Il cuore come una pietra fredda: intervista a Stefano di Marino

Cento sigari. Mille shot di vodka. Diecimila caffè. Mi sono guardato allo specchio e ho visto un uomo disperato.“Non posso più scappare. Parto”. Pietrafredda è un romanzo sulla vendetta, sul passato che non dimentica, soprattutto quando nel passato vive una donna impossibile da dimenticare. Questo è il nuovo romanzo di Stefano di Marino, un romanzo da leggere tutto d’un fiato.

Ciao Stefano, è un grande piacere averti ospite sul magazine di Sick Girl.
Per cominciare ti vorrei chiedere cosa significa portare avanti negli anni un personaggio come Chance Renard, il Professionista. Se non sbaglio il primo romanzo risale a 14 anni fa e sono più di venti le storie che lo vedono protagonista. Quanto è cambiato Chance in questi anni? E quanto sei cambiato tu con lui?
SDM: Un piacere prima di tutto essere ospite di Sick Girl. Chance renard in qualche modo sono io. Nel senso che un personaggio seriale che ti accompagna per tanti anni finisce per succhiarti un po’ l’anima. Ovviamente lui vive in un mondo immaginario nel qualche convivono tantissime suggestioni fantastiche e diversi spunti che invece fanno parte della vita mia. Però trasfigurati perché ritengo che non si debba mai scrivere direttamente di se stessi. Il filtro della fantasia aiuta a tenere un certo distacco…e diciamolo a costruire storie più interessanti per il lettore. Certo in quindici anni e più di 30 storie tra romanzi, racconti,reportage in forma narrativa, il personaggio è cambiato. Un po’ invecchiato ma lo spirito è rimasto quello delle prime avventure. “Non perdetevi d’animo perché se lo farete loro avranno vinto e voi sarete morti” vale adesso come allora. Anche se oggi le storie sono un po’ più cupe, un po’ più realistiche se vogliamo.

Stefano di MarinoLeggendo “Petrafredda” (PerdisaPop) si capisce che è una storia che hai partorito visceralmente, a cui tieni particolarmente, o sbaglio?
SDM: Eh, sì. Non solo perché si svolge in quella Parigi delle banlieue che conosco molto bene e visito ogni anno. Contrariamente a diverse altre mie avventure più impostate sull’azione è una storia d’amore. A modo mio naturalmente. Violenta ma anche malinconica. Lo vedete questo soldato di tutti che , alla fine, si considera un po’ una puttana al servizio di chi lo paga che arriva a una certa età (non vecchio ma insomma…non esattamente un ragazzino) e si innamora di una spogliarellista con la metà dei suoi anni. Non sa se veramente lei lo ha amato, ma gli piace crederlo. E quando lei muore si sente preso da una rabbia sorda, feroce, che distrugge tutto. E, cosa più pericolosa di tutte, comincia a fare dei consuntivi a ripensare, spesso con disperata malinconia. E capisce che la sua vita è così, deve reagire perche a lei vederlo piangersi addosso non sarebbe piaciuto. Sono state le pagine più entusiasmanti da scrivere ma anche le più difficili. Ora, la fiction e la realtà sono sempre diverse… però un po’ di me, delle mie vicende personali..sì lo ammetto ci sono. Se leggete la dedica magri potete avere un’idea. Solo un’idea perché i fatti veri restano privati come è giusto che sia.

La vicenda si sposta dall’Italia, dove avevi ambientato le ultime avventure di Chance, a Parigi, tuo (e suo) vecchio amore. Una sorta di chiusura del cerchio?
SDM: A Parigi sono stato molte volte a seguire la mia grande passione. Gli sport da combattimento. Kick, Thai,Savate, Free Fight, da lì ho poi scoperto una realtà multi etnica dove italiani, olandesi, francesi, magrebini, vietnamiti e thai stavano insieme a darsele di santa ragione ma come un’unica famiglia. In effetti i malavitosi di Pietrafredda sono tutti miei vecchi amici del milieu. Roger, per esempio , è Roger Paschy. Un tipo incredibile. Negli anni 80 andammo per uno stage di Thai. Ci ospitava a casa sua facendoci pagare l’alloggio e le lezioni lavorando nella grande discoteca di proprietà della sua famiglia. Ricordo un amico spagnolo, Pablo. Grassottello, non molto marziale ma simpaticissimo. Ora, le figlie di Roger allora erano delle magnifiche diciannovenni(gemelle)franco vietnamite. Ci giravano intorno mezze nude. Io lo dicevo che non era il caso… Pablo invece si butta a capofitto. Sangue latino… Insomma quando una sera ci fanno vedere i filmini del matrimonio di una terza sorella con un campione di Thai(Diesel Noi, una leggenda)…sembrava il matrimonio del Padrino. E Roger cominciava a guardarci con un’aria strana. Abbiamo capito che lo stage era finito… la riscoperta dell’Europa e dell’Italia non sono una chiusura di un cerchio ma un anello che s’inserisce in un altro. Vedremo quale sarà il prossimo. Per il momento dopo aver raccontato per anni le storie del mio amatissimo Sudest asiatico mi sento a mio agio in casa mia…

Storie crude, sangue e nessuna pietà. Ma anche storie di amicizia con barlumi d’amore come lampi nella notte.
SDM: Sono il succo della vita e del romanzo noir così come lo concepisco io. Alla fine la storia d’amore e d’amicizia acquista una sua valenza romantica se è venata di tristezza, sec’è un lato oscuro nei personaggi. Un po’ è la convenzione del genere, un po’ è anche il mio carattere. È una formula narrativa che ho affinato con gli anni e in cui mi sento particolarmente a mio agio. Se fosse per me, di storie così ne scriverei una al giorno. Mi vengono naturalmente.

Vanti una carriera di tutto rispetto nel panorama letterario italiano, hai scritto tanto, con passione. Quanto sei tu a scegliere le storie e quanto sono loro a scegliere te?
SDM: Mi piacerebbe aver sentito tutte le storie che ho scritto come è stato per Pietrafredda. In realtà se si vuol vivere di editoria8non di sola scrittura perché è abbastanza impossibile) a volte si accettano lavori anche concordati. Come dicevo il narratore professionista è un po’ come il protagonista dei miei romanzi. Lavora per chi lo paga….Scherzi a parte, non credo ci sia da vergognarsi. Certo che è un piacere poter disporrei totale libertà nella scelta delle storie. A volte ci son odei compromessi che non si possono accettare. Se scrivi una storia che proprio non è nelle tue corde lo senti tu e alla fine lo sente anche il lettore e malgrado ogni intervento di marketing il libro non funziona. Io ho scelto di essere un narratore pulp anche se spesso esco anche il libreria. Però mi piace il tascabile, la libertà che ti dà di trattare l’argomento che ti pare senza troppe preoccupazioni di essere politicamente corretto, di piacere l pubblico che guarda i reality e vuole i best seller. Insomma, come diceva Erwin Torres(Carlitos’ way,il libro intendo) un vita a modo mio. Purtroppo tutto si paga. Oggi imperano delle logiche di pallottoliere. Il libro buono sembra solo quello che vende a un pubblico di non lettori che vuole cose facili, di moda. Eh be’ , sono un po’ vecchio per cambiare…per me un libro buono è quello che senti.

Tre caratteristiche per poter essere scrittore oggi in Italia.
SDM: Passione perché senza la passione non si è niente. Né scrittori né altro. Perseveranza perché è una maratona e non i cento metri. Continuare a scrivere ed essere pubblicati negli anni è il premio. Non il successo di un singolo libro che poi passa e nessuno si ricorda più chi sei. Capacità di assaporare la soddisfazione quando si presenta e di fare il muso duro di fronte alle frustrazioni che sono tante, tantissime. Se uno non si sente di affrontarle è meglio che torni a casa. Non è il suo lavoro.

Non hai mai nascosto che Chance Renard sia sorta di tuo alter ego romanzato. Quanto ti ha aiutato questo a continuare negli anni una serie così longeva?
SDM: Come dicevo c’è una sorta di transfert ideale. Entrambi eravamo ragazzi che seguivano un sogno. Io di diventare narratore, lui avventuriero. Una volta che ci siamo riusciti abbiamo capito che non sapevamo fare altro e il mondo che ci eravamo scelti era più oscuro di quello che pensavamo da bambini. Però è andata meglio a me che a lui. Io non sono costretto a far fuori nessuno tutti i santi giorni. Alla fine è la vita che ci siamo scelti…

Il tema della vendetta torna spesso nei tuoi romanzi…
SDM: Sì, ma è un riflesso. Serve a mettere in moto l’azione a scatenare passioni. Il vero fulcro è il tradimento. Dell’amicizia, dell’amore. L’amarezza di aver investito sentimenti su una persona e scoprire che in realtà questa persona ti ha sempre considerato una cosa dappoco che si può gettare quando no n serve più. Questo fa male davvero. Poi i nun racconto tutto diventa più drammatico, la gente muore. Però secondo me è il nocciolo di questo sentimento che tutti hanno sperimentato che crea un ponte tra chi legge e magari fa una vita tranquillissima ma non priva di amarezze e il personaggio che è sempre sopra le righe, un po’ spaccone perché così sono fatti gli eroi dei sogni. Una bella psicoterapia per ch iscrive e chi legge, direi.

Sei amante dei viaggi: Europa, Oriente. Viaggiare è per te uno dei modi di inseguire l’ispirazione? Vivere i luoghi per scriverli?
SDM: Sì, io ho sempre viaggiato moltissima , con la macchina fotografica con lo sguardo attento. La mia prima passione è stata l’Asia. Ho sempre raccolto moltissima documentazione iconografica. Quando mi metto a scrivere faccio prima un cast dei personaggi. Possono essere facce di attori ma anche personaggi incontrati per caso, amici. Diventano interpreti, perdono qualcosa di loro per acquistare qualcosa di mio. Poi locali, luoghi… prima devo vederli. Magari poi li mescolo, li adatto, ci inserisco un commento musicale come in Pietrafredda dove ogni personaggio ogni situazione ha un po’ la sua colonna sonora. La scrittura avviene per accumulazione di emozioni…

Puoi parlarci dei tuoi progetti futuri più prossimi?
SDM: Ah, per la verità in questi giorni mi è venuta in mente una storia che sarebbe un bel seguito per Pietrafredda. C’è lo stesso personaggio e un legame con la vicenda ma si svolge tutto in Italia. È sempre un noir ma ha che fare con la magia. C’è un labile confine tra realtà e fantastico. Più la sensazione di qualcosa o qualcuno che ti infesta. Ne esce un’avventura cupa, nei vicoli di Genova.Voglio finirlo in fretta poi si vedrà. Poi ho un lungo romanzo di tipo thriller sovrannaturale ambientato a Venezia ma devo riguardarlo bene e capire a che editore proporlo. Non c’è fretta.

E come sempre per finire l’intervista: puoi dirci qualcosa di sick?
SDM: Non guardarti alle spalle. Il tuo vizio cammina con te. Non credo vorresti guardalo negli occhi 🙂

Per saperne di più:
www.sdmactionwriter.com
Stefano di Marino su Facebook

Intervista pubblicata sul Magazine di Sickgirl.

Commenti

commenti

Rispondi