Un giorno sul set: i Manetti Bros e il ritorno di Coliandro

È un grandissimo onore avere qui con noi i Manetti Bros, registi stracult della serie “L’ispettore Coliandro”, nata dalla penna di Carlo Lucarelli. Tra pochissimi giorni, esattamente dal 20 gennaio, torneranno in onda su Rai Due i nuovi attesissimi episodi in prime time. Girata in una Bologna intrigante e dai mille volti, la prima stagione de “L’ispettore Coliandro” è stata la serie italiana più venduta all’estero dopo “La Piovra”. Questo grandissimo successo non deve stupire perché ogni episodio riprende le atmosfere di certi film di genere che hanno reso il cinema italiano così imitato all’estero. Il protagonista, interpretato da un ironico e scanzonato Giampaolo Morelli, è un investigatore molto diverso dai tradizionali poliziotti delle fiction. Anche per questo in pochissimo tempo sono nati, anche su internet, gruppi di fan che alla fine della prima serie hanno cominciato a chiedere a gran voce nuovi episodi.

I Manetti Bros hanno diretto, tra gli altri, tre puntate della serie poliziesca “Crimini” (2006), il lungometraggio “Zora la vampira”, interpretato da Carlo Verdone, e il mitico e pluripremiato “Piano 17”, film girato in digitale e ambientato per la maggior parte dentro un ascensore e che vede tra i protagonisti Giampaolo Morelli ed Enrico Silvestrin.
Non resta che conoscere meglio questa coppia di registi romani unici nel loro genere che, a dispetto della tragica condizione del cinema italiano, sono animati da una passione palpabile e credono ancora nella possibilità di creare buone storie.
L’atmosfera sul luogo delle riprese è di straordinaria veridicità: i Manetti scelgono infatti i loro collaboratori direttamente sul campo, tra i frequentatori degli ambienti ritratti di volta in volta negli episodi della fiction. Immergiamoci in questa chiacchierata circondati dalla bellezza e dal fascino elettrizzante del set.

Qualcuno vi ha definiti artigiani del cinema. A parte il fatto che forse sfuggite alle definizioni, se doveste auto definirvi cosa vi sembra più appropriato?
E’difficile autodefinirsi, poi è come se l’artigiano sia uno che non fa esattamente quello che gli piace ed in questo caso per noi è l’esatto contrario: tanto siamo maniacali nel fare SOLO quello che ci piace che siamo più poveri degli altri registi italiani 🙂

Dai video musicali per Piotta, Britti, Tiromancino, a un film dalle venature horror come Zora. L’horror è una passione che vi contraddistingue: mi viene in mente quindi un connubio musica+horror. Mai pensato a un musical stile Rocky Horror Picture Show?
Non ci piacciono tanto i musical, anche se in parte Zora, in qualche scena (l’inizio) lo era.

Avete scritto insieme a Giampaolo Morelli la sceneggiatura di Piano 17 e il grande affiatamento tra di voi si nota subito anche da Coliandro e dall’episodio di Crimini in cui è protagonista, quindi: avete altri progetti insieme, oltre alla nuova serie di Coliandro, magari stile Piano 17 che a molti è rimasto nel cuore?
Abbiamo un sacco di progetti con Giampaolo, tra i quali quello di produrre un film scritto e diretto da lui, credo sia un connubio ormai indissolubile. Abbiamo già fatto un corto scritto e diretto da lui.

Ma dai, dove si trova?
Manetti: Anch’io faccio una parte, è molto bello. Si chiama Il Bastardo e L’Handicappato, mi sa che c’è su internet, non so.

Con L’Ispettore Coliandro e l’episodio di Crimini sceneggiato da Lucarelli, appare una Bologna molto noir e vivace. Oserei una Bologna in cui i bolognesi si sono riconosciuti. Bologna è quindi seriamente innamorata dei Manetti. I Manetti si sentono ispirati da Bologna?
Certo!!! Molto…è una città particolare, si presta molto al noir, sotto qualche aspetto fumettistica. Ma soprattutto ormai ce la sentiamo un po’ nostra, no?

L’Ispettore Coliandro è stata la serie italiana più venduta all’estero dopo La Piovra. Avete mai pensato di lavorare in collaborazione con l’estero come facevano i registi italiani di genere degli anni ’70?
Siamo molto protesi verso l’estero. Sicuramente faremo qualcosa. Non so quando, non so come. Ma non ci sentiamo tipicamente italiani. O meglio, non ci sentiamo certamente di appartenere in nessun modo al cinema e alla televisione italiana. I nostri riferimenti come i nostri caratteri sono ben diversi.

Puoi anticipare qualcosa sulla nuova serie di Coliandro? Siamo un po’ tutti in attesa… spasmodica.
Ogni puntata di Coliandro fa storia a sé. Comunque ci sono personaggi fissi nuovi: l’ispettore Gamberini interpretato da Paolo Sassanelli e l’ispettore Balboni, anzi ispettrice, da Enrica Ajò, e non c’è più Silvestrin.

Cosa mi puoi dire sui vostri progetti futuri? Si sussurra in rete di un’italiana Masters of Horror… Posso confermare la vostra partecipazione?
Sì, abbiamo scritto una sceneggiatura bellissima. Ma non so a che punto è il progetto. Il nostro film si chiama “Il mostro della cripta” ed è fighissimo: una commedia horror ispirata a Lovecraft.

Le vostre ultime opere sono basate sul lavoro di alcuni noti scrittori noir italiani. Qual è il rapporto tra il cinema dei Manetti e la letteratura (soprattutto la letteratura di genere)?
Le nostre opere tratte dagli scrittori italiani sono tutte su commissione in effetti. Di solito tendiamo a lavorare su storie originali nostre. In Italia la letteratura di genere ha più successo del cinema, quindi la si può usare per veicolare un cinema di genere più “alto” e meno trash (come è generalmente considerato). Quindi sì, è in potenziale un connubio molto importante.

Ultimissima: ai tempi dei Torino Boys avete dato voce ai nigeriani, e anche Zora dà spazio e voce, anche con ironia, agli emarginati: periferie, scena hip hop (di cui siete i precursori al cinema). In qualche modo quindi i Manetti si sentono un po’ portavoce di chi voce in capitolo non ne ha?
Oddio. Portavoce è una parola grossa… Diciamo che le nostre conoscenze e le nostre fantasie battono strade un po’ inconsuete rispetto alla norma italiana, e questo ci porta probabilmente a parlare degli emarginati, non so… C’è molta casualità e poco calcolo nelle cose che facciamo, per questo forse è difficile a volte risponderti.

Capisco, forse è questa istintualità che vi rende inclassificabili. Sfuggite alle definizioni ed è di certo un pregio.
Manetti: Poca puzza sotto il naso soprattutto 🙂

In conclusione vi chiederei di dire qualcosa per i vostri fan.
Se ci siete fatevi sentire. In tutti i sensi. Con noi e col mondo 🙂

Per saperne di più:
http://www.coliandro.rai.it/R2_HPprogramma/0,,1067015,00.html

Intervista pubblicata sul magazine di Sickgirl.

Commenti

commenti

Rispondi