Eziologia dell isteria: intervista a Maura Chiulli

Piacere Maria“Piacere Maria” di Maura Chiulli è un romanzo duro come un pugno allo stomaco, ma anche dolce come la brezza in una notte di mezza estate. Una carezza ruvida che accompagna il lettore nella mente dei protagonisti in un duplice viaggio senza ritorno. C’è Maria che percorre la dolorosa strada dell’accettazione della propria omosessualità e del proprio corpo. E c’è il cinico Dottor T., che tanto cinico poi non è. Un uomo pugnalato dal germe del tedio e della mediocrità che forse cerca di salvare altre vite per sopravvivere alla propria immagine riflessa allo specchio di una quotidianità opprimente.

Ciao Maura, benvenuta sul Magazine di Sick Girl. Per prima cosa vorrei chiederti di presentarci i due protagonisti del tuo romanzo. Chi è Maria? Chi è il Dottor T.?
Maria è una donna che mente, che si nasconde dietro maschere oscure e ingannevoli. T. è uno psicoterapeuta, ma prima di tutto è un uomo, un quarantenne che ha troppi conti in sospeso con il proprio passato. T. mente e si nasconde. Maria e T. sono una lo specchio dell’altro, tuttavia, Maria pare più coraggiosa: sceglie di ricostruirsi. Per salvarsi la pelle sceglie di riesumare i cadaveri che ha sotterrato nel petto.

Perché lo psicologo armato di cinismo non ha un nome? L’ha perso nell’oceano di disillusione che è la sua esistenza?
Il Dottor. T. è un personaggio che amo profondamente. Una sordida pietas mi impone un atteggiamento misericordioso nei suoi confronti. Ogni volta che parlo di lui mi ingobbisco, sento il peso della colpa di averlo reso vittima di se stesso e della narrazione. Ho celato il suo nome per uno strano moto protettivo nei confronti di un personaggio, che ho costruito e conosciuto a fondo negli anni di studi che hanno preceduto il testo. Mi piace pensare che T. abbia perso il nome ‘nell’oceano di disillusione che è la sua esistenza’.

E ora chiederei proprio al Dottor T. di introdurci Maura Chiulli.
«Maura è una donna, una lesbica, un’artista: il massimo della potenza. La crescente effeminatezza del mondo mi disgusta. La storia delle donne subalterne è una fottuta finzione, che Maura rinforza avallando l’inganno sessantottardo. Questa crociata misantropica, che la sua arte smaschera, mi impone nausea e reazione. Maledette fiche». Cinico e disilluso, il Dottor T. non riesce ad accettare successi o meriti altrui, poiché li vive come insuccessi propri. T. si protegge e mistifica l’invidia, l’angoscia, la paura attraverso un atteggiamento solo apparentemente distaccato e anaffettivo. Essendo sua madre, T. rivolge a me tutto il suo odio.

La giovane Maria è descritta in profondità. Entriamo nelle sue paure, vediamo la sua fragilità e desideri. È descritta così bene da sembrare nata dalla tua stessa carne. Per questo hai sentito il bisogno di scrivere un paragrafo introduttivo in cui spieghi che tu non sei Maria?
Ho una serie di fobie irrisolte. Una di queste è la costante impressione che qualcuno stia frugando nella mia vita. Quel paragrafo iniziale è strumentale alla riduzione della mia ‘angoscia da voyeurismo’. Io sono l’autrice e non la storia, anche se Maria ha nel petto un pezzo importante della mia esistenza. La responsabilità di tante sue sofferenze è mia, devo ammetterlo.

Il corpo di Maria è l’emblema, il simulacro del suo tormento. Hai scelto di trattare tematiche dolorose come l’anoressia, la bulimia. Puoi dirci qualcosa di più?
Anoressia e bulimia si iscrivono in un’ affascinate e mortale famiglia, quella delle addictions o dipendenze senza droghe, troppo spesso raccontate in modo superficiale e distaccato. Il mondo, la vita, la morte delle donne e degli uomini imprigionati in questo inferno sono talmente complessi, che la mia penna si è mossa da sola, con un irrimediabile moto istintuale. La mia esperienza è stata fondamentale per annerire con scienza e sensibilità le pagine: i miei dodici anni di bulimia spingevano per parlare ed ho concesso loro la voce che meritavano.

Amore distruttivo, amore lenitivo, amore odio. “Piacere Maria” è anche un libro sull’amore…
L’Amore salva Maria dalla menzogna. L’Amore per Luisa le impone di conoscersi, di decifrare i propri desideri e le proprie pulsioni, l’Amore smaschera questa donna a se stessa e la riconsegna alla vita. La dialettica Amore/Odio governa il divenire dell’esistenza di Maria. Amore come affetto, bene, aspirazione e come sesso, carne, sangue. Eros e tanatos, ossia le pulsioni di vita e di morte, scandiscono la dimensione psichica e biologica di Maria e la restituiscono alla verità.

Il verde, per tanti associato alla speranza, è il colore guida di Maria. Una sorta di leitmotiv che ritorna nel romanzo. Scelta casuale o nasconde un simbolo?
Certi dettagli solo una scrittrice come te può coglierli alla prima lettura. Quest’intervista mi piace e mi onora. Il verde è un mio simbolo. Il verde è il leitmotiv che lega Maria a me, un colore, un tema musicale, che scandisce la mia esistenza e la riproduce negli occhi della mia protagonista.

Sei molto attiva nella lotta per il riconoscimento dei diritti alle coppie omosessuali e lo fai attraverso le parole e non solo. Proporre certe tematiche in Italia non è facile e ne parlo con cognizione di causa dati i precedenti con il mio primo romanzo. Com’è stata la tua esperienza nel mondo editoriale?
La mia esperienza è stata complessa, pensa che ad un concorso letterario sul tema della maternità inviai un racconto (che poi ho sceneggiato ed è diventato performance) sulla genitorialità negata ad una coppia di donne innamorate e l’Editore mi rispose di persona, non potendo trattenere l’indignazione. Mi disse che se non avessi corretto il tiro, la mia penna ‘sebbene ottima nello stile’, sarebbe rimasta segregata nel cassetto. Finché l’omosessualità sarà un tabù, io proseguirò con ardore la mia Rivoluzione. Dopo questa mesta esperienza, l’incontro con Oscar Marchisio, il mio attuale Editore. Le nostre sensibilità si sono unite e stanno generando dei progetti molto interessanti in ambito letterario, politico e sociale. Con Oscar Marchisio la mia esperienza editoriale diventa edificante e liberatoria.

Un’altra tua passione è il teatro; sei protagonista di spettacoli e performance sull’autolesionismo, sui sentimenti, sulla negazione della genitorialità. Tematiche affrontate anche in “Piacere Maria”. Superamento dei generi, commistione dei linguaggi espressivi, cosa ne pensi?
Passione credo sia la parola chiave. Il pathos è afflizione, tormento, dolore, ma anche desiderio, brama, volontà. Il patimento spesso genera le mie creazioni artistiche (nelle loro forme diverse), che hanno sempre una grossa responsabilità: salvarmi. Sul palcoscenico l’esibizione per me è una catarsi, una purificazione da malinconie e patimenti. La mia penna sviscera i miei mostri e me ne libera. La video-arte rende immagini riconoscibili le mie paure e le ridimensiona. La commistione dei linguaggi espressivi (se parsimoniosa) può essere uno strumento infallibile per arrivare agli occhi del pubblico. Autolesionismo, sesso, sadismo, amore, omosessualità, generi, sono questi i temi che mi stanno a cuore in questo momento e per rappresentarli faccio ricorso a qualunque strumento artistico, senza paura. Osare mi spaventa e mi fortifica.

Quali sono le tue fonti d’ispirazione?
Il surrealismo mi scorre le vene. Da Henry Miller ho imparato che lo scrittore ha una missione: raccontare la realtà (la propria intendiamoci) senza filtri, senza censure. Solo in questo modo la scrittura avrà il valore salvifico che merita. La mia penna è autentica e non teme la brutalità. Anais Nin mi ha cresciuta: i suoi diari mi hanno regalata alla parola, al gusto per la verità. Le mie fonti di ispirazione sono la quotidianità, che coloro di continuo con le mie tinte forti. Detesto i chiaroscuri fisiologici della vita, ho un bisogno compulsivo di emozioni. Realtà, esistenza, fantasia (genio mi piace di più): da qui germinano le mie storie.

E ora per terminare come sempre le nostre sick interviste ci puoi lasciare dicendoci qualcosa di Sick?
Aspettavo con timore questa domanda. Sapevo che sarebbe arrivata. Essere ospite delle sick girls è veramente emozionante. Vi lascerei con una citazione attinente al mio romanzo, potrebbe essere del Dott. T. in un suo momento di lucida riflessione sull’universo femminile, forse anche mia, in realtà è di Houellebecq: «La vagina, contrariamente a ciò che la sua apparenza potrebbe far credere, è molto più che un buco in un blocco di carne (so bene che i macellai si masturbano con le scaloppine..Non sarà certo questo a frenare lo sviluppo del mio pensiero!)».

Per saperne di più:
www.myspace.com/maurascrive
Maura Chiulli su Facebook

Intervista pubblicata sul magazine Sickgirl.

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