Dai Beatles a Italian sharia: intervista a Paolo Grugni

shariaNegli ultimi anni l’opinione pubblica italiana è stata colpita dalle vicende di Hina e Sanaa, uccise dai familiari in provincia di Brescia e di Pordenone, con l’accusa di non aver rispettato le leggi dell’Islam. E’ da questo fatto che nasce la riflessione di Paolo Grugni e il suo nuovo romanzo “Italian Sharia” (PerdisaPop), e da qui voglio partire da qui per introdurre l’autore: un autentico combattente della parola, come solo gli idealisti sanno essere. L’ho incontrato ieri alla Fiera Book di Modena, in cui presentava il suo romanzo (che, pur essendo stato scritto prima che avvenisse, si apre con la morte di Michael Jackson!), e ne ho approfittato per una chiacchierata che abbracciasse un po’ tutta la sua produzione, a partire da “Let it be”, thriller ispirato alla canzone dei Beatles uscito per Mondadori e rivelatosi un autentico long-seller, al punto di essere più volte ristampato.

Ciao Paolo, benvenuto su Sick girl. La prima domanda che vorrei porti è: chi è Paolo Grugni? Vuoi presentarti hai nostri lettori?

Domanda difficilissima, forse la più difficile che mi sia stata fatta. Ci vuole o presunzione o consapevolezza per rispondere. In ogni caso, sono uno che scrive libri. Se questo faccia di me uno scrittore, lo decide chi li ha letti.

“Let it be”, un thriller mozzafiato dove investigatore e killer sono accumunati dalla stessa passione. Vuoi parlarcene?

E’ il mio romanzo d’esordio. E la prima volta che appare la figura letteraria cui mi sono legato: quella di un uomo normale che entra a far parte di una storia più grande di lui. In questo caso si tratta di un semiologo fan dei Beatles “sfidato” da un assassino che uccide citando i testi del quartetto di Liverpool. Anche se l’impianto può apparire quello del thriller tradizionale, il romanzo, da un punto di vista letterario e di analisi sociale, è totalmente diverso.

“Mondoserpente”, un noir metropolitano che distrugge ogni regola, a partire dal metodo d’indagine…

E’ romanzo che mescola prosa, poesia e teatro. Ma non solo: generi e sottogeneri, trame e sottotrame, è un viaggio letterario alla caccia di un assassino. Una caccia, appunto senza metodo d’indagine, il che va a minare le fondamenta del giallo.

“Aiutami”, già dal titolo è chiara una richiesta di aiuto. Chi sono le vittime?

Sono gli animali. Gli animali che molti di noi dicono di amare, ma che poi si ritrovano nel piatto senza notare la terribile contraddizione. O per i quali non muovono mai un dito. “Aiutami” è l’appello disperato di questi esseri senzienti che nessuno ascolta. Da un punto di vista narrativo, è la storia di un gruppo di animalisti che rapisce un cacciatore. Ma non è un romanzo specifico per animalisti o diretto a persone insensibili al problema, bensì a tutti coloro che provano empatia per gli animali e che possono / devono fare un salto verso una maggiore presa di coscienza.

E ora parliamo di “Italian Sharia”. Da dove nasce?

L’ispirazione nasce dall’omicidio di Hina, la ragazza pachistana uccisa in provincia di Brescia nell’agosto del 2006. Ho ripreso quella storia e l’ho trasportata a Prato, una città simile per grandezza e particolarmente sofferente a causa dell’immigrazione. La cosa in più, che ho scoperto grazie a una fonte riservata, è che, dopo il caso Hina e in seguito allo scalpore suscitato, gli omicidi nei confronti di ragazze ritenute non buone musulmane sono continuati: solo che le ragazze sono state riportate, o con la forza o con l’inganno, nei paesi d’origine per essere uccise.

Foto GrugniDalle tematiche affrontate nei tuoi romanzi traspare una necessità di dar voce ai disagi sociali, ai più deboli, tramite la scrittura. Credi nel suo potere?

Ti faccio un esempio. Non molto tempo fa uscì il libro “La casta” di Stella, ritratto impietoso dei nostri potenti. Un milione e più di copie vendute. E’ cambiato qualcosa? No, la gente elegge sempre i soliti corrotti, molti dei quali collusi con la criminalità. Per cui ci credo solo in parte. Ovvero, io non mollo, e mai lo farò, perché credo nella presa di coscienza del singolo. In quella delle masse forse non ci ho mai creduto.

Cosa ne pensi del problema dell’integrazione in Italia?

Credo che la parola “integrazione” sia una parola sbagliata. Una parola che costringe la cultura ospite e più debole a subire la cultura dominante. La parola giusta è “interazione”, ovvero agire insieme per il bene comune. Ricordando però sempre che prima dei valori religiosi ci sono i valori laici.

Italia e italiani in tre aggettivi.

Un paese ridicolo che arranca sulle proprie macerie.

Vuoi parlarci dei tuoi progetti futuri?

Ho appena finito si scrivere “Il chirurgo rosso”, thriller politico che ricostruisce la storia del Movimento del 1977. A breve inizierò “Metastasi”, romanzo su tutti i cancri che soffocano la nostra società.

Per saperne di più: Paolo Grugni su Facebook

Gruppo Perdisa editore

Intervista pubblicata sul magazine di Sick girl

Commenti

commenti

Rispondi