I Settanta di Simone Sarasso

“L’Italia non è mai stata innocente” recita la quarta di copertina di “Settanta”, nuovo romanzo di Simone Sarasso e seconda parte della “Trilogia sporca dell’Italia” iniziata con “Confine di Stato”. Un affresco realistico, impietoso, lucidissimo, degli anni più oscuri della nostra Storia recente. Ma “Settanta” è soprattutto un noir dal ritmo incalzante che trae spunto e prende in prestito alcuni personaggi dalle cronache (con nomi rigorosamente cambiati) per costruire una sorta di “storia parallela” e un’ipotesi di complotto che, a ben pensarci, non appare nemmeno tanto improbabile. Il progetto è ambizioso ma Sarasso mantiene ciò che promette: un romanzo dal ritmo travolgente e incessante che non perde un colpo e presenta personaggi affascinanti e realistici. Non aspettatevi monologhi prima di premere il grilletto: se si spara, è per uccidere.

Come prima cosa ti chiederei di presentarti ai nostri lettori: chi è Simone Sarasso?
Simone Sarasso è ragazzone di Novara che fa un sacco di cose tutte insieme: scrive romanzi, racconti, sceneggiature, graphic novel e nel (poco) tempo libero lavora part-time come insegnante di sostegno in una scuola elementare. Ha trent’anni, è sposato e per il momento non ha bimbi. Ma ha una gatta di cinque chili (abbondanti) che svolge temporaneamente la funzione “pargolare”.

Nel tuo romanzo “Settanta” è evidente l’enorme lavoro di ricerca svolto, ma ancora più spicca, a mio avviso, lo sforzo di ricreare l’atmosfera che vi si respirava. Cosa ne pensi?
Una delle mie principali preoccupazioni, al di là della penetrazione politica del messaggio di denuncia contenuto nel libro, era proprio rendere l’atmosfera di “quei tempi là”. Attraverso riferimenti ambientali, linguistici, socioeconomici e culturali. Non basta dire “Brigate Rosse” per trovarsi automaticamente nei Settanta: occorrono un disco di Julio Iglesias, un pacchetto di Stop senza filtro e magari un bicchiere di cedrata Tassoni. Penso che questo mix faccia il suo dovere, e spero davvero di far viaggiare indietro nel tempo anche coloro che, come il sottoscritto, per questioni anagrafiche, quegli anni strepitosi e maledetti non li possono ricordare .

Quanto ha influito il lavoro di ricerca svolto nella costruzione dei personaggi del romanzo?
Le fonti sono alla base del mio lavoro. Anche se i miei personaggi, a romanzo terminato, hanno davvero poco a che vedere coi loro “corrispettivi” storici, devo dire che senza l’apporto delle fonti non avrebbero l’aspetto che hanno. Il procedimento con cui plasmo i miei character è abbastanza semplice: parto da un dato reale (cronachistico, in genere, preso di peso da giornali dell’epoca) e poi sovrappongo la finzione alla Storia. Ottengo così un primo spostamento dal reale. In base a quel piccolo shift cerco di definire la psicologia del personaggio. E man mano che vado a fondo, il dato storico mi interessa sempre meno.

Definisci gli anni Settanta come uno dei periodi più oscuri della storia recente italiana. Credi che, nonostante siano passati più di trent’anni, quella del romanzo sia la miglior via per decifrare il tumulto istituzionale e sociale che ha caratterizzato quel decennio senza incorrere in qualche forma di censura?
Io credo che il romanzo abbia un potere che è precluso a qualunque altra forma di indagine storica, ossia quello di raccontare non preoccupandosi dell’accuratezza storiografica. Il romanzo può privilegiare le emozioni, raccontare i mutamenti empatici e gli scossoni emotivi che attraversarono il nostro Paese negli anni di piombo. E raccontare le emozioni di allora, tenere memoria del dolore, della frustrazione, della gioia, dell’entusiasmo e della delusione di una generazione partita con le migliori intenzioni e arrivata in fondo al decennio coi sogni infranti (nella migliore delle ipotesi; nella peggiore con un ago in vena o una pistola in pugno) significa resistere. Lo ripeterò fin che campo: la memoria è resistenza; e la memoria delle emozioni è la forma più autentica di resistenza. A questo servono i romanzi: a emozionare. Perché è sull’onda dell’emozione che si va a caccia di quella verità che nei romanzi non può (per definizione) abitare.

Il linguaggio del narratore si adatta al personaggio, capitolo per capitolo. Puoi parlarci di questa scelta? Ci sono autori in particolare a cui ti sei ispirato?
Di grande ispirazione sono stati senz’altro i romanzi di Gianni Biondillo, che nei libri del ciclo di Ferraro ha fatto finalmente parlare gli italiani con la loro voce reale: un fruttivendolo siciliano non si esprime come un impiegato milanese o un sacerdote ligure. La lingua italiana è un sostrato comune, ma la recrudescenza del dialetto è in fondo a ogni pronuncia. Io ho cercato non solo di imparare la lezione, ma di spingere alle estreme conseguenze tutto questo: così anche il narratore è caduto nella “trappola linguistica” e si è mimetizzato col parlato dei protagonisti.

Sarasso e New Italian Epic.
Benché nel saggio di Wu Ming 1 sia precisato più e più volte che il NEW ITALIAN EPIC non è una corrente letteraria ma una semplice nebulosa di opere, io – che del NIE rappresento una “seconda linea”, ossia faccio parte (insieme a KAI ZEN, Angelo Petrella e altri) della seconda generazione di autori di libri in cui sono ravvisabili le caratteristiche elencate nel memorandum – da quando è uscito il volume sul NIE a gennaio (ma forse anche prima, fin dalla diffusione del saggio in rete) ho sperimentato un forte senso di appartenenza. Ho avuto modo di conoscere parecchi degli autori citati e, conversando con loro, di ravvisare una sorta di “direzione comune” verso cui il lavoro di tutti è teso negli ultimi anni.
Sono molto grato a WM1 per aver scritto il memorandum. Grazie al suo sforzo teorico, quel vago senso di comunità che ho sempre respirato fin dagli albori di questa professione (quando ero solo un lettore) è diventato reale.

Il personaggio di Andrea Sterling, già conosciuto in “Confine di stato”, fa da filo conduttore della complessa tela che lega gli altri protagonisti della vicenda. Sembra rivestire un ruolo altamente metaforico. Il suo destino si incrocia più di una volta con quello di un giudice ostinato e idealista. Ma in un Paese che “non è mai stato innocente” c’è ancora spazio per gli ideali?
Il giudice “ostinato e idealista”, ossia il mio Domenico Incatenato, non è poi così idealista, in fondo. È un uomo; un uomo con un altissimo senso della giustizia, ma in fondo anche un uomo molto fragile. Un uomo che teme l’impatto delle proprie azioni sul reale; un reale distorto dai giochi di potere della cricca di Sterling. È il Paese stesso, molto prima dei personaggi, a essere privato della propria innocenza. Ecco perché difficilmente i protagonisti escono dal romanzo puliti.

“Settanta” trasuda riferimenti cinematografici, piccole e grandi citazioni. Uno dei protagonisti è un attore di successo del “poliziottesco”, inoltre il romanzo si apre con dei titoli di testa, proprio come si trattasse di un lungometraggio. Credi sia possibile una trasposizione cinematografica del tuo libro?
Sarebbe molto bello ma, temo, anche molto costoso. I miei romanzi hanno ambientazioni molto variegate e non lesinano sugli effetti speciali. In letteratura è tutto più facile: è tutto a costo zero. In ogni modo, auguro al mio secondogenito ogni fortuna possibile. Dopotutto, ho un buon rapporto col mondo del cinema e della televisione: Turkemar, un mio romanzo breve, è stato opzionato dalla casa di produzione Ciao Ragazzi di Claudia Mori per una fiction, e l’estate scorsa ho scritto la sceneggiatura per una serie che a settembre andrà in onda sul satellite (resto parecchio sul vago perché al momento tutto è ancora top secret). Dunque: mai dire mai. Forse anche la mia “Trilogia sporca”, prima o poi, approderà sul grande schermo.

Puoi parlarci dei tuoi progetti nell’immediato futuro? Cosa dobbiamo aspettarci da Sarasso dopo “Settanta”?
A ottobre uscirà, sempre per Marsilio, la graphic novel UNITED WE STAND, un ideale prolungamento futuro della trilogia. Un romanzo a fumetti sul primo colpo di stato militare sul suolo italico, che avrà luogo nell’aprile del 2013, un attimo dopo l’elezione del primo premier donna della storia della repubblica italiana.
Nel 2010, invece, dovrebbe uscire (sempre per Marsilio) una spy story scritta a sei mani con Daniele Rudoni (il disegnatore di UWS) e Lorenza Ghinelli. In cantiere, però, c’è un sacco di roba: un romanzo apocalittico, uno storico e una libro su cui vige l’assoluto silenzio stampa.

E per concludere la nostra intervista, puoi dirci qualcosa di “sick”?
Testa leggermente girata all’indietro per non dimenticare da dove venite, occhi stretti come fessure, gambe ben piantate a terra: guardate dritto di fronte a voi, dentro la tempesta. Il grido è sempre lo stesso: RESISTERE!

Per saperne di più: http://confinedistato.blogspot.com/
La trilogia sporca dell’Italia su Facebook

Intervista pubblicata sul Magazine Sickgirl.

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