Da “Tipologie di un amore fantasma” a “L era dei titani: Intervista ad Adriano Barone

Da "Tipologie di un amore fantasma" a "L'era dei titani": intervista ad Adriano Barone
Inauguriamo il nuovo spazio dedicato ai protagonisti del mondo del fumetto con due opere, recentemente presentate a Lucca Comics and Games 2009: “Tipologie di un amore fantasma” (edizioni Voilier) e “L’era dei titani” (edizioni BD). Ad accumunarle il suo autore: lo scrittore Adriano Barone, qui al suo esordio sulla carta stampata. “L’era dei titani” e “Tipologie di un amore fantasma” sono due opere molto diverse tra loro, sia come intenti che come realizzazione. Il primo è una graphic novel (anche se questo termine farà infuriare qualcuno…) di forte ispirazione giapponese ambientata in una città del futuro che si trova a combattere a colpi di robottoni i ripetuti attacchi di creature gigantesche, e contro un morbo incurabile, che ne decima la popolazione. Disegnatore: lo straordinario Massimo dall’Oglio (“Cronache del mondo emerso”, “Underskin”) , talento consolidato anche oltralpe. Il secondo presenta ai pennelli Mauro Cao (recentemente premiato con il Premio Carlo Boscarato come miglior esordiente italiano) ed è un’opera che miscela riflessioni sull’amore, sull’Italia e sul fumetto, trovando fonte di ispirazioni in libri come Italia De Profundis di Giuseppe Genna e 2046 di Wong Kar-Wai: i destini di due persone si sfiorano più volte, finché, quando avviene l’incontro… non vi anticipo nulla, lascio immediatamente la parola all’autore!

L'era dei titani - edizioni BDPer prima cosa ciao Adriano e benvenuto su Sick girl. Come prima cosa ti chiederei di descriverti in tre aggettivi.
Ciao a tutti.
Uh.
Solo tre?
OK.
Scorbutico.
Malinconico.
Pigro.

Due fumetti a breve distanza l’uno dall’altro. Similitudini e differenze tra “L’era dei titani” e “Tipologie di un amore fantasma”.
Tranne il fatto che li abbia scritti io, direi che di similitudini non ce n’è.
Odio l’idea di essere incasellato in un genere.
“L’era dei Titani” è un fumetto di fantascienza ed è una riscrittura dei cartoni animati di robot giganti ma con personaggi e contesto molto adulti e un sottotesto politico abbastanza chiaro.
In “Tipologie di un amore fantasma” si racconta di una storia d’amore in modo decisamente posmoderno e surreale.
La mia prima raccolta di racconti in prosa sarà di genere horror e Bizarro Fiction.
Insomma, mi annoio facilmente, e non voglio che i miei lettori riescano a indovinare con cosa “salterò fuori” la volta successiva.

L’Era dei Titani ci presenta Cassie, una protagonista femminile molto forte, che affronta la paura, la morte, il dolore. Nulla può ferire più della verità?
Credo di sì: allo stesso tempo credo che affrontare la verità sia un momento di crescita fondamentale.
E’ il solito dilemma: meglio ignoranti e felici o consapevoli o infelici? Io scelgo sempre la seconda ipotesi.
C’è da dire che nel mondo in cui si muove Cassie, in cui ipotizzo una nuova Guerra Fredda, e di conseguenza un ambiente spionistico basato sul doppio- e triplogiochismo, distinguere tra verità e menzogna è molto più difficile che nella nostra quotidianità.
In realtà mi sono fatto tantissime seghe mentali chiedendomi se Cassie fosse un personaggio femminile realistico. Detesto l’idea di creare personaggi che di femminile abbiano solo il nome e le tette.
E poi ho appunto tentato di “entrare nella sua testa” lasciando vedere il flusso dei suoi pensieri in maniera praticamente ininterrotta con un uso massiccio delle didascalie.
Se poi sia riuscito a creare un personaggio femminile credibile, è tutto da vedere.

Adriano BaroneCome ti sei trovato a lavorare con un professionista dalla fama (e bravura) consolidata come Massimo Dall’Oglio?
Benissimo.
Max, oltre ad avere uno dei tratti più interessanti sulla scena globale del fumetto, è un professionista con le palle.
Le correzioni che gli ho richiesto a lavoro finito sono state minime, e anzi, i cambiamenti registici che ha effettuato hanno invariabilmente portato dei miglioramenti. Infatti non gli ho dato alcuna indicazione sui layout di pagina, dato che ero tranquillissimo sul suo senso della composizione della tavola. E il risultato, splendido, si vede.
C’è da dire che col tempo si è sviluppato anche un rapporto di amicizia, nonostante la distanza (io sono di Milano, lui di Cagliari), quindi non vedo l’ora di lavorare di nuovo con lui, sia per la bravura, sia perchè ci si intende al volo, sia perchè avere anche la scusa del lavoro per telefonarsi e sparare stronzate e mandarsi e-mail di cazzeggio è fantastico.

Tra le vignette di “L’era dei titani” ho trovato con piacere alcuni rimandi a pietre miliari come “Evangelion”, ma anche sfumature da bande dessinée. Quali sono state le tue fonti d’ispirazione?
Le fonti di ispirazione sono stati…TUTTI i cartoni animati di robot giganti.
Veramente tutti quelli che sono riuscito a vedere da quel lontano 1978 in cui avevo due anni e assistevo alla prima puntata di Goldrake. L’imprinting è stato devastante: mi piacciono veramente tutti i cartoni animati di robot giganti. Anche quelli brutti.
La rinascita che c’è stata negli anni ’90 grazie ai remake delle opere di Nagai (a partire da “Getter Robot Go”) e ovviamente “Evangelion” mi hanno dato il colpo di grazia.
Il livello citazionistico dell’Era dei Titani è maniacale: prima di tutto la struttura della trama è identica a quella di un episodio di una serie TV: primo scontro, episodio con “crescita spirituale” del protagonista, scontro finale in cui la rinnovata crescita del protagonista permette la vittoria.
Le citazioni sono a tutti i livelli: Max ci ha pensato per quanto riguarda design di abiti e tecnologia, io per i singoli momenti della trama. Dico solo che quando Cassie si lancia nell’abitacolo del robot, in una pagina sola cito sia il lancio di Actarus in Goldrake che l’ingresso dell’Entry Plug nel retro del collo dell’Evangelion…
Diciamo che comunque l’approccio realistico fa riferimento non ad “Evangelion”, ma al vero spartiacque dei cartoni animati dei robot giganti che è “Gundam”: ne “L’era dei Titani” abbiamo portato il realismo all’estremo, con un pilota che è un militare addestrato (e non un adolescente che “casualmente” sale su un’arma gigantesca e “impara a pilotarla” come per magia) e immaginando un mondo futuro in cui c’è scarsità di materie prime, in cui anche i robot giganti sembrano fatti di “pezzi di scarto”.
Molti lettori mi hanno detto che l’ambientazione è veramente deprimente. Era voluto, quindi l’obiettivo è stato centrato in pieno.

Parliamo di “Tipologie di un amore fantasma”. Il protagonista ti assomiglia in un modo inquietante…
Beh, è una scelta ovviamente voluta.
“Tipologie” è il racconto, visivamente traslato, di una concezione dell’amore che ho avuto in passato (che maturando sono arrivato a  reputare infantile ed egoistica), ma è anche una riflessione sull’Italia, intesa come “luogo dove non si può amare”.
Diciamo che se alcuni fumettisti come Gipi in LMVDM ti raccontano dei fatti personali parlando del proprio pisello, io preferisco comunque parlare di qualcosa di molto personale raccontando delle storie.
Poi, per far capire che si tratta di storie che fanno riferimento a miei “paesaggi mentali” (e stiamo parlando di una mente in perenne stato allucinatorio), il metodo più semplice mi è sembrato quello di far avere al protagonista il mio volto.
In generale capisco che possa essere inquietante essere nella mia testa: non è un bel posto.

Come ti sei avvicinato a Mauro Cao?
Via internet.
Ho visto i suoi lavori on line e ho pensato: “Questo è veramente un figo”. In particolare, mi piace la freschezza che Mauro è sempre in grado di dare ai suoi personaggi, particolarmente espressivi. Gli ho spiegato il progetto, gli ho detto che era molto sperimentale e anche molto “astratto”, un po’ diverso da quello che lui è abituato a fare.
Ma essendo Mauro un figo (oltre che uno dei fumettisti più eleganti al mondo), ha apprezzato subito la sfida e si è buttato con entusiasmo nel progetto. Credo di non avere mai effettuato così poche correzioni su un fumetto. Anche con Mau si è creata un’amicizia a distanza (Mauro è di Roma), e come con Max ci si intende alla perfezione: sono al lavoro su altri progetti in cui vorrei coinvolgerlo, e dato che secondo me Mauro sarà la prossima star del mercato francese, farò meglio a sbrigarmi prima che entri a far parte della schiera di artisti italiani che lavora in pianta stabile all’estero. E poi vale anche per Mauro la regola dello “sparare cazzate al telefono o via e-mail con la scusa del lavoro”.

Quale è stata la difficoltà più grande nel realizzare una storia a fumetti in cui è la sfera psicologica a farla da padrone?
Il TIMORE più grande relativo a una storia del genere era che non si capissero gli stati emotivi dei personaggi.
La stragrande maggioranza dei disegnatori di fumetto realistico non sono minimamente in grado di far “recitare” i personaggi: i personaggi sorridono, sono incazzati, altrimenti di solito hanno espressioni che non hanno niente a che fare con le richieste di sceneggiatura e allora ci devi mettere una pezza con dialoghi e didascalie di pensiero. Con Mau (e con Max) questo problema non me lo sono posto per un istante: sono fumettisti veri, che con un tratto sintetico sono capaci di convogliare emozioni fortissime, anche e soprattutto con i volti dei personaggi. A parte gli autori di manga, ben pochi autori occidentali sanno farlo.
Da parte mia non ho avuto difficoltà. Una volta che Paolo Castaldi, direttore editoriale di Voilier, mi ha approvato il progetto, ho solo pensato: “Non si rendono conto di quello che hanno fatto” e mi sono scatenato. Ho scritto veramente a ruota libera: nel senso che avevo ideato la trama, avevo deciso che la struttura sarebbe stata quella della mise en abîme: avendo questa base di partenza molto solida, ho scritto le singole sequenze in maniera quasi jazzistica, dato che non c’era neanche un numero di pagine prefissato (di solito il grande limite del fumetto) a cui fare riferimento.
Ecco, un’altra mia paura era la complessità del risultato finale. Mi sono chiesto a lungo se avessi scritto un fumetto anche solo vagamente comprensibile. Ovviamente la riscrittura è stata lunghissima: ho scritto dieci stesure della sceneggiatura, e senza i miei beta-readers (amici registi e sceneggiatori di fumetto) “Tipologie” sarebbe stato un prodotto molto peggiore.

Parlaci dei tuoi progetti futuri.
Al momento posso solo dire che la mia prima raccolta di racconti in prosa uscirà a maggio 2010 per la collana Epix della Mondadori. Si intitolerà “Carni (e)strane(e)”. Come si intuisce dal titolo, è una raccolta in cui ho cercato di inserire racconti che fossero più disgustosi e surreali possibili. I “numi tutelari” di riferimento sono Clive Barker, David Lynch, David Cronenberg e Takashi Miike.
Inoltre, non so se su “Urania” o su “Epix”, apparirà un racconto in prosa che costituirà il prequel de “L’era dei Titani”. Il titolo, molto fantasioso, è “Prima missione”.
A parte questo, il nulla.
Non ho contratti firmati, e di certo ci sarà solo un fumetto che apparirà on line sul mio sito www.adrianobarone.com (on line entro fine anno, dato che presto chiuderò il mio blog): si tratta di un fumetto molto surreale (naturalmente) in cui un angelo senza organi sessuali cerca un modo di provare un orgasmo. I disegni saranno del geniale Lorenzo Pasqua.
Inoltre, pur senza contratto, sono in parola per consegnare un romanzo New Weird che dovrebbe uscire a fine 2010/inizio 2011.
Come tutte le cose che scrivo, sia il fumetto sull’angelo che questo romanzo.
Saranno.
MOLTO.
MALATI.

Come d’abitudine, per finire l’intervista: puoi dirci qualcosa di “sick”?
Preferisco lasciar parlare i miei libri, che sono abbastanza cinici, nichilisti, surreali da provocare tristezza, nausea e depressione.
E poi il resto dell’intervista non è bastato? 😉

Per saperne di più: http://www.adrianobarone.com/
L’era dei titani
Tipologie di un amore fantasma

Intervista apparsa sul magazine Sickgirl.

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