Corpi estranei: intervista a Paola Ronco

Pubblicato sul Magazine Sickgirl

Corpi estranei (Gruppo Perdisa editore) è il primo romanzo di Paola Ronco. Un esordio importante, per una collana ideata da Luigi Bernardi, scopritore di talenti quali Lucarelli, Fois, Vallorani. La prosa è tirata, l’intreccio sorprendente, personaggi di confine che non riescono a chiedere aiuto e un finale tutt’altro che consolatorio. “Tre esistenze, un filo sanguinoso che le unisce, otto giorni che potrebbero cambiarle per sempre, in una Torino che assiste immobile ai crimini di una banda inafferrabile” recita il comunicato stampa. Ma Corpi estranei è molto di più: è un testo di spessore che procede attraverso scelte stilistiche raffinate, un vero e proprio ritratto impietoso dell’Italia contemporanea. Ho incontrato Paola, torinese che vive a Genova, per una sick-intervista.

Ciao Paola, benvenuta su Sick girl! Corpi estranei è il tuo primo romanzo edito. Già dal titolo fa precipitare in una quotidianità inquieta in cui tutti, dagli amici, al fidanzato, alla famiglia, possono risultare estranei. Cosa ne pensi?
Non solo le persone che abbiamo intorno ogni giorno possono sembrare dei perfetti estranei, ma anche il nostro corpo, qualche volta, non corrisponde all’immagine che vorremmo. A volte di tratta di momenti così, magari gli zuccheri sono un po’ bassi nel sangue, magari è una giornataccia e basta aspettare che passi. Altre volte, soprattutto dopo aver subìto delle ferite, l’estraneità si fa più profonda e rischia di durare nel tempo, portando a un isolamento che sembra senza uscita; è quello che in un certo senso capita a tutti e tre i miei personaggi.

Paola RoncoRacconti che quando hai scritto il tuo primo romanzo che definisci “un polpettone fantasy pieno di aggettivi”, il rifiuto fu la cosa migliore che ti potesse capitare. Puoi motivarci questa tua affermazione?
Credo che, almeno nel mio caso, l’esperienza del rifiuto sia stata estremamente formativa. Mi ha costretta a guardare negli occhi i miei limiti, mi ha spinta a reagire in maniera positiva, portandomi a fare più letture, a osare qualche sperimentazione, a esercitarmi con grinta rinnovata. Ci è voluto del tempo, certo, e ci sono volute anche molte esperienze non direttamente legate alla scrittura, ma adesso posso dire che questa vicenda mi ha aiutata a trovare una mia strada.

Per restare in tema “aggettivi”: regalaci tre aggettivi per descrivere Corpi estranei.
Inquieto, duro, perturbante.

Tre aggettivi che assomiglino a Paola Ronco.
Lunatica, spigolosa, appassionata.

Paola RoncoCorpi estranei è un romanzo sofferto. La vita vista con occhi diversi: dall’agente Cabras e i suoi tormenti a Silvia, che rifiuta di accettare la sua condizione, ad Alessia, crisi respiratorie e ricordi dolorosi. Qual è il personaggio che ti è costato più fatica e quale ti assomiglia di più?
Non ricordo una difficoltà maggiore per uno o l’altro, di sicuro sono stati tutti e tre piuttosto impegnativi. Mi somigliano sì, e credo che non potrebbe essere altrimenti. Con Silvia ho in comune  questa irrequietezza di fondo che rende spesso impossibile trovare pace. Alessia mi somiglia nei tentativi di sdrammatizzare il dolore con le parole (o meglio, come direbbe lei, la tendenza a buttare tutto in vacca…). Cabras, come me molto spesso, fa fatica a elaborare in maniera costruttiva i traumi che lo hanno segnato.

Il romanzo è narrato in terza persona, tranne i pezzi che riguardano Alessia, scritti in una prima persona che permette di guadagnare maggiore intimità. Perché questa scelta narrativa?
Alessia è il personaggio più giovane dei tre; studia all’università, è vitale, diretta, onesta. Le sue zone d’ombra non vengono tenute nascoste come qualcosa di cui vergognarsi e basta, cosa che invece accade a Cabras e Silvia, ma sono esibite come cicatrici di guerra, in maniera forse incosciente, comunque a suo modo orgogliosa.  Lasciarla parlare in prima persona mi è sembrata una scelta inevitabile, proprio per rendere al meglio la sua voce.

Alcuni dei fatti che racconti assomigliano ai tragici avvenimenti del G8 di Genova. Un caso o hai cercato un modo per non far dimenticare un doloroso capitolo della storia italiana?
Assolutamente non un caso. I fatti narrati nel romanzo sono frutto di fantasia, certo, e del resto nella nostra storia ci sono stati molti altri episodi di questo tipo: manifestazioni finite malissimo, abusi di potere da parte delle forze dell’ordine, violenze insensate. Il G8 di Genova, però, è quasi un paradigma; di sicuro è una delle ferite più dolorose della nostra storia più recente, soprattutto per le persone della mia generazione, che avevano creduto, per un istante, di poter immaginare un altro tipo di mondo.

Anche tu come Alessia hai un angioletto appollaiato e represso sulla spalla destra? Lo ascolti ogni tanto?
Ce l’ho anch’io, ebbene sì. Purtroppo (per lui) non lo ascolto quasi mai.

Hai voglia di parlarci dei tuoi progetti futuri?
Sono abbastanza scaramantica, e finché non sono proprio sicura di sapere dove sto andando preferisco restare sul vago. Sto cercando di scrivere qualcosa di nuovo, ma ho cominciato da poco. Nelle mie intenzioni vorrei che fosse una storia molto blu.

Come è tradizione l’ultima domanda è: puoi dirci qualcosa di “sick”?
Posso dire ‘felice anno nuovo’? O è troppo sick persino per voi?

Per saperne di più: Paola Ronco su Facebook
Gruppo Perdisa editore

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