Dylan Dog a Castiglione dei Pepoli: l’articolo su Repubblica

dylan castiglione

È uscito oggi sul quotidiano La Repubblica un articolo firmato Alberto Sebastiani sull’edizione 2014 di Crime City Comics dedicata a Dylan Dog a cui parteciperò domani e domenica. La bonus track dell’articolo? Un’anticipazione in assoluta anteprima della mia prima storia per la serie regolare dell’indagatore dell’incubo 😉

Se all’ombra del Big Ben vedete girare mostri e un tipo simile a Rupert Everett in giacca nera e camicia rossa al fianco di belle signore, mentre un buffo soggetto spara freddure di continuo e delle canzoni rock aleggiano nell’aria, allora i casi sono due: o siete in un albo di Dylan Dog, o siete a Castiglione dei Pepoli. Da oggi alle 18 a domenica, infatti, nella cittadina dell’appennino toscoemiliano va in scena “Crime City Comics: Dylan Dog”, tre giorni dedicati all’indagatore dell’incubo creato da Tiziano Sclavi per Sergio Bonelli Editore. Vi si prevedono incontri, un concorso musicale, uno di fumetti e cinque mostre su Dylan Dog, dedicate alle sue donne, ai mostri cattivi, ai freak buoni, alle tavole originali dei disegnatori ospiti della tre giorni e soprattutto al suo “nuovo inizio”, ossia la trasformazione che sta vivendo la testata, e che i lettori scopriranno l’autunno prossimo.

Questa è la mostra principale: “Dylan Dog: Downgrade”, nelle sale del Palazzo Comunale, ed è di fatto un’anteprima della cosiddetta “fase 2”, con tavole e personaggi delle origini accanto ai nuovi lavori: quindi, l’ispettore Bloch ma anche l’ispettore Carpenter, e Groucho si arma di smartphone. “Sarà un nuovo inizio ma fedele alle origini, un Dylan Dog innovatore, inquietante, che scatena domande in una Londra attuale, come quella dove vanno i giovani oggi coi voli low cost”, dice Barbara Baraldi, scrittrice gotica e già sceneggiatrice di storie brevi di Dylan Dog, coinvolta nella “fase 2” nella serie ufficiale con un albo in uscita nel 2015. “S’intitola Le mani di una morta, in onore di Carolina Invernizio, la disegna Nicola Mari ed è una storia con dark ladies, di orrore romantico, inquieta ma col brivido della commozione”.

Anche lei e Mari sono tra gli ospiti a Castiglione, con Roberto Recchioni (curatore della testata) e sceneggiatori, disegnatori e copertinisti: Gigi Cavenago, Angelo Stano, Paola Barbato, Luigi Piccatto, Alessandro Bilotta, Paolo Martinello. Oggi ci sarà una preview, domani aprono le mostre, gli stand della Bonelli e delle autoproduzioni, e comincia “There Will be Ink 24h Comics Contest”, un concorso per fumettisti: alle 11 in punto ai partecipanti viene data una busta con le indicazioni, e in sole 24 ore devono creare una storia a fumetti horror della lunghezza minima di 3 tavole. Una sfida notevole, come quella che comincia stasera per le band emergenti, il rock contest “Il trillo del diavolo”. Ma la sfida maggiore sarà conquistare una copia del catalogo della mostra “Downgrade”, in tiratura limitata, per cultori. Quante copie? Ovviamente 666.

Alberto Sebastiani

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L’arte del narrare la fiaba: The making of Aurora – Sleeping beauty

Cop-Aurora«Come nascono le idee? Con questo volume vengono aperte le porte dell’officina di due professionisti, Barbara Baraldi e Lucio Parrillo. L’una della narrativa, l’altro dell’illustrazione, per scoprire come nasce un volume come Aurora – Sleeping Beauty. Tra i contenuti speciali ed esclusivi: sketch e bozzetti, studi dei personaggi, stralci del soggetto dettagliato, la prefazione di Barbara Baraldi e alcune tavole illustrate da Lucio Parrillo»

Le fiabe da sempre nutrono la mia fantasia con le loro atmosfere gotiche e a volte orrorifiche. Negli anni sono diventata una collezionista di fiabe, da quelle dei fratelli Grimm e di Perrault a quelle dell’est, ma anche fiabe orientali dove gli uomini incontrano spiriti erranti e creature antropomorfe e fiabe del nord Europa, leggende tzigane o provenienti dalle Fiandre.

Nelle fiabe ci sono sempre strade da non lasciare perché il bosco può essere pericoloso, porte da non aprire perché custodiscono segreti sepolti con il sangue, ma i protagonisti spesso infrangono i dettami della ragione per spingersi oltre il limite della conoscenza e a volte il prezzo da pagare è molto alto.

Vi svelo un segreto: La bella addormentata nel bosco è una delle mie fiabe preferite, simbolo dell’entrata nell’età adulta di una ragazza e che nella versione disneyana offre una delle sue streghe più affascinanti dell’immaginario collettivo: Malefica. Da sempre mi chiedevo cosa sognasse Rosaspina nei cento anni di lungo sonno e anch’io sognavo a occhi aperti. Sognavo di scrivere un mio omaggio a questa fiaba, ma in cui la protagonista, anziché attendere un principe azzurro, fosse disposta a combattere per quello in cui crede, a combattere per il suo amore. E proprio come in una fiaba, un giorno la mia strada ha incrociato quella di un artista che quando dipinge è in grado di donare sangue e vita alle sue creature, che siano eroine sensuali o mostri terrificanti. Si tratta di Lucio Parrillo, il cui lavoro sulle copertine dei comics della Marvel e di altri editori americani è celebrato in tutti gli angoli del pianeta. Davanti a un caffè amaro sono nate le prime scene del nostro Aurora – Sleeping beauty.

Con grande piacere vi annuncio che questo progetto sta prendendo vita e a maggio, in occasione del Florence Fantastic Festival (10-12 maggio, Firenze, Fortezza da Basso), io e Lucio presenteremo in anteprima il volume The making of Aurora – Sleeping beauty (Pavesio editore).

Di cosa si tratta e perché è un volume da non perdere? Perché permette di entrare nella cabina di regia di un progetto nello stesso istante in cui sta prendendo vita. Perché svela i segreti dietro la genesi di un’idea, con stralci del soggetto originale e i miei appunti per il disegnatore. Ci sono bozzetti e studi dei personaggi, tavole a colori e foto tratte dai momenti della lavorazione. Naturalmente non mancano i primi capitoli del romanzo Aurora – Sleeping beauty e una mia lunga riflessione su fiaba, fumetto, romanzo e i suoi punti d’approdo nella vita reale.

Il volume è in serie limitata ed è destinato a diventare introvabile con l’uscita di Aurora – Sleeping beauty. Un’occasione unica, insomma, per entrare nella nostra officina di lavoro.

La quarta di copertina: «Aurora – Sleeping Beauty racconta, tramite le parole incantatrici di Barbara Baraldi e le stupende illustrazioni di Lucio Parrillo, la storia di una principessa guerriera che non è disposta a rinunciare ai suoi sogni, che combatte contro creature spaventose per riavere il suo amore, degli occhi di un indovino che si nutre delle anime dei viandanti, di porte oltre le quali si nascondono verità scomode, di castelli in grado di spostarsi come le dune del deserto sotto i venti dell’Est, di regni dimenticati popolati di antiche divinità.»

 

Lullaby su Dillinger.it – Nessuno può fuggire quando è arrivata la sua ora

Chiara Pasqualini ha scritto di Lullaby e della presentazione romana del romanzo in questo articolo pubblicato su Dillinger.it:

Ha capelli castani. Di un colore che al sole ricorda una particolare sfumatura del grano pronto.
E occhi grandi. Azzurri. E limpidi.

La pelle bianca e il rossetto rosso scarlatto che contrasta con il resto mantenendo un’armonia incredibile.

Ed è così che l’ho vista per la prima volta, un anno fa, a Roma.
A via del Pellegrino. In una libreria, per una sua presentazione che aveva affidato a me. Senza nemmeno conoscermi. Continue reading

Lullaby e le opinioni dei lettori – III

Ho ricevuto in questi giorni due mail; la prima di Fausta, e la seconda di Marco. Con piacere pubblico le loro impressioni su Lullaby.

L’ultimo romanzo di Barbara Baraldi ti incatena in un vortice di emozioni già osservando la grafica della copertina, e poi il titolo, Lullaby la ninna nanna della morte è un invito dolce e terribile ad addentrarti nei meandri dell’animo umano. Continue reading

Lullaby: la recensione di Thriller cafe

La copertina di Lullaby

Oggi su ThrillerCafé la regina del nuovo gotico italiano: Barbara Baraldi, e la sua mortale Lullaby.

Titolo: Lullaby
Autore: Barbara Baraldi
Editore: Castelvecchi
Anno di pubblicazione: 2010
Pagine: 232

Un cadavere già a pagina due avvisa il lettore su che tipo di libro abbia per le mani (se ancora non l’avesse capito), e qui al ThrillerCafé non smetteremo mai di sottolinearlo: questo tipo di libro ci piace!
Prolessi sanguinosa e ansiogena, per aprire Lullaly, poi una storia che rimbomba di dolori e frustrazioni, continuamente tesa, sempre sull’orlo di deflagrare in un’emorragia di rosso pronta a inondare il nero pece che la domina. Giada, Luana, Marcello: personaggi complicati, né buoni né cattivi, in balia di eventi che li travolgono, diversissimi tra loro ma accomunati da aneliti di riscatto, che si dibattono costretti da catene di solitudini e disprezzi.
Una trama ottimamente decostruita tra i rimbalzi di prospettive e scorci di vedute che si ricompone poco alla volta verso un finale di allucinante follia provinciale; una prosa curata, perfetta nell’adattare il registro ai protagonisti, cucita addosso ai narratori con precisione sartoriale.
Un romanzo, Lullaby, che semmai ce ne fosse stato bisogno conferma Barbara Baraldi come una delle voci più interessanti della narrativa di genere italiana.
Un romanzo di quelli che piacciono al ThrillerCafé.

Recensione pubblicata su ThrillerCafé

Le opinioni dei lettori – II

Ricevo e volentieri pubblico uno stralcio della mail di Pietro, con le sue impressioni su Lullaby e Bambole pericolose:

Lullaby – Stilisticamente perfetto. Una melodia cupa, a tratti struggente e dall’incedere in crescendo che ti scaraventa in un incubo vivido e gotico dai contorni mutevoli, dove nulla è ciò che sembra. Grandiosa la caratterizzazione dei personaggi: Giada, fragile, irrequieta, arrabbiata e confusa; Marcello, sarcastico, represso, pavido, immaturo, imbranato, chiuso nel suo mondo ed “adorabilmente sfigato”. Splendido il contesto che dona realismo e crudezza al libro, inserendovi in modo armonico un’ambientazione che brilla di vita e colori propri (quella del paese), accompagnando l’evolversi della trama senza, però, distogliere il lettore dallo svolgersi degli eventi (anzi rafforzando la forza narrativa del libro). Sottolineo, poi, lo splendido lavoro di “ambiguità” fatto su molte situazioni del libro che sviano volutamente il lettore portandolo lungo traiettorie diametralmente opposte all’evolversi dei fatti, accentuandone l’angoscia, salvo poi scaraventarlo in evoluzioni diverse da quelle previste, senza che però si rivelino deludenti o scontate ( il frammento del dialogo di Enrico – “E’ a pezzi!” … è una gran bella furbata 😉 … sei riuscita a farmi sudar freddo, lo ammetto!). Splendido il “crescendo” finale e il colpo di scena che chiude il libro. Ci sono davvero rimasto di sasso. Ancora una volta, non ti smentisci nella tua abilità di creare finali tutt’altro che scontati. Insomma, un piccolo capolavoro da conservare con cura, capace di regalare incubi ed emozioni! Un romanzo raffinato e di gran classe che prende un genere – convenzionalemente truce – come il gotico e lo trasforma in un’opera nobile e mordace al tempo stesso. In una sola parola: grandioso! Il solo libro che ho “seccato” in un giorno, dopo Intensity di Dean Koontz. Continue reading

Le schegge taglienti del thriller: La casa dagli specchi rotti di Barbara Baraldi

Le schegge taglienti del thriller. "La Casa dagli Specchi Rotti" di Barbara Baraldi

Con “La casa dagli specchi rotti”, presente nella raccolta di Supergiallo Mondadori “Il mio vizio è una stanza chiusa”,  Barbara Baraldi conferma e rafforza tutte le sue doti narrative. Fra le quali spicca senz’altro la abilità di unire sapientemente due opposti inconciliabili, leggiadria e orrore.

Seguiamo Barbara Baraldi lungo una scalinata buia, un gradino dopo l’altro. Ci fa strada reggendo una candela dalla fiamma tremula che scioglie come può il buio denso. Freddo e umido. Vuole mostrarci il luogo in cui scrive. Giungiamo ad una stanza che sembra spaziosa, illuminata solo da una grossa lampada liberty, vetro sottile color ambra avvolto da spirali di ferro battuto. A fianco, in penombra, la sua scrivania. In un grosso calamaio riposa una enorme piuma bianca, così alta che si fatica a capire come Barbara possa usarla. Chiedo se è quella che usa per scrivere, lei mi conferma con un cenno del capo, mentre si sistema sulla sua poltrona di pelle. Siamo entrambi seduti ora, in questo rifugio dal mondo, una cantina senza vino, dove domina solo il nero delle parole.

Si accende una sigaretta e mi sorride, lo sguardo fisso e penetrante. Me la immagino gironzolare a passi lenti in questo buio, buttare fuori il fumo e riflettere. La sua piuma magica, ne “La casa dagli specchi rotti”, ha continuato a flettere sinuosa nei labirinti più bui dell’animo umano, raccogliendone le perle nere e trasformandole col suo calore femminile in inchiostro, e da lì in parole. Mi sono fatto l’idea che funzioni così, il suo modo di scrivere.

Accendo il registratore e comincio, la mia voce rimbomba nello spazio vuoto.

Anche in questo tuo ultimo lavoro domina l’aspetto psicologico dei personaggi, sorretto da una certa simbologia inquietante (la carrozzina con il bambino), che il lettore ritrova poi svelata nell’epilogo in tutta la sua logica. Le dinamiche psicologiche che descrivi si reggono su una tale accuratezza e credibilità che ricordano per certi versi l’intuito indagatore di Schnitzler, autore di “Doppio sogno” e altri capolavori, a cui lo stesso Freud non lesinò la propria ammirazione. Ti chiedo: hai una certa preparazione teorica di psicologia, in qualche modo ti documenti e approfondisci su testi, o ti affidi al solo intuito, a un cosiddetto “sesto senso”, proprio come Schnitzler?

L’intuito, il “sesto senso”, è la mia prima guida. “Sentire” le persone, non limitarmi a guardarle, ma cercare di “vederle”. Penso sia la prima dote necessaria per costruire la psicologia di un personaggio credibile. Poi c’è tutto il lavoro di documentazione, che per quanto mi riguarda avviene successivamente all’idea, ed è altrettanto importante.

Tutto il lungo racconto “La casa degli specchi rotti” è elegantemente cadenzato dai meravigliosi versi di Neruda, a cui la piccola protagonista si affida in modo struggente, come a rifugiarsi dalle dolorose ondate di sofferenza che la assediano. Secondo il tuo modo di intendere la scrittura, che tipo di rapporto intercorre fra prosa e poesia? Quanto sono sovrapponibili i due linguaggi letterari, e quanto invece devono rimanere distinti, seppure compresenti nella narrazione?

Per quanto mi riguarda, prosa e poesia si tengono per mano. Entrano l’una nell’altra per creare un gioco di linguaggi concentrici, una danza cromatica che suoni come una melodia. L’ho cercata fin dal mio primo romanzo. Molti preferiscono tenere separati i due generi, o si riconoscono soltanto in uno di loro. Io cerco la contaminazione; la poesia arriva a incontrare la scrittura cinematografica nella ricerca di una nuova forma di espressione.

Come in altri tuoi lavori, vedi “La collezionista dei sogni infranti”, riesci anche in questo caso a unire sapientemente cliché narrativi dei film horror classici (il classico coltello da cucina, vera icona pop) con descrizioni raffinate e struggenti. Nel caso di “La casa dagli specchi rotti” tale soluzione narrativa è dettata solo da scelte editoriali, ovvero proporre nella raccolta Supergiallo racconti ispirati al thrilling, o sarebbe stata comunque una tua irrinunciabile firma d’autore?

Certe immagini rimangono incollate nell’immaginario: il coltello da cucina impugnato da una mano guantata, la collana di perle, il trucco sbavato a cerchiare gli occhi iniettati di pazzia… così come il mantello nella fiaba di Cappuccetto rosso o la chiave insanguinata di Barbablù. Amo trasfigurare queste immagini, e fa sicuramente parte di me, oltre a essere divenuto una sorta di “gioco” con i miei lettori più attenti, che si divertono a scovare le citazioni.

Quali film hanno eventualmente ispirato il tuo ultimo lavoro? Nella vecchia casa abbandonata sembra di riconoscere Pupi Avati e “La casa dalle finestre che ridono”…

“La casa dalle finestre che ridono” ha sicuramente contribuito a evocare la casa abbandonata del racconto. Come ho detto in varie occasioni, è uno dei film più spaventosi che io abbia visto. Se inizio a guardarlo, poi non riesco più a smettere! A quel punto mi tocca controllare sotto il letto e abbracciare l’orsetto zombie per addormentarmi… Ho cercato di evocare l’atmosfera claustrofobica in cui tutti sembrano nascondere qualcosa di “Pensione paura”, un film di Barilli che mi è molto piaciuto. La pazzia iconografica e sensuale di “Quando Evelyn uscì dalla tomba” e i colori saturi di Mario Bava. La scena dell’omicidio la immaginavo illuminata da uno spot rosso, ma ognuno penso ci vedrà i suoi colori (o non colori).

Non mancano descrizioni ad elevato tasso erotico, ma mai volgari, secondo la tua sapiente maestria. Che valore e significato attribuisci all’eros nei tuoi racconti gialli?

Ti ringrazio. L’eros ha un valore molto importante nei miei racconti. È il tramite con cui cerco di svelare l’aspetto più recondito dei personaggi; c’è chi esprime la propria frustrazione tramite un atto sessuale violento e liberatorio, chi sfugge a un legame che fa paura attraverso il rifiuto del proprio corpo e chi scatena le proprie fantasie in visioni che confonde con la realtà.

Per concludere, dicci qualcosa di sick-thrilling…

Piccola chiave argentea, quanti fantasmi porteresti a galla?

Barbara Baraldi incontra i personaggi del suo romanzo “La Collezionista dei Sogni Infranti”

“Siediti Barbara”. La voce era calma, sensuale. Era seduta al tavolo di cucina, inghiottita da una penombra fitta. La finestra dietro di lei mi permetteva di coglierne la sagoma, lame sottili di luce le decoravano il braccio destro. Giocherellava con un salvadanaio a forma di maiale, fuori dalla penombra assieme alla mano, sul tavolo bianco e verde. Spostai indietro la sedia e mi sedetti anch’io, di fronte a lei. La luce del tramonto che abbagliava un po’, illuminando al contempo i tratti del suo volto. Un chiaroscuro, quasi alla Caravaggio. Marina, sei come ti immaginavo, sei tu il personaggio che ho amato di più, mia creatura. Non oso dirglielo. L’ombra è la tua dimensione Marina. Non sei malvagia, ti sei persa nel mare di specchi della tua mente. Questa penombra non ti ha aiutato, questo nulla ha solo nascosto gli specchi. Mi dispiace. Non ne sarei uscita neanche io.
“Sei venuta allora, Barbara. Hai fatto bene. Anche tu in questa terra di nessuno, si sta bene la sera. Dovresti saperlo. L’hai creata tu, questa provincia ferrarese.”
Era già successo tutto, non c’era più motivo di agitarsi, di angosciarsi. Di soffrire. Lei era calma, mi pareva senza rancore, ora. Tutto sembrava come redento, seppure sotto una luce sinistra, irreale.
“Sei venuta per vedere come sto, ora?”. Non aspettò la risposta, non ci avrebbe creduto. “La vita in cui mi hai infilato dentro è languida e lugubre come questo tramonto. La sua luce è falsa e vuota. Come il silenzio di questa casa. Come la mia solitudine. Per due anni sono fuggita da questa pianura lunare. Mi collegavo al computer, lo sai, e cercavo Amelia. L’altra tua “creatura”, si dice così no? Ci parlavo a lungo, una menzogna dopo l’altra, bugie di pixel. Non ho mai capito perché la cercassi così tanto, così ossessivamente. Lo facevo e basta, io sono impulsiva. Non è stata una buona idea invitarla qui, il gioco non ha retto, le mie bugie mi hanno travolto come un liquame nero.
“Dimmelo tu chi era Amelia per me, voglio saperlo, ne ho il diritto.” Continue reading