Io ti perdono: intervista a Elisabetta Bucciarelli

Io ti perdono“Perdonare gli altri significa perdonare anche se stessi. Non giudicarsi ma perdonarsi”. Il perdono è una delle tematiche del nuovo e avvincente romanzo della milanese Elisabetta Bucciarelli. La trama è complessa e articolata e l’ispettrice Maria Dolores Vergani, già protagonista di tre fortunati romanzi, si trova a dover affrontare tre differenti indagini, che toccano temi scottanti quali la pedofilia e la prostituzione. I mali del mondo toccano i territori boschivi e isolati della Valle d’Aosta come la metropoli milanese, sempre più frenetica e inospitale. Una scrittura scorrevole e incisiva che cattura e avvolge, accompagnando il lettore fino al sorprendente finale. Quando ai problemi lavorativi si uniscono quelli personali e i sentimenti e il cuore, allora la verità della quotidianità sorprende e colpisce. Perché Maria Dolores è anche una donna e come spesso accade “la sua bestia aggrappata alle spalle erano le emozioni”.

Per prima cosa vorrei ci introducessi il tuo personaggio: l’ispettore Maria Dolores Vergani.
E’ una donna che vive del suo lavoro. Alla ricerca del suo posto nel mondo. Di un motivo per amare e di uno per non farlo. Rigida ma profondamente femmina. Abituata a stare sola ma con amicizie granitiche. Sensibile al lato oscuro e in perenne lotta contro il male. Un personaggio che evolve al passaggio di ogni storia. Come nella vita. Segnata dalle esperienze e orgogliosa dei segni che la scolpiscono e la rendono sempre più umana e fallibile.

E ora sarebbe divertente se fosse proprio la Vergani a dirci chi è Elisabetta Bucciarelli.
Elisabetta? Troppo sognatrice. Testa sempre tra le nuvole. Emotività fuori controllo. Dovrebbe tagliarsi un po’ i capelli. E magari fidarsi meno di chi non conosce. Perdesse qualche grammo di insicurezza non sarebbe male. Rinunciasse alle sue filosofie anche. Però è generosa, ecco questo si può dire di lei ;o) (La Vergani è sempre piuttosto dura con me… ma in fondo mi vuole bene).

Questo è il quarto romanzo che vede Maria Dolores protagonista. Quanto è cambiato il personaggio negli anni? E ancora: quando si porta avanti un personaggio seriale i cambiamenti e l’evolversi dello scrittore si rispecchiano forse nella crescita della propria creatura di cellulosa?
Maria Dolores Vergani è passata attraverso quattro indagini grandi e una ventina piccole. Non è più la stessa. D’altra parte penso che il guaio maggiore sia rimanere identici a se stessi tutta la vita. Una vera noia. E uno spreco. Lei faceva la psicologa, poi l’hanno sospesa dall’Albo. E’ entrata in Polizia pensando di fare giustizia solo con le intenzioni. Invece si è dovuta scontrare con la Legge, i maschi e la vita di strada. Adesso è più consapevole, ha meno paura. E rischia di più. Così anch’io mi diverto a scrivere di lei. E mi accorgo che è la Vergani che mi anticipa. Può succedere che io raggiunga i suoi traguardi, ma solo dopo averli visti attraverso i suoi occhi.

Elisabetta BucciarelliLa trama è costruita con capitoli brevi e incalzanti che si susseguono, dando ritmo alla narrazione. Uno chiama l’altro, nel vero senso della parola. Tre differenti indagini, complicazioni nella vita privata dei protagonisti, sentimenti contrastanti che si alternano e sovrappongono. Forse questa scelta narrativa è metafora della frenesia della vita stessa in cui, spesso, non si può ragionare a mente lucida su un solo problema, ma ci si trova pungolati da tutte le direzioni?
E’ possibile. Per me lo stile e la struttura di una narrazione sono funzionali alle storie che sto scrivendo. In questo caso la linearità, l’asciuttezza e il ritmo sincopato erano l’unica possibilità per parlare di temi così disturbanti. In qualche modo dovevo prenderli e lasciarli velocemente. E così ne è scaturito un libro dalle sonorità secche, quasi aspre. Sicuramente dure e differenti, per esempio, dai primi due (Happy Hour e Dalla parte del torto).

Mi piacerebbe che tu ci parlassi del leitmotiv del romanzo che compare anche nel titolo: il perdono. “Ma poi? Si riesce a stare in pace? Perdonare e dimenticare il torto e chi l’ha commesso, se stessi e le proprie mancanze?”, chiede nell’incipit la protagonista.
Il romanzo nasce da alcune domande difficili: se sia o meno possibile perdonare. Cosa sia perdonabile e cosa no. E come si sta dopo aver perdonato. Quello che ho capito dopo aver mediato a lungo e aver scritto il libro è davvero molto poco. Intanto la soggettività del danno. Perdoni grandi e piccoli hanno pari dignità. Poi l’individualità del perdono. Io posso perdonare anche se l’altro non chiede di essere perdonato. Infine, la necessità di prendere in considerazione il perdono. Almeno proviamoci. Non ci rende migliori ma è possibile che ci risparmi l’acido della vendetta e il rancido rancore. Non so. Forse.

Come madre deve essere stato difficile affrontare la terribile tematica della pedofilia. Vuoi parlarci del motivo che ti ha spinta a questa scelta? O è stata la tematica a scegliere te?
E’ stato molto difficile parlare di questo tema. Ma le mie storie nascono sempre da qualche forma di rabbia o disagio. E l’abuso sui minori o la loro scomparsa sono argomenti spaventosi. Di fondo io ho paura. Di moltissime cose. Quindi ho imparato a non scappare. Ad affrontare come posso le paure. La scrittura è un magnifico modo per condividerle ed esorcizzarle.

I personaggi femminili sono maggiormente e, non esagero a dire, magistralmente tratteggiati. Ne emergono le debolezze e fragilità, la forza interiore, i desideri che spesso si scontrano con la ragione…
Ti ringrazio. Ho molte amiche donne. Ironiche, depresse, belle, maniacali. Ma tutte affascinanti e piene di lati oscuri. Mai prevedibili, mai scontate. Le guardo, le osservo, e imparo.

L’universo femminile e quello maschile sono quasi due mondi paralleli e distanti con differenti bisogni e aspettative, un differente linguaggio comunicativo. Il tema dell’incomunicabilità emerge umbratile dalle pagine del romanzo. Vuoi parlarcene?
Ho cercato di farlo in questo romanzo. Parlare dei molti modi di declinare l’amore. Di come possa essere scambiato per altre cose, o barattato, o calpestato. Per mancanza di coraggio, per vigliaccheria o troppa fragilità. Non c’è un difetto di comunicazione c’è una non volontà di comprendere i bisogni dell’altro. Ci sono precise responsabilità. Un utilizzo distorto della parola. Noi ostentiamo una sicurezza che non abbiamo, loro promettono e non mantengono. Noi concediamo senza chiedere mai, loro costruiscono castelli dove rinchiudere le principesse. Noi invecchiamo e non ci lasciano neppure la soddisfazione di farlo. Loro anche, ma noi continuiamo a non accorgercene.

Elisabetta Bucciarelli“Io ti perdono”è il primo romanzo nato dal gemellaggio tra Colorado noir e Kowalski. Puoi dirci due parole su questo progetto?
Colorado film ha deciso di investire su un serbatoio di storie interessanti per il cinema. Lo fa pubblicando con il marchio Colorando noir. In questo caso ha deciso di condividere con un altro marchio Kowalski che fa parte del gruppo Feltrinelli. E così Io ti perdono è uscito a doppio marchio e la Colorado ha opzionati i diritti cinematografici e realizzato un booktrailer. (mi sento piuttosto marchiata… ;o)

Cosa ne pensi della situazione editoriale italiana?
Finalmente esistono spazi editoriali per gli autori italiani. Non è sempre stato così. Questa mi sembra una buona cosa. Di contro stiamo abbassando il livello della qualità. Ma è inevitabile che sia così, probabilmente sarà il tempo a rimettere le cose a posto.

Hai voglia di anticiparci i tuoi progetti futuri? Hai un sogno nel cassetto o come Maria Dolores preferisci rimanere ancorata al presente?
Adesso devo vivere un po’. Ma di sogni, come ti ha risposto la Vergani alla domanda numero due, ne ho tanti. Che non sono mai troppi, però ;o) e rigorosamente intrappolati tra il sonno e la veglia.

E per finire come d’abitudine la nostra sick intervista: puoi dirci qualcosa di “sick”?
Intanto grazie per questa bella sick intervista. Sick è uno straordinario modo di essere femmine. Ho un cuore di sick anch’io. In contrasto con la mia immagine sobria e rigorosa, capace di esplodere quando meno te lo aspetti…

Per saperne di più: Elisabetta Bucciarelli su Facebook
Sito ufficiale

Intervista pubblicata sul sito di Sickgirl.

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