte nelle tenebre dell’incubo e riescono a creare qualcosa che, a sua volta, è arte, più che fumetto».

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Tavola di Nicola Mari per «La mano sbagliata»

Secondo Tonino Monti del Diabolik forum, «I personaggi sono ben allineati nei loro ruoli di sospetti e possibili vittime, nell’apparenza stilizzati in personalità ambigue, ma mai volgari, nella condizione di creare un rapporto che determini la propria supremazia».

Tim Tirelli nel suo blog ricorda che «DYLAN DOG, il fumetto intendo, sta cercando la sua strada, recentemente si è imposto cambiamenti, ha bruciato certezze che davamo per eterne, è chiaro che sia in una fase un po’ brumosa, le storie di BARBARA BARALDI potrebbero incidere non poco nel tracciare i sentieri giusti; il personaggio di ANITA NOVAK dà l’idea di essere qualcosa di più che la protagonista femminile di uno numero solo».

Glauco Silvestri, sul blog Stretto in un angolo, scrive: «Mi piace la femminilità dominante di quest’opera, e l’ambientazione cupa, noir. Il Dylan Dog 348 è un albo maturo, adulto, molto potente. E’ cambiato parecchio dal Dylan Dog che leggevo anni e anni fa. Si tratta di una evoluzione che in parte mi piace, che mi spinge a pensare che il rinnovamento sia orientato a far piacere la testata ad adulti, che poi erano i ragazzini di ieri, quelli che leggevano il Dylan dei primi anni…»

Per concludere questa rassegna, l’opinione di Sara Silvera di Mondo nerd: «Roberto Recchioni alla fine del suo brillante editoriale consiglia di ascoltare “Bela Lugosi’s Dead” dei Bauhaus durante la lettura de “La mano sbagliata” e di esprimere un commento a riguardo. Ho deciso di provare, spinta dalla curiosità. È assolutamente perfetta. Il brano ha la stessa funzione delle litanie durante i riti sciamanici: la linea di basso e il ritmo cadenzato della voce permettono una completa immersione nell’atmosfera della trama. Assolutamente inquietante. Che dire di più? Mille di questi albi».

Dylan Dog «La mano sbagliata» oggi su La Repubblica!

«Il mio Dylan Dog siamo noi, è un uomo con dei limiti, che affronta situazioni più grandi di lui. Ed è la sua normalità inquieta che racconto in “La mano sbagliata” coi disegni di Nicola Mari». Oggi su La Repubblica Bologna una lunga intervista in cui racconto… “Io e Dylan Dog”. Articolo di Alberto Sebastiani.

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Dylan Dog «La mano sbagliata»: Le recensioni di Hermetical e Mangavorever!

11252158_809654725798087_7447243151376883901_nA un giorno dall’uscita ufficiale in edicola, la rete continua a proporre recensioni dell’albo di Dylan Dog «La mano sbagliata», scritto da me e disegnato da Nicola Mari. Oggi vi propongo uno stralcio dagli articoli apparsi sul blog Hermetical e sul portale Mangaforever.

Secondo Hermetical «Colpisce subito (e per tutta la storia) l’abilità della Baraldi, al suo esordio dylaniato, di offrire perfettamente il destro al talento artistico di Mari, mettendo in scena situazioni narrative che permettono di esaltare il tratto decadente di quello che è forse il più grande autore della “età argentea” di Dylan Dog.» Inoltre «l’albo si conferma un esordio eccezionalmente felice. Le nozze alchemiche tra Baraldi e Mari sono decisamente riuscite, e ci auguriamo di rivedere presto la regina dell’orrore in qualche nuova storia (perché non un duetto con Roi?) dove, nelle pozze di neri dylaniate, possa riversare la sua passione scarlatta.» Leggi il post completo qui.

Secondo Mangaforever «La carenza di personaggi di contorno caratterizzati con tale efficacia da restare impressi nella mente del lettore è stato uno dei motivi che ha portato le storie di Dylan Dog ad un evidente calo qualitativo. Anita Novak non avrà le peculiarità di una Bree Daniels o di una Lillie Connolly, amori storici e indimenticabili di Dylan, ma è una dark lady molto ben congegnata e di sicura presa grazie al raffinato lavoro di scrittura di Barbara Baraldi, al suo esordio sulla serie regolare.» Inoltre «la lettura trascina con buon ritmo ed è nella parte conclusiva che la storia fornisce gli apici emotivi di maggiore impatto, il thriller diventa psicologico, la scrittura si fa più affilata e s’intensifica la componente erotica con sequenze a tinte forti. Un Dylan affusolato e dallo sguardo malinconico si muove tra atmosfere dark e disturbanti, si stringe a sensuali figure femminili tra suggestivi giochi di luci e ombra, circondato da scenografie ricchissime e dipinti spaventosi di corpi straziati. L’angolazione d’inquadratura è sempre quella più efficace sul piano espressivo e i primi piani dei personaggi denotano forte intensità.» Leggi l’articolo completo qui.

 

Dylan Dog «La mano sbagliata»: La recensione in anteprima di Badcomics!

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Sul portale Badcomics.it è uscita la recensione in anteprima del mio primo albo della serie regolare di Dylan Dog, «La mano sbagliata». Eccone uno stralcio!

[…] Anticipiamolo senza fronzoli: questo numero che abbiamo avuto il piacere di gustarci in anteprima ci è parso subito di notevole qualità, la miglior presentazione agli esigentissimi fan dell’Old Boy, attestando un grande acquisto per il team creativo dell’Indagatore dell’Incubo.

La trama intessuta sul mondo della pittura e incentrata sul fascino della coprotagonista, l’artista di successo Anita Novak, così come quello della conturbante rivale Rita Leigh, crea un trasporto immediato. Il soggetto è un noir ben congegnato in cui ognuno dei personaggi coinvolti è il potenziale assassino, anche se la principale sospettata è la stessa Anita, il cui estro si è votato alla rappresentazione maniacale della morte dopo un grave incidente subito.

La Baraldi dimostra di conoscere bene il mondo che ruota attorno a Craven Road n. 7, offrendoci una delle più convincenti interpretazioni dell’ispettore Carpenter e una personale e alternativa di Groucho, la cui comicità non è espressa tramite le consuete battute, ma riservandogli una vera e propria gag.

Il racconto è avvincente, intrigante e trasmette l’eleganza tipica di una penna femminile, ma grazie al supporto grafico di un superbo Nicola Mari, riversa tutta la sensualità, il raccapriccio e la morbosità della vicenda narrata…

Leggi l’articolo completo su Badcomics.it

Dylan Dog «La mano sbagliata»: La recensione in anteprima di c4comic!

11252158_809654725798087_7447243151376883901_nSul portale c4comic.it è uscita la prima recensione dell’albo n.348 di Dylan Dog «La mano sbagliata» che vede il mio esordio come sceneggiatrice sulla serie regolare dell’Indagatore dell’Incubo. Eccone uno stralcio!

TRA LA VITA E LA MORTE

Le mie aspettative e la curiosità intorno a questo albo di Dylan Dog erano a livelli inimmaginabili… tutta quest’ansia era giustificata? Risponderò nella maniera più sincera e personale possibile: Barbara Baraldi e Nicola Mari consegnano ai lettori dylaniati uno degli albi più riusciti del rilancio dell’old boy curato da Roberto Recchioni.
Barbara Baraldi è al suo esordio nella serie regolare mensile di una delle testate più monolitiche del fumetto italiano e ciò traspare chiaramente, non tanto per carenze dovute all’inesperienza (di cui non v’è traccia), ma per l’immenso amore e la cura riposta nel confezionare un albo destinato a rimanere nei cuori dei fan.
Dylan Dog sarà portato a ballare un valzer (metaforico e non) con due bellissime artiste: Anita Novak e Rita Leigh, rappresentanti rispettivamente morte e rinascita. Il tormentato eroe avrà il compito di investigare su alcuni omicidi che riprendono le stesse scene strazianti ed inquietanti dipinte da Anita.
Quest’albo si tinge di mille sfumature, vita e morte coesistono nella medesima arte elevandosi vicendevolmente. Questo fumetto tirerà fuori uno dei lati più amati di Dylan: il romanticismo irrazionale ed il suo continuo corteggiare ed essere corteggiato dalla trista mietitrice. I quadri di Anita mettono letteralmente i brividi, tuttavia non si può far a meno di ammirarli e rimanerne affascinati.

[…] Quest’albo si presenta come uno splendido connubio tra quanto ha fatto innamorare i lettori della prima ora ed il tentativo di rinnovo di una serie che merita non solo di sopravvivere ma di terrorizzare senza troppi riguardi migliaia di lettori. Barbara Baraldi conferma il talento e l’alchimia con il personaggiodimostrato nella storia breve scritta per il Color Fest, Nicola Mari impone la propria arte con una classe ed una cifra stilistica fuori misura.
La mano sbagliata non è semplicemente consigliato, è ciò per cui gli amanti di Dylan Dog ogni mese si recano in edicola sperando di trovare la storia che lascia il segno. Preparate i vostri tre euro e venti perché questa volta è andata proprio di lusso!

Articolo di Jacopo Cerretti. Leggi il testo completo su c4comic.it

Scarlett – La trilogia: premio miglior copertina, prime recensioni e un pezzetto di voi

Scarlett3retroPersonalmente non credo nel potere delle fascette, non credo nelle frasi roboanti che urlano al capolavoro, mettendo insieme parole chiave. Credo invece nei consigli dei lettori, nel passaparola spontaneo. Mondadori, per il retro di copertina di Scarlett – La trilogia, ha scelto di dar voce proprio ai lettori. Nel retro di copertina ci siete voi!

E per rimanere in tema copertina, su Atelier dei libri quella di Scarlett illustrata da Paolo Barbieri ha trionfato aggiudicandosi il premio “Cover Love Queen”, ovvero la copertina più bella scelta dai lettori.

Poi, sabato sera, a pochi giorni dall’uscita, è arrivata la prima recensione di Scarlett sul blog Storie di notti senza luna firmata Marika Bovenzi. Marika ha parlato di ogni aspetto del romanzo, dalla trama all’ambientazione, fino all’analisi dettagliata dei personaggi. Particolare attenzione è dedicata all’aspetto culturale e paesaggistico, visto che Marika è, tra le altre cose, studentessa di archeologia.

«Ancora una volta la scrittrice non si smentisce. Oltre ad una storia originale e ricca di colpi di scena, regala al lettore descrizioni minuziose e singolari, pregne di cultura. Strade, viottoli, antichità di Siena, luoghi esoterici misti a inferni crudeli, che a tratti richiamano ambienti di eterna e totale oscurità e sofferenza, descritti da John Milton».

10155921_10206250351284619_9153367035476029498_nPotete leggere la recensione completa, cliccando qui.

Vi segnalo anche la recensione di Nana Starlight, uscita sul blog Starlight Book’s. Nana ha amato la colonna sonora della trilogia e consiglia a tutti i lettori di farne una playlist da ascoltare come sottofondo alla narrazione.

Vi lascio un piccolo estratto tratto dalla recensione:

10329142_10206250352644653_6173081500473422863_n«Amore, mistero, passione, magia e tante emozioni! Senza contare che poi le location sono tutte italiane doc! Diamo sempre poca importanza alla storia del nostro paese e alle bellissime ambientazioni di tante nostre città. Per fortuna ci sono queste autrici meravigliose che danno nuova linfa a questi paesaggi e che ce li rendono magici! Come Milano nel caso di “Striges” e come Siena in questo caso! Ogni luogo descritto porta con sé un pizzico di leggenda, magia e mistero che è impossibile non restarne rapiti. 10345935_10206243154624707_790247420259590014_nVorrei anche parlare della splendida colonna sonora di questo libro! Ogni canzone regala una grande emozione, infatti vi consiglio di leggerlo ascoltandola perché darà un tocco in più alla lettura! Come ho detto prima quando ho letto l’ultima pagina mi sono sentita triste e malinconica, ma anche appagata e felice per tutte le emozioni che mi ha lasciato e per la gioia provata nel leggerlo».

Potete leggere la recensione completa cliccando qui.

A questo indirizzo, invece, trovate il link al podcast dell’intervista che Chiara Felici mi ha fatto per RDM – Radio Dimensione Musicahttp://www.radiodimensionemusica.it/2015/01/24/intervista-barbara-baraldi-2/

Intanto continuano ad arrivare le foto dei lettori dedicate a Scarlett. Le sto inserendo a poco a poco nell’album ufficiale. Ce ne sono di artistiche e bellissime. Chi ha inserito la sua copia in un contesto dark con candele e luce soffusa, chi l’ha portata in alta montagna o tra i ruderi di un antico castello, chi ha scelto il bianco e nero per sottolinearne le atmosfere crepuscolari e chi ha messo in posa il suo “famiglio” accanto a Scarlett.

10945712_10206267095583216_205636470182274725_nLe adoro e vorrei inserirle tutte, ma per questione di spazio mi devo limitare.

Per vederle tutte potete cliccare qui:
https://www.facebook.com/ barbarabaraldi/media_set?set= a.1477601906940.211836. 1440525572&type=3

Le foto che corredano l’articolo sono, in ordine di apparizione, di Luana Mazzi, Margherita Palladino, Ilenia Persefone e Alessia Piva. Ne approfitto ancora una volta per ringraziare tutti i lettori per l’affetto. Vi porto nel cuore!

 

Striges – La voce dell’ombra, la recensione di Sul Romanzo

L'illustrazione in copertina è di Nicoletta Ceccoli
L’illustrazione in copertina è di Nicoletta Ceccoli

Sul portale Sul Romanzo è uscita una bellissima recensione di Striges – La voce dell’ombra firmata da Stefano Verziaggi. Eccola!

Questa volta la Baraldi ha fatto centro. Proprio così, persino con l’articolo davanti al cognome: ma un motivo c’è, e poi lo scoprirete continuando a leggere. È uscito infatti in libreria Striges – La voce dell’ombra, il secondo capitolo della saga sulla strega Zoe iniziata appunto da Striges – La promessa immortale del 2013, sempre per Mondadori.

Capita che i sequel deludano. Inizio sempre un po’ fiacco, ripetizione di elementi già conosciuti per far ambientare il lettore, sviluppo di filoni che tutto sommato avevamo già immaginato. La voce dell’ombra inizia in modo del tutto inaspettato: avevamo lasciato Zoe, la nostra protagonista, in sella alla moto di Sebastian e in fuga da un destino già segnato che sembrava schiacciarli, e da cui invece sembrava giunto il momento di liberarsi. E invece, sin dalle prime pagine, ritroviamo Zoe da sola, in un ambiente che non conosce e che si rivela ben presto ostile. Di Sebastian, nessuna traccia. Tutto ciò che avevamo immaginato potesse avvenire viene radicalmente sovvertito dalla penna di Barbara, che cambia le nostre prospettive e ci costringe a seguire le storie della nostra eroina secondo i suoi tempi e i suoi ritmi.

Si tratta, senza dubbio, dell’aspetto che più mi ha colpito del secondo episodio della saga: la rinnovata capacità dell’autrice di tenermi e tenerci sempre incollati alla pagina, di non riuscire a intendere cosa succederà in seguito. Tale aspetto era già presente nel primo volume, ma ora diventa vorticoso e ben congegnato: si arriva a tre quarti del libro e ancora ci si chiede dove la storia andrà a parare, come sia possibile che ancora non siamo riusciti a comprendere i fili portanti della vicenda.

Davvero significativa e convincente, quindi, la prova di un’autrice che conosce a fondo le tecniche narrative, che racconta con sincerità ed equilibrio, che vuole comunicarci emozioni e anche riuscire a metterci in contatto con i sentimenti più profondi, e talvolta difficili da accettare, della sua protagonista. Non so se Baraldi porterà avanti questo percorso di scrittura, certo è che mi ha convinto la rinnovata maturità che ho ritrovato nel testo.Continua, quindi, la volontà di creare una letteratura per ragazzi e ragazze di qualità, che non faccia semplice uso di una facile magia o di vampiri, ma provi a rinnovare il genere senza naturalmente destabilizzarne le fondamenta.

Il cambio, in positivo, di marcia, si avverte anche in un modo nuovo di riutilizzare il patrimonio mitologico e delle leggende, a cui evidentemente il genere fa capo. Se nel primo volume l’aspetto dominante era, per forze di cose, la stregoneria, anche nei suoi rapporti con l’Inquisizione, ne La voce dell’ombra incontriamo nuove creature (per esempio, le fate) ed entriamo in contatto conun ampio patrimonio, che l’autrice utilizza e reinventa in modo disinibito ma competente; niente pasticci mitologici, insomma, ma revisione della nostra storia dell’immaginazione, anche con incursioni in altre creature.

Permane, ed arriviamo all’uso dell’articolo davanti al cognome, la spiccata nota femminile della voce narrante, che non ha paura di farsi sentire come donna e di rassegnarsi a un genere neutro o maschile, ma invece affonda con decisione sia nello sguardo femminile, che coglie particolari più cari a questa sensibilità, sia nel mondo dell’interiorità, analizzata con determinazione ma anche con le insicurezze e i vicoli ciechi propri dell’età tardo adolescenziale.

Nel complesso Striges – La voce dell’ombra si presenta come una promessa di un terzo volume in cui forse la grande battaglia che sta alle spalle di Zoe verrà affrontata con decisione, mettendo la nostra protagonista di fronte al suo destino: un destino che è più grande di lei, che lei probabilmente non accetta, come del resto avviene per tutti i nostri ragazzi e le nostre ragazze.

Stefano Verziaggi

Articolo pubblicato sul portale Sul Romanzo

Striges – La voce dell’ombra su Letteratura & cinema

Foto di Alessia PivaSul blog Letteratura & cinema è uscita una bellissima recensione di Striges – La voce dell’ombra firmata Marika Bovenzi. Una recensione che mi ha emozionato profondamente perché, dalle sue parole, Marika sembra aver percorso i corridoi del Santuario delle streghe insieme ai miei personaggi.

La condivido con piacere insieme alla foto di una lettrice, Alessia Piva, che ha interpretato Striges attraverso un make-up da brividi e una foto dalla forte intensità emotiva.

Vi lascio alle parole di Marika, ricordandovi che potete leggere la recensione di Letteratura & cinema per intero, guardando le splendide foto che sono state scelte per corredare l’articolo, cliccando qui.

“Solo l’amore più grande può bruciare oltre le fiamme del rogo”. Una semplice frase che racchiude l’essenza stessa del libro, del secondo attesissimo volume della saga che vede protagonista Zoe, una ragazza apparentemente normale che ignora il suo passato, forte e fragile al tempo stesso; una sorta di contraddizione vivente in cui pregi e difetti convivono, accettandosi e annullandosi a loro volta; una adolescente la cui quotidianità viene stravolta da segreti rivelati e da nemici antichi che le porteranno via ogni cosa.

Alla fine del primo romanzo abbiamo lasciato Zoe mentre scappava dal suo “inferno” in sella alla moto del suo antico amore, Sebastian, condannati a un passato di infelicità, ma ad un futuro di altrettanta oscurità a causa delle loro diverse nature e dell’antica rivalità che corre tra Streghe e Inquisitori. Nel nuovo capitolo ritroviamo la giovane nel Santuario delle streghe, un luogo sacro, il cuore pulsante della magia, anima dell’enorme potere che scorre nelle sue vene, dove si troverà ad affrontare diverse situazioni che la porteranno a dubitare della sua stessa identità.

Da questo nuovo libro si evince il senso di perdita, di dolore, dell’affezione alle piccole cose e ai particolari con cui Zoe deve fare i conti. Tutto ciò che prima era certezza, sicurezza, viene sgretolato, smontato in quello che a lei sembra un attimo, ma che in realtà è un lungo periodo in cui perde la percezione di ciò che le succede. Deve sopravvivere al vuoto dentro di lei come un enorme buco nero, dove ricordi e frammenti della sua vita sono scomparsi; deve far fronte alle nuove regole imposte da un luogo a lei sconosciuto, ma che in qualche modo intreccia continuamente fili con il suo passato e soprattutto deve affrontare diverse creature che si stanziano sul suo cammino. E’ una continua ricerca “di ciò che era e di ciò che potrebbe essere”, e solo quando riesce a ristabilire i punti cardini della sua vita, inizia ad avere la percezione dell’enorme potenziale che può avere la Custode delle falene e quindi a ricostruire l’enorme enigma che le avvolge l’anima.

Ritroviamo poi anche un collegamento al primo libro, “La promessa immortale”, in cui Zoe e Sebastian promettono di trovarsi ed amarsi al di là del tempo e dello spazio, come era successo quattrocento anni prima e come succede poi in questa nuova avventura, in cui apparentemente i loro corpi sembreranno distanti, ma le loro anime riusciranno a sfiorarsi e riconoscersi da principio. A fare da sfondo a tutto, troviamo la rievocazione in qualche modo di luoghi antichi (come l’acquedotto romano o Stonehenge) e mistici (come il lago, che nelle leggende antiche era simbolo del passaggio dalla vita terrena all’Oltretomba), che sin dalle prime pagine del romanzo evocano quel senso di arcano ed esoterico, accompagnato il tutto da personaggi secondari, ma non meno importanti come Misha, il famiglio di Zoe; Sam, una sorta di stella guida della strega, già incontrati nel primo volume, o ancora nuove conoscenze come l’antico popolo delle Amazzoni, negromanti, fate e demoni.

L’autrice con questo secondo volume, autoconclusivo come il primo, regala al lettore una storia forte e mozzafiato, capace di emozionare e, a tratti, lasciare senza parole. Per questo se avete voglia di provare un turbinio di sentimenti e immergervi in una quotidianità dove tutto è possibile, non mi resta che consigliarvelo assolutamente e augurarvi una buona permanenza al Santuario.”

Striges – La voce dell’ombra su Repubblica.it

Foto di Ilaria PalumboOggi vi parlo di un bellissimo articolo uscito nella rubrica Caffè letterario.bo  e firmato dal giornalista Alberto Sebastiani, sul blog di La Repubblica.

L’articolo “Barbara Baraldi, scrittrice-medium per storie di streghe” ripercorre la presentazione del volume che si è tenuta lo scorso giovedì 13 marzo alla Libreria IBS di Bologna. Si parla di streghe, di scrittura e di memoria, di generi letterari e della magia della parola.

Ma vi lascio alle parole di Alberto Sebastiani: “Il libro è uscito la mattina, ma alle 18 c’è chi l’ha già divorato. Le lettrici fedeli non mancano a Barbara Baraldi, e sono tante/i ad aspettarla giovedì alla libreria Ibs («che quando ancora si chiamava Mel fu la prima libreria bolognese a ospitare le mie presentazioni») per scoprire in che problemi si trovi Zoe, giovane strega che in La voce dell’ombra, secondo volume di Striges (Mondadori), dopo un incidente resta in coma sei mesi e si risveglia in un luogo sconosciuto, prigioniera. E sola. « La vita è sempre un ricominciare – dice la Baraldi – Io a Zoe tolgo tutto, a partire dai ricordi che deve ricostruire, dalle sicurezze, e la metto in una situazione nuova, tanto che non è necessario leggere il primo Striges per seguire la storia. Anche a me, come dice Stephen King, piace mettere in difficoltà i miei personaggi».
Foto di Sonja SilvanoIl ricostruire non è un tema da poco per chi, come la Baraldi, vive nelle zone colpite dal terremoto nel 2012. «Il primo Striges l’ho finito nei giorni delle scosse, chiusa in automobile con il mio portatile, mettendoci tutte le emozioni che vivevo. E ora questo secondo volume lo dedico proprio agli emiliani che hanno sofferto. Per me la cosa più dolorosa è stato perdere le mie abitudini, i luoghi dei miei ricordi, ma come Zoe bisogna ricostruire. Per questo è un romanzo di malinconia, dolore, ma anche sul continuare a crederci». Anche in un mondo come quello in cui si trova Zoe, «fantastico, soprannaturale, cioè con quegli elementi che ho sempre amato mettere nei miei romanzi, sia nel primo, di formazione, ambientato a Bologna e nei suoi centri sociali, sia nei gialli Mondadori, sia ora che scrivo romanzi definiti “dark fantasy”. Ma non ho mai scelto un genere. Che definiscano pure miei lettori young adult o adulti, non penso a un “target”, racconto le storie che vorrei leggere, mescolo tutto quello che ho dentro, pescando anche tra cinema, tv, letteratura, arte, musica, e seguendo la mia voce che ama togliere certezze ai personaggi. E sembra che la mia sensibilità parli a tanti»”.
Infatti Zoe ha molti “fan”. Ha un caratteraccio, «è un personaggio forte, e mi ha permesso di scrivere il romanzo che avrei sempre voluto fare: sulle streghe». Cioè una passione per la Baraldi, che ne studia la storia fin dall’adolescenza, e che in Misteri, crimini e storie insolite di Bologna (Newton Compton) ha raccontato il rogo di Gentile Budrioli in piazza San Domenico nel 1498. E la strega Zoe è una giovane donna saggia, ma «zuccona come un’adolescente e piena di paure. Anch’io lo ero, e alle medie avevo uno smalto nero che ho usato anche per scrivere sui muri della mia camera “Le più grandi prigioni ce le costruiamo con le nostre paure”. Volevo leggere quella frase tutti i giorni per uscire dalla mia gabbia». E per riuscirci, per i suoi personaggi, l’amore è centrale, «in tutte le sue forme, in tutte le sue sfaccettature, spinto all’estremo, fino all’odio», e questo appassiona il lettore della Baraldi, che non si considera una scrittrice distaccata, «anzi: partecipo alle storie che scrivo, alle sofferenze dei personaggi, a volte mi spavento o mi emoziono con loro, tanto che in alcune scene di Striges mi sono commossa. Forse perché ho un’idea romantica della scrittura: credo che i libri esistano già da qualche parte, e lo scrittore è il medium che li porta tra noi».

Cliccate qui se volete leggere l’articolo sul blog di Repubblica.it.
Le foto che corredano l’articolo sono, in ordine di apparizione, di Ilaria Palumbo e Sonja Silvano.

Striges la voce dell’ombra: la prima recensione

L'illustrazione in copertina è di Nicoletta Ceccoli
L’illustrazione in copertina è di Nicoletta Ceccoli

“C’era una battaglia in corso che reclamava il mio contributo.
La mia coscienza si era risvegliata
da un torpore che sembrava durato secoli,
e con essa il senso di responsabilità.
Mi chiamavano la Custode delle falene
e il mio potere parlava al popolo fee.
Era giunto il momento di riunire tutte le creature soprannaturali
e chi come me si era sempre sentito diverso.
Era il momento di liberare streghe, negromanti, fate e Amazzoni
dalla persecuzione degli Inquisitori
e guidare il mondo verso la pace.”

Il conto alla rovescia è giunto al termine: oggi esce in libreria Striges. La voce dell’ombra, il mio nuovo romanzo edito Mondadori. La meravigliosa copertina è firmata dall’artista Nicoletta Ceccoli.
È una strana sensazione per me. Emozione, timore, batticuore. Lo scrittore lavora per mesi, a volte anni a un romanzo e “quando nasce” è come se improvvisamente non gli appartenesse più, diventa dei lettori. Il romanzo, come una farfalla, esce dal suo bozzolo e prende il volo posandosi sui lettori che lo scelgono e lo fanno proprio.

Un romanzo nasce da dentro, dalla parte più profonda dell’anima di chi lo scrive. A volte penso che la scrittura sia una sorta di magia e che le storie esistano già da qualche parte, in un universo parallelo e il compito dello scrittore sia, al pari di quello di un medium, di portarle in questa dimensione.
Per questo quando qualcuno, lettore, giornalista che sia, partecipa emotivamente alla narrazione, sente i protagonisti respirare e si perde nella storia come fosse un labirinto di emozioni da cui uscire solo all’ultima pagina, be’ questo per lo scrittore è il regalo più grande.

È con grande emozione che vi sottopongo la prima recensione di Striges La voce dell’ombra. È uscita su Sognando tra le righe ed è firmata Sara Sangue blu. Ne estrapolo un piccolo stralcio ma potete leggerla tutta qui, anche perché non contiene assolutamente spoiler e, lo ammetto, mi ha profondamente commossa. Si parla di tutto, dai personaggi all’ambientazione ed è ricca di citazioni e pareri motivati.

“Qualunque sia la cosa che possiate cercare in un romanzo qui la potete trovare.
Azione, suspence, magia, amore, avventura, brivido.
Barbara Baraldi, regina del gothic suspance in questo libro che sempre più mi appare, rispetto al precedente, una vera favola nera, ci fa tremare più di una volta grazie ai tanti nemici annidati in ogni angolo e all’atmosfera inquietante che pervade quasi ogni pagina (…).
Capita infatti perfino che arrivi un certo Adam a mettere in crisi la nostra protagonista che, fuggita da Milano in sella al cavallo d’acciaio del suo principe in nero (Sebastian), dopo un tragico incidente si risveglia in uno strano e misterioso luogo, circondata da strane e misteriose persone… tra cui appunto questo giovane magnetico e affascinante da cui si sente fastidiosamente e inspiegabilmente attratta.
Non pensiate si tratti del solito triangolo; anzi rappresenta un vero e proprio colpo di genio (oltre ad una buona manciata di peperoncino a speziare la squisita ricetta) che sono sicura anche voi apprezzerete.
Ma non sarà certo l’unica cosa sconvolgente che vi aspetterà tra i tanti capitoli che colorano “La voce dell’ombra” perchè Barbara Baraldi è stata magistrale nel dar vita a continui colpi di scena in un orchestrazione talmente perfetta e naturale da far sembrare plausibile l’impossibile e facendo funzionare tutto alla perfezione (…).
Il risultato è un romanzo che sconvolgerà le certezze di ciascun personaggio.
E del lettore.
Negromanti, traghettatori di anime, come Valentino. Nuovi abili e devoti famigli come Merlino. E tante nuove streghe come Adelaide, Morgween, Lucrezia (figlia di una Furia) mezza demone della Vendetta e Jezebel.
Tante sotto-storie diverse che si intersecano per le altrettante creature diverse che trovano rifugio in quel luogo specialissimo e affascinante che è il vero e proprio cuore pulsante del romanzo, su cui tutto si costruisce: il Santuario delle Streghe.
Un luogo mistico, eretto a protezione e difesa delle creature del crepuscolo e delle streghe in particolare, e un ambiente stimolante dove poter esercitare i poteri, voluto fortemente dalla Sorellanza e costruito verso la fine del dodicesimo secolo da tre importanti streghe denominate le Tre Madri Erranti, tra cui una, Erzsebeth Bathory, che col passare dei secoli divenne molto malvagia (…).
Non esito ad affermare che, secondo me, Striges la voce dell’ombra rappresenti l’apoteosi della narrativa fantastica italiana, in quanto contiene in sè talmente tanti elementi così ben amalgamati tra loro, da costituire un manifesto di quello che io, da appassionata lettrice di Urban Fantasy Young Adult, cerco in un romanzo di questo tipo”.

Nel pomeriggio, come promesso, Mondadori darà a tutti i lettori la risposta tanto attesa sulle sorti del terzo volume di Scarlett, quindi ci aggiorniamo prestissimo!

Striges: la recensione sul blog di Bruno Elpis

Oggi vi propongo una bellissima recensione di Striges uscita sul blog di Bruno Elpis e su Qlibri. Enjoy!

Quando leggi sei come in un sogno da cui è difficile poi voler svegliarsi. Sofia Sofi“Zoe è una ragazza particolare. Al di là di una caratteristica fisica che la identifica rispetto a tutte le altre: ha gli occhi gialli. Come certi animali, tipo i gatti. O gli strigidi: gli uccelli rapaci e predatori. Civette e gufi, per intenderci.

Ma la sua particolarità risiede principalmente nel carattere e nella personalità. Zoe, la vita in greco, è scontrosa, si sente inadeguata, quasi una disadattata. E sarebbe anche sola (“Il giorno del mio compleanno era diventato l’emblema della mia solitudine”), se non fosse intensamente legata all’amica-sorella Chloe. Spesso e volentieri le due amiche frequentano anche Sam, una ragazza che gestisce la caffetteria “Bloody Mary”.

L’inquietudine di Zoe ha le sue radici in un fatto biografico: ha perduto la madre in un incidente. E prova rimorso, perché si sente responsabile dell’evento: “Mi sentivo come se qualcuno avesse strappato via una parte della mia anima dalla nascita, quella parte capace di farmi sentire libera”.

“Fino a quel momento la rabbia mi aveva impedito di accettare che l’avevo persa”.

Foto di Virginia ValoriPagina dopo pagina, però, scopriamo che il motivo della ‘diversità’ di Zoe è anche strutturale: perché lei è … una strega. Una strega che interpreta con romanticismo, determinazione e conflittualità il suo amore per Sebastian. Perché il giovane, che ha occhi di smeraldo, fisico da statua greca ed è “bello da far male” è … un inquisitore. E perché “a volte i nemici somigliano ad angeli, ma celano l’anima di un demone”.

Barbara Baraldi trascina per mano, e da vera strega (“… alcuni di noi sono mutaforma”) imprigiona il cuore, attraverso una storia che si svolge su due livelli dimensionali: quello fantastico tra incantesimi, magie e agguati; quello umano e psicologico nella rappresentazione delle tensioni e delle dinamiche di un gruppo di studenti impegnati nella recita scolastica di … Paolo e Francesca.

foto Kya SimononIn tutto questo, Barbara propone una concezione originale della strega (“ho cercato allo stesso tempo di recuperare un’atmosfera da “vecchia scuola”, con streghe fortemente ispirate all’antica religione e ancorate alla tradizione nostrana ed europea in generale. Anche per questo alcuni nomi, come quello di Misha, sono scelti dalla tradizione est-europea”: sono parole dell’autrice!) che si colloca in posizione critica rispetto a persecuzioni, intolleranze e roghi di ogni tempo, pur duettando con le saghe del fantasy contemporaneo.

Il romanzo è ricco di riferimenti culturali di ogni tipo, soprattutto musicali e artistici. Il linguaggio è diretto e attuale, indulge all’esterofilia (“l’angolo dedicato al bookcrossing”), sa creare atmosfere e comunica magia. Quella che serve per “spiegare le ali, e librarsi in un volo perfetto”…”

Le foto che corredano l’articolo sono delle mie splendide lettrici Sofia Sofi, Virginia Valori e Kya Simonon.

 

Striges: la recensione di Books passion

Con grande piacere vi propongo la bellissima recensione di Striges uscita su Books Passion e firmata Giuliana Popolizio, che forse già conoscerete per le sue splendide videorecensioni che escono regolarmente sul suo canale You-tube.

Foto di Giuliana Popolizio“Zoe a 17 anni scoprirà di avere dei poteri. Non è una comune mortale, è qualcosa di più. Quando si farà luce sulla sua vita, verranno fuori gioie e dolori. Una delle scoperte più belle della sua vita, l’amore per Sebastian, sarà anche una delle più grandi condanne.
Tutto girerà intorno al cammino di scoperte di Zoe: gestire e convivere con il proprio potere, fidarsi delle persone giuste, combattere contro un oscuro nemico con tutte le sue forze.

Il passato tornerà prepotente come un’onda incontenibile.
Sebastian è maledettamente bello e anche maledettamente pericoloso.

Donne all’ascolto: vedere Sebastian arrivare con la sua moto cromata, sarà un colpo al cuore per tutte!
Strano l’effetto che possono fare delle semplici parole e descrizioni di qualcuno che forse in realtà non esiste.

Striges: La piccola Zoe, Illustrazione di Marika BovenziLo stile di Barbara Baraldi è sempre inconfondibile: parole oscure e romantiche allo stesso tempo. E’ come essere accarezzati da seta che improvvisamente diventa carta vetrata. Ogni rivelazione, ogni malcelata verità il lettore l’avverte come uno schiaffo. Ogni momento di tenerezza come una calda ed irrinunciabile carezza.
Questo è l’effetto che mi fa ogni volta questa scrittrice ed io spero che continui a scrivere all’infinito!

Consigliato? Certamente sì.
Attenderò con ansia il seguito!”

La foto per corredare l’articolo è di Giuliana Popolizio mentre sta leggendo Striges. Mentre la splendida illustrazione che rappresenta la piccola e sognatrice Zoe è di Marika Bovenzi.

E su You-tube a questo link potete vedere Giuliana che parla di Striges dal minuto 9:30.