Il 18 vampiro: intervista a Claudio Vergnani

Il 18� vampiro - Gargoyle press“Il 18° vampiro” irrompe nel panorama letterario horror come un colpo di mortaio. Straordinario esordio dello scrittore Claudio Vergnani, fin dalle prime battute ci cala nell’inferno personale di un manipolo di moderni ammazzavampiri che operano nei dintorni di Modena, perquisendo edifici fatiscenti, periferie degradate, a caccia dei covi dove i vampiri si riposano durante il giorno. Un lavoro sporco, non privo di controindicazioni. Come recita la quarta di copertina: “Chi va a vampiri è un po’ come chi va a funghi: se sbaglia, in un caso e nell’altro, rischia la pelle…”

Ciao Claudio, per prima cosa benvenuto su Sick girl. Ti chiederei di presentarti, per chi non ti conosce già: chi è Claudio Vergnani?
Una povera anima persa che attraversa attonita questa valle di lacrime. Però – come direbbe Don Juan di Castaneda – … per me esiste solo il cammino lungo sentieri che abbiano un cuore, lungo qualsiasi sentiero che abbia un cuore. Lungo questo io cammino, e la sola prova che vale è attraversarlo in tutta la sua lunghezza. E qui io cammino guardando, guardando, senza fiato …
Se quanto sopra suonasse un po’ melenso, allora dirò che sono uno dei tanti alla ricerca di un equilibrio tra l’essere e l’apparire nelle infinite contraddizioni della vita umana …

Chi è il 18° vampiro?
Simbolicamente, per i protagonisti del romanzo sarà un punto di svolta, sia nella loro “professione” che nelle loro vite. Guarderanno nel profondo delle loro anime stanche, e non tutto ciò che vedranno sarà piacevole. Nel concreto … bè, lascerei al lettore il piacere di scoprirlo …

Il romanzo è ambientato tra Modena, Bologna, gli appennini con qualche incursione a Venezia. È una specie di “triangolo delle Bermude” dell’ horror italiano?
Non ci avevo pensato in questi termini. In verità – come ho già avuto modo di dire in altre sedi – ho descritto ciò che conoscevo meglio – e che quindi desideravo descrivere – attingendo – nel bene e nel male – alle esperienze di una vita. Di sicuro nel romanzo la zona citata si chiuderà proprio come un triangolo allucinante sui protagonisti.

Sei stato nell’esercito e leggendo tra le righe mi è parso che una parte di questa tua esperienza sia finita nel romanzo, è possibile?
Sì, almeno in parte. Diciamo che ho utilizzato nel romanzo alcune competenze tecniche maturate all’epoca (non mi piaceva pensare di essere troppo pressappochista o scontato nel descrivere l’uso delle armi, anche quando tale uso era a dir poco improprio). Ma grazie a Dio non ho mai dovuto sparare a nessuno con un mortaio nella realtà 🙂 .

Claudio VergnaniParlando dei personaggi, ho trovato straordinario il realismo con cui li dipingi: la loro reazione al soprannaturale è istintiva, veritiera…
Quasi tutti i personaggi descritti nel romanzo esistono veramente. Alcuni – come Gabriele – in senso assoluto, altri – come lo stesso Vergy – sono la sintesi di un paio di persone con cui ho avuto a che fare in passato. Anche Michela esiste, e così l’amica, e Maurizio ed Emil … Perciò avevo chiaro in mente come questa gente si sarebbe comportata in determinate situazioni. Così come – scrivendo in prima persona – avevo abbastanza chiaro come mi sarei comportato io. Tutto stava nel visualizzare pensieri e azioni con altrettanta chiarezza e trasferire il tutto su carta. Credo, almeno in parte, di esservi riuscito.

L’io narrante, per gran parte del romanzo, sembra avere il ruolo di osservatore. Testimone dell’esistenza dei vampiri, ma soprattutto delle scorribande dell’imprevedibile Vergy, che presenta caratteristiche diametralmente opposte, essendo votato all’azione. Puoi parlarci di questa scelta? Si tratta fondamentalmente di due facce della stessa medaglia?
Penso che i due personaggi tendano – coscientemente o meno – a completarsi. E credo che se ne rendano conto, entrando in una sorta di gioco dei ruoli naturale. Uno dei due tende ad essere decisionista, mentre l’altro sottolinea solitamente i punti deboli delle decisioni. E spesso si scambiano di ruolo. Spesso succede così anche nella vita reale. Di sicuro Claudio, l’io narrante, indulge maggiormente alla riflessione e all’introspezione, sia pure a volte in modo inconcludente.

Il libro contiene moltissime citazioni letterarie e rimandi a classici del genere, ma non solo. Qual è il tuo background letterario?
Sono figlio dei miei tempi e del liceo classico. Scolasticamente parlando, la frequentazione del Liceo mi ha condotto sulla via dei cosiddetti classici, ma al di fuori delle mura scolastiche c’era un mondo da scoprire. Per cui ad un Tacito seguiva uno Zagor, ad un Manzoni un Diabolik, ad un Omero un Asimov, ad un Tolstoj un Ballard, ad un Melville un Segretissimo, ad uno Shakespeare un Uomo Ragno (e – lo ammetto un Supersex) e così via.
Con l’horror, poi, ho avuto da subito un buon rapporto. Mi sono letto senza battere ciglio i miei bravi Poe, Lovecraft, Bierce (e Kafka oso dire), e caterve (letteralmente) di Urania (è da un vecchio Urania, dopotutto, che ho tratto il personaggio di Grimjank) , passando inevitabilmente per i vari Stoker, Shelley, Le Fanu, Tarchetti, Hoffmann, Meyrink, James, Hodgson , Dickson Carr e D’Agata, con il suo indimenticabile Il Segno del Comando, ecc. Paradossalmente (vergognosamente ?) ho letto il mio primo King solo dopo aver scritto Il 18° vampiro. Ma erano già altri tempi, ed io una persona differente.

All’interno del romanzo ci sono alcuni momenti di ironia nei confronti di alcuni noti programmi televisivi: Claudio Vergnani e la Tv.
Cosa vuoi che ti dica ? Mettila così: personalmente non ho mai creduto alle congiure, ai complotti, alle cospirazioni o alle strategie cervellotiche che tanti film o romanzi suggeriscono che regolino inconsapevolmente le vite di noi comuni cittadini. Credo nella semplicità. Noi uomini (essenzialmente quelli politici, mi viene da dire – ed essenzialmente i maschi, direi) siamo solo mocciosi cresciuti che trovano metodi alternativi per passare il tempo rispetto allo strappare le ali alle mosche dell’infanzia. Però, se mai esistesse una razza di alieni che desidera rincretinirci e imbarbarirci prima di dare il via all’assalto finale per la conquista della terra, bè … allora credo che non potrebbe trovare alleato migliore dei network televisivi. Stanno facendo un ottimo lavoro, ovunque nel mondo. Veramente. Ancora pochi anni e saremo così stupidi, ignoranti e inebetiti da fare di saltimbanchi come Biscardi e Costanzo (cito due a caso, nemmeno i peggiori, a mio parere) e delle bellone dei Reality delle divinità (se già non succede). Forse a quel punto, a ben pensarci, questi ipotetici alieni perderanno ogni interesse per noi e andranno a rompere le palle a qualche razza un pò più intelligente.
Qualcuno potrebbe dire: ma la tv non è tutta così, c’è anche Piero Angela con suo figlio …
Appunto.
Spero di aver risposto alla tua domanda.

I vampiri che presenti nel romanzo sono piuttosto diversi a ciò che l’horror più commerciale ci ha abituati ultimamente, hanno qualcosa di brutale, disumano, non c’è spazio per il romanticismo e l’istinto sembra prendere il sopravvento. Puoi parlarci di questa scelta?
Quando penso al vampiro mi viene naturale rifarmi alle leggende moldave e rumene, e alle lugubri superstizioni – e relativi terrori – dei secoli bui europei. Dipende – credo – dal gusto e dalla propria cultura personale. Non mi interessa pensare a vampiri da Talk show o da Grande Fratello. Arriveranno di sicuro anche loro, ma certo non erano – e non sono – nelle mie corde. Li lascio volentieri a Fabio Fazio e Gigi Marzullo.

Puoi parlarci dei tuoi progetti nell’immediato futuro? Cosa dobbiamo aspettarci da Vergnani dopo “Il 18° vampiro”?
Il seguito, che è già in lavorazione. Verrebbe quasi da dire che si sta scrivendo da solo. Molte persone per mail o su Facebook mi chiedono – con un tatto, una gentilezza e una partecipazione che mi hanno commosso – se ci sarà un seguito. Queste persone danno un senso al mio romanzo e sono necessarie quanto chi scrive per la realizzazione di una continuazione. E colgo qui l’occasione per ringraziarle. Un romanzo è inestricabilmente legato al suo lettore. Il primo senza il secondo rimarrebbe lettera morta.

E per concludere la nostra intervista, puoi dirci qualcosa di “sick”?
Un’iniziativa originale, fresca e coraggiosa. E per come la vedo io, il coraggio va sempre apprezzato.

Per saperne di più: Claudio Vergnani su Facebook
Gargoyle books

Intervista pubblicata sul Magazine di Sickgirl.

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