L’estate di Montebuio – intervista a Danilo Arona

L'estate di Montebuio“L’estate di Montebuio” è il nuovo romanzo di Danilo Arona. Per chi ancora non lo conosce, stiamo parlando di uno dei maggiori esponenti dell’horror “made in Italy”. Giornalista, scrittore, musicista, Danilo è un vero e proprio ricercatore sul campo di “storie ai confini della realtà”. E’ di questi giorni l’uscita dell’antologia da lui curata per la collana Epix Mondadori “Bad prisma”. In questo libro mescola mitologia, cronaca, gotico e modernità, realizzando una sontuosa e apocalittica rappresentazione del Male. Ambientato nel lato più oscuro dell’appennino ligure, la vicenda parte dal ritrovamento del cadavere mummificato di una ragazzina morta negli anni 60, che sembra collegata al misterioso suicidio dello scrittore e autore di best-seller Morgan Perdinka. Tra visioni allucinanti, verità nascoste, inquietanti presagi, la chiave sembra custodita negli avvenimenti legati all’infanzia dello scrittore, in particolare all’estate del ’62, anno in cui Morgan scopre nello studio dello zio una vecchia e malandata macchina da scrivere. Se state intravedendo tracce di Cronenberg, Burroughs o Lynch, siete sulla strada giusta. Ma lasciamo la parola all’autore…

Ciao Danilo, benvenuto sul Magazine di Sick girl. Per prima cosa una domanda d’obbligo: possiedi una vecchia macchina da scrivere di marca Continental, magari con un difetto nella stampa delle accentate?
No. Quella macchina era la vera, imponente macchina da scrivere del mio prozio don Guido Arona. Aveva un difetto, è vero, limitato alla sola è accentata. Per esigenze narrative, ho allargato l’anomalia a tutte le altre lettere con l’accento. Comunque è vero… i primi passi con la scrittura – il racconto “Satellite K-27” – li ho compiuti proprio su quella Continental nell’estate del ’62.

Leggendo Montebuio ho avuto la sensazione che i rimandi ad altre opere siano piuttosto importanti, al punto da essere precisati, in alcuni casi, apposite note. Puoi darci qualche “coordinata” per orientarci nel dedalo di rimandi non solo letterari, ma anche musicali, emotivi, che si trovano in quell’organismo pulsante chiamato L’estate di Montebuio?
Le note a fine capitolo derivano da una scelta “propedeutica” di Paolo De Crescenzo che ha collaborato con me nella lavorazione in progress de “L’estate di Montebuio”. Ci tengo a ricordarlo perché a mio avviso si tratta di un evento rarissimo nel mondo editoriale e che indica quanto questo professionista straordinario ami l’oggetto del suo lavoro. Per le coordinate… che dirti? Inizierei col ricordare che “Montebuio” è divenuta, al di là delle intenzioni dell’autore, un’operazione metalinguistica trattando della formazione dalle origini di un immaginario horror, quello di Perdinka non tanto distante dal mio, ed essendo descritto per tanta parte il giro “reale” (non così reale, ma per capirci…) degli scrittori e dei loro agenti. E’ ovvio che ci stanno – ci devono stare – un mare di rimandi. Se poi lo scrittore è musicista, il lettore corre il rischio di annegare… Tornando alle coordinate in quanto istruzioni per l’uso, se il lettore è un filologo, allora ha da divertirsi e potrà giocare con l’ausilio magari di Internet e Wikipedia a fare l’archeologo tra le rovine della mia mente… scoprire ad esempio il legame “testuale” tra tutti i titoli dei capitoli della seconda parte del libro (“L’inverno di Miss Continental”) che sono titoli di autentiche canzoni del periodo 1960-63 e il “senso” di quel che si racconta in detti capitoli. Giochini? Eh, sicuro, io amo follemente giocare… E qui ho giocato duro, con me stesso in primo luogo, ma anche nascondendomi dietro Perdinka. Se invece il lettore è un “normale”, la coordinata è solo una: lasciarsi andare emotivamente, appunto, nel flusso quantico. Che non è quello banalmente cronologico.

Danilo AronaPuoi spiegarci il significato di questa frase: “Non era solo uno scrittore. Lui era un virus”?
E’ la frase conclusiva della prima parte, “L’estate di Mister Hidden”, a pag. 143… Al che seguono più di trecento pagine che spiegano, che raccontano, proprio quella frase. Allora, se la sviscero qui, rischio di guastare la lettura a qualcuno. Mettiamola così. C’è solo una persona all’interno della storia che comprende la gravità “virale” dell’opera di Perdinka. E’ la Lisetta. E quel che capisce – a suo modo perché non ha la mente predisposta a capire una mostruosità di tanta dimensione – lei prova a spiegarlo ai suoi compaesani nel capitolo “Una goccia di cielo”. Alla sua maniera. E qui mi devo fermare non prima di ricordare che caratteristiche di un virus che si rispetti sono la replica e la mutazione… Boccaccia mia, statte zitta!

Scrittura, ossessione, follia. Uno scrittore ha davvero qualcuno che gli parla nella testa?
Nel mio caso sì. Ma non sempre. Purtroppo c’è il rischio di confondere la voce dell’Io esterno con la propria. Non hai idea della difficoltà che incontro quando passo – e lo faccio spesso – dalla narrativa alla saggistica. Per quest’ultima nessuno mi parla nella testa e allora mi tocca, per forza, una fase molto accurata di decompressione. Purtroppo, parlando solo per me, il saggista e il narratore fanno sempre più fatica a convivere. Lo scrittore deve viaggiare e agganciarsi alle idee – agli altri Io – in circolo nell’Infosfera. Il saggista NON deve viaggiare e tirare fuori il meglio da sé, dalla sua conoscenza, dal proprio archivio e pure da Wikipedia. Mi sa che a breve dovrò effettuare una scelta.

L’orrore più grande, peggio della morte: scomparire. Alla morte almeno ci si rassegna. Un po’ come essere dimenticati. Mi ha colpito molto la frase: “Sai, la tua faccia proprio non me la ricordo”…
E’ una frase che mi ha detto la vera Lisi la prima volta, quando sono andato su a Montemaggio a giugno dello scorso anno. La Lisi esiste ed è tale quale me la ricordavo. E’ incredibile quanto NON si cambi affatto. Quella che descrivo nel romanzò è lei, senza cambiamenti o mediazioni. Le ho chiesto permessi e liberatorie e anche la possibilità di usare il suo vero nome, altrimenti mi sarebbe stato impossibile trasferirla sulla pagina. Non so ancora se è contenta del risultato. Sta leggendo… Comunque sì, mi ha accolto proprio in questo modo, perché è cristallina e sincera come nessun altro al mondo: “Sai, la tua faccia proprio non me la ricordo, ma la tua voce sì, la tua tremenda errrre!” Sai, sarò sincero… ho avuto anch’io per un attimo la paura che fosse tutto un falso ricordo. Ma, se lei si ricordava la mia inconfondibile e tremenda voce, allora anh’io ricordavo bene… Perché, è uno dei punti salienti di “Montebuio”, il ricordo è una brutta faccenda. Se non ricordi, è già una storia pesante. Ma, se ricordi qualcosa che non è mai accaduto, allora è peggio… Virus della mente?

Cosa succede all’ora del lupo, alle tre del mattino?
Sulle tre del mattino siamo figli di Bradbury. Hai notato come il Nero e io ci siamo inconsapevolemnte collegati su questo particolare, lui ne “Il cerchio muto” e io in “Montebuio”? Mica l’abbiamo fatto apposta, saremmo stati veramente scemi… In realtà, facendo conti non quantici, abbiamo “pensato” i nostri romanzi più o meno in contemporanea e là fuori, tra i campi fluttuanti, c’è stato un aggancio. Tanto nelle sue pagine che nelle mie alle tre del mattino – l’ora più nera, più marcia e più vicina alla morte di tutto il giro orario – succedono cose salienti, mostruose e senza rimedio. Forse si spalancano dei portali, forse si apre nell’oscurità per pochi secondi quel fiore dai petali neri che racchiude in sé stesso, ammesso che ci sia, il senso della vita… Ma che parlo a fare? Nessuno lo dirà meglio del grande Ray… “Il popolo dell’autunno”, libro fondamentale.

Il romanzo nel romanzo: parlaci de “L’onda”.
“L’Onda” – con la O maiuscola – esiste sul serio. Non è un romanzo compiuto, ma una bozza lavorativa a quattro mani tra me e Giacomo Cacciatore. Una storia che Dario Piana aveva comperato qualche anno fa per farne un film. Allora si chiamava “Morbo veneziano”. I diritti poi sono scaduti, Dario ha girato “Le morti di Ian Stone” e a me serviva un romanzo fittizio di Perdinka che facesse da controcanto “virale” (sto ancora, mannaggia, rispondendo alla domanda su “Lui era un virus”…) alla storia “vera”. Tutto qui: a parere mio funziona alla grande perché il grandioso stile visionario di Giacomo deve risultare completamente diverso da quello di Arona, e anche da quello di Miss Continental. E lo è… Aggiungo che “L’Onda”, per quel che poco che è stato pubblicato, è piaciuto un sacco, soprattutto per la polemica niente affatto fittizia sulla specola vaticana sul Monte Graham. C’è già chi lo vuole pubblicare. Vediamo, ho solo due mani.

Bad prisma (Epix Mondadori)L’estate di Montebuio, Bad prisma, Ritorno a Bassavilla. Qual è il collegamento tra questi tre capisaldi dell’estate di Danilo Arona? E cosa dobbiamo aspettarci, dopo?
“L’estate di Montebuio” è un capitolo a sé. D’accordo che ha dentro tanta di quella roba da fornire lo spunto per almeno altri tre romanzi (uno su tutti, quello che riuscisse a raccontare per esteso la storia della colonia montana…), ma partorirà dei figli soltanto se avrà un minimo di successo. Gi altri due fanno parte del mio filone su Melissa, l’immortale “fantasma della strada” che infesta i percorsi del pianeta sin dalla genesi dell’umanità. “Bad Prsima”, come tu sai… dato che vi partecipi con un racconto a dir poco eccitante, è un’antologia di straordinari amici – scrittori e scrittrici – ognuno alle prese con la sua inrepretazione di Melissa. Invito tutti a leggerlo, anche quelli che magari di solito non leggono horror… Soprattutto perché qui si va oltre il genere, in uno straordinario mix di letteratura “alta” e di trasversalità tematica. Leggere per credere… e tutto per merito vostro, di voi che avete partecipato al progetto con un entusiasmo commovente e gratificante. “Ritorno a Bassavilla” è un’idea invece del mio grande amico Daniele Bonfanti – scrittore, creatore delle Edizioni XII, editor, giornalista specializzato in archeomisteri e tra i massimi esperti di horror che abbiamo in Italia – che ha fortissimamente voluto, nonostante qualche mia resistenza inziale, raccogliere in volume tutte le Cronache di Bassavilla pubblicate su “Carmilla Online” e non utilizzate nel libro “Cronache di Bassavilla” di Dario Flaccovio. Ne è uscita una bella cosa che ho finito proprio in questi giorni di rivedere, alla quale ho aggiunto qualche pagina inedita sulla genesi di Melissa Prigione, ovvero la “Melissa” di Bassavilla. Dopo vi aspetterà un libro di saggistica cinematografica, una specie di sfida lanciatami da Paolo Zelati, credo il critico più importante di cinema fantastico che abbiamo oggi in Italia: 560.000 (!) battute su “Gli uccelli” di Hitchcock, uno dei film della mia vita. Poi per un po’, non tanto, vorrei spegnere il computer… Scherzo!

Per concludere l’intervista come sempre, puoi dirci qualcosa di “sick”?
Beh, considerato che tu sei una perfetta “sick girl” e considerato il sito dove si posizionerà questa intervista, fammi confessare che sogno di essere il vostro Russ Meyer… offscreen, naturalmente.

Per saperne di più: http://www.daniloarona.com/
Danilo Arona su Facebook
http://badprisma.horror.it/

Intervista apparsa sul Magazine di Sickgirl.

Commenti

commenti

Rispondi