Solo fango: intervista a Giancarlo Narciso

Solo Fango (Verdenero)
Solo Fango (Verdenero)

Chi ha ucciso chi e perché. Questi gli interrogativi che dominano l’ennesima indagine di Butch Moroni, nello scenario apparentemente rassicurante di Arco e Riva del Garda. Incaricato di ritrovare una persona scomparsa, Butch deve ben presto fare i conti con una catena di omicidi in cui niente è come sembra. Attivisti ambientali impegnati a scongiurare disastri ecologici, presunti colpevoli e colpevoli dichiarati, vecchi amici e nuovi arrivi, politici corrotti e protagonisti dal colposo passato. E al centro, una discarica di rifiuti in procinto di spazzare via interi paesi. Un’indagine serrata che svela un Trentino differente, anch’esso risucchiato nella melma della criminalità ambientale e degli interessi politici, che sembra aver dimenticato duecentosessantotto persone morte venticinque anni fa. In uno scenario tragicamente reale, tra sospettati eccellenti e inquirenti poco interessati a scoprire la verità. Perché «la verità è la fuori, di fronte agli occhi di tutti. Basta volerla vedere». Oggi parliamo con Giancarlo “Jack” Narciso, autore di “Solo fango”, noir di ecomafia appena uscito per Verdenero.

Ciao Giancarlo, benvenuto. Giancarlo Narciso e Jack Morisco: due facce della stessa medaglia o due scrittori in antagonismo?

Bella domanda. Mi sembra che col tempo si stia scavando un solco sempre più marcato fra Jack Morisco e Giancarlo Narciso. Hanno sempre meno in comune sia come temi che come scrittura.

Vorrei entrare nel vivo di Solo fango, il tuo ultimo noir di ecomafia per i tipi di Verdenero. Puoi introdurci la tematica?

Le tesi del romanzo sono due: a) il Trentino non è la felice oasi ecologica che la propaganda provinciale si sforza di contrabbandarci; scempi ambientali avvengono in continuazione, dalle discariche di rifiuti tossici in questo periodo così attuali alle colate di cemento che minacciano lo stesso posto che ho scelto per viverci, uno dei più belli d’Italia. b) le cause del degrado vanno ricercate proprio nella autonomia della provincia, ovvero nello scandaloso fiume di denaro che, senza alcuna giustificazione, ogni anno il governo centrale riversa nelle casse provinciali, sottraendolo ai bisogni della nazione. Paradossalmente, avessero meno soldi, le cose da un punto di vista ambientale andrebbero meglio.

La vicenda è narrata alternando i capitoli con Butch Moroni, l’investigatore privato, con quelli di cronaca che narrano come si è arrivati alla strage della val di Stava. Quali sono le parti che ti sono costate più fatica?

Ovviamente quelli di cronaca che hanno richiesto un lungo e approfondito lavoro di ricerca e documentazione e di rielaborazione per trovare dare un’accurata ricostruzione della tragedia senza travolgere il lettore da un eccesso di dettagli. C’era poi il problema di raccontare cosa era successo in modo realistico, ma senza riaprire ferite non ancora rimarginate o urtare la sensibilità dei familiari delle vittime. Non è stato facile. Da qui la scelta di usare solo nomi di fantasia.

Perché, tra le vicende di ecomafia in Italia, la tua scelta è caduta proprio su questa?

In realtà io sono partito dal caso di una discarica di rifiuti costruita proprio sopra casa mia che è stata posta sotto sequestro dalla magistratura. Una serie di sinistre coincidenze venute alla luce mi ha poi portato a Stava, dove ho scoperto la vera portata di una strage di cui sapevo ben poco, anche perché all’epoca dei fatti non vivevo in Europa.

“Questa non è la Sicilia, non c’è bisogno di uccidere. Il nostro è un sistema raffinato […] Carota e bastone. La provincia controlla tutto quanto si muove sul suo territorio. A chi si adatta vanno le briciole. E chi non si accontenta delle briciole, be’, tanto peggio per lui.” È una frase che trovo emblematica. Puoi commentarla?

È piuttosto semplice. Grazie all’enorme quantità di soldi di cui dispone la provincia ha compiuto un percorso inverso rispetto alla politica di privatizzazione che ha caratterizzato l’Europa negli ultimi quindici anni, intervenendo pesantemente in ogni aspetto dell’economia, sia direttamente attraverso la gestione di società municipalizzate o provinciali, i cui dirigenti sono di nomina politica, sia indirettamente, finanziando cooperative, fondazioni o associazioni. In questo modo una parte preponderante della economia è controllata dal governo provinciale e di libera concorrenza non se ne parla proprio. Chi asseconda il potere viene premiato con incarichi, nomine, prebende, etc. Chi si oppone si trova isolato e ostacolato nella sua attività.

Puoi spiegarci come ti sei documentato? Hai avuto accesso agli atti processuali o hai dovuto procedere in altri modi?

Ho avuto un grosso sostegno da parte della fondazione Stava 1985, che fin dall’inizio ha incoraggiato e approvato il progetto fornendomi tutta la documentazione presente nei loro archivi.

Parliamo di Butch Moroni. Quanto è cambiato dai tempi di “Sankhara”?

Diciamo che Butch in questo episodio si è trovato ad avere meno spazio di quanto ne avesse avuto in Sankhara, a causa della struttura stessa del libro. Poi ho notato che, rispetto a prima, è un po’ più cinico, meno ingenuo. Gli anni passano per tutti e Butch non fa eccezione.

La giustizia in Italia in tre aggettivi.

Lenta. Tracotante. Squilibrata (rispetto agli altri due poteri, esecutivo e legislativo).

Se dovessi darmi una percentuale, quanto c’è di veritiero e quanto di finzione in Solo fango?

Allora, come abbiamo detto il libro è diviso in due sezioni, esposte a capitoli alterni. Ma la stessa parte di ricostruzione della strage presenta dei capitoli romanzati, la vicenda del bambino, i dialoghi fra Fronza e Bleggi. Direi che per la parte di cronaca, siamo al 75 per cento. Per la parte romanzo, che è dichiaratamente un’opera di fantasia, ci limitiamo alla ricostruzione dell’ambiente in cui si muovono i personaggi.

Ti sei aggiudicato il Premio Tedeschi nel 2003 con “Singapore Sling” e il Premio Scerbanenco nel 2006 con “Incontro a Daunanda”. Cosa ne pensi dei premi letterari?

C’è di tutto. Alcuni sono attendibili, altri meno. Fa sempre piacere vincerne uno, e nell’ambito del giallo/noir/mystery che dir si voglia, sia il Tedeschi che lo Scerbanenco sono premi che mi hanno dato notevoli soddisfazioni. Poi, da un punto di vista di mercato, credo che gli unici premi in grado di spostare le vendite siano i tre premi maggiori.

Cosa ci dobbiamo aspettare da Giancarlo Narciso nel prossimo futuro?

Giancarlo Narciso sta lavorando a un progetto piuttosto complesso per il momento ancora avvolto dal mistero. Jack Morisco invece sta per debuttare in libreria con il romanzo Otherside, un’avventura molto tarantiniana.

Per saperne di più: Giancarlo Narciso su Facebook

Verdenero

Intervista pubblicata su Sick girl

Commenti

commenti

Rispondi