Intervista per Liberi di scrivere

Barbara BaraldiE’ un vero piacere Barbara poterti intervistare per Liberidiscrivere. Come prima cosa vorrei che ti descrivessi anche fisicamente ai nostri lettori.

Non sono mai stata brava a descrivermi. Ho sempre pensato che a seconda dell’umore e dello stato d’animo si sia differenti. Oggi ho gli occhi grigi. Indosso un paio di orecchini appartenuti alla mia bisnonna che mi fanno sentire bene. Amo vestirmi di nero con piccoli dettagli colorati. Qualcuno dice che fisicamente non sono cambiata dalla terza media, non so se è un complimento.

Negli ambienti alternativi sei un’icona, quasi una musa che ispira musicisti e scrittori, ti piace questo ambiente un po’ bohemien dove l’arte ha una così grande importanza?

Sono cresciuta leggendo i poeti maledetti. Sulle pareti della mia stanza scrivevo con lo smalto nero per unghie i versi di Baudelaire e Rimbaud. L’arte è essenziale per me e da sempre ho sentito il bisogno di esprimermi attraverso la creatività. Allo stesso tempo mal sopporto gli ambienti finto bohemien, che danno importanza solo alla posa.

Fotografa, scrittrice, modella, collezionista di bambole e carillon. C’è in te qualcosa di antico, misterioso, quasi fiabesco quando penso a te mi vengono in mente le grandi eroine romantiche del passato, le eteree figure femminili dei preraffaeliti, ti riconosci in queste sensazioni?

Conservo qualcosa di antico dentro di me. Adoro perdermi nei mercatini di antiquariato e non resisto di fronte a un paio di guanti di raso o a una veletta di pizzo nero. Colleziono oggetti del passato e amo immaginare a chi siano appartenuti. Li scelgo a tatto, d’istinto. Adoro i musei e i film in bianco e nero.

baraldi_1Come è  nato in te l’amore per la scrittura? E’ un sogno che avevi fin da bambina?

Ho sempre amato raccontare storie. La scrittura è forse nata dal bisogno di custodirle.

Quali sono i tuoi scrittori preferiti e quelli che ti hanno maggiormente influenzato?

Adoro Herman Hesse. “Narciso e Boccadoro” è uno dei miei romanzi preferiti insieme a “L’amante” di Marguerite Duras.

Nel panorama italiano le donne che si occupano di noir si contano sulle dita di una mano, pensi sia più difficile per una donna accostarsi a questo genere letterario o dipende solo dal carattere di ognuno?

Forse è davvero una questione di carattere, ma anche di educazione. Mi viene in mente la puntata in cui Lisa Simpson lotta contro la bambola parlante che dice solo frasi conformiste. In fondo, in Italia, già a fine ottocento, Carolina Invernizio scriveva romanzi gotici a tinte fosche. Basta leggere i titoli delle sue opere per indovinarne i contenuti: “Il marito della morta”, “La fata nera”, “La vergine dei veleni”, tanto per citarne alcuni. Mi sono sentita attratta da questo genere fin da piccola: le storie che raccontavo erano sempre popolate da streghe, case abbandonate e inafferrabili gatti neri.

Scrivere è  un arte molto solitaria, ci sei tu la carta e la penna, come compensi questa tendenza all’isolamento?

Fa un po’ parte del mio carattere, quindi non mi pesa passare lunghi periodi in casa, a scrivere. Compenso con un bel concerto live, in cui ci si trova immersi in un bagno di folla e per ballare devi sgomitare.

Baraldi (foto di Carmine Stellaccio)Hai esordito utilizzando lo pseudonimo, che poi hai abbandonato, di Luna Lanzoni, perché questa scelta?

Non ho scelto io di abbandonare lo pseudonimo; Luna è il nome che mi ero scelta e con cui ero conosciuta nell’ambiente dark. Poi ho vinto due importanti concorsi letterari di genere e quando è arrivato il momento di pubblicare “La collezionista di sogni infranti”, la scelta è stata obbligata. Luna è rimasta legata al mio primo romanzo, una storia di formazione sentimentale con risvolti di raffinato erotismo.

“La ragazza dalle ali di serpente” pubblicato con Zoe nel 2007 ha avuto un grande successo, ti ha sopreso o ha confermato le tue certezze?

Mi ha sorpresa e, soprattutto, spaesata. Le prime presentazioni, le prime mail dei lettori, la prima recensione positiva. Queste conferme mi hanno dato la forza di continuare nel difficile percorso dell’editoria.

sogni infranti“La collezionista di sogni infranti” è una lenta discesa nell’incubo, nel magma oscuro che la paura genera. Per creare questo clima quasi claustrofobico utilizzi le tue stesse paure o è tutto invenzione?

A volte il processo comincia con la rielaborazione delle mie paure. Ma sono i protagonisti del romanzo che con la loro personalità finiscono per contagiare la mia fantasia. A volte è la vita che mi circonda ad ispirarmi.

Ti piacciono i romanzi gotici di fine ottocento? Ti hanno ispirato le opere di Poe o di Lovecraft o le atmosfere del Frankenstein di Mary Shelley?

Adoro quelle atmosfere! Spesso rileggo Poe e Lovecraft; non smettono mai di sorprendermi. Frankenstein mi strappa sempre una lacrima, ma non ditelo in giro (sorride).

C’è molta sensualità e forza nei tuoi libri, sei conscia di trasmetterla o è un meccanismo del tutto involontario?

È un meccanismo involontario. Leggendo le mail dei miei lettori, spesso rimango colpita dalle emozioni che mi descrivono, scaturite dalla lettura, e rimango profondamente emozionata. È come se uno specchio me le regalasse, arricchite.

In una tua recente intervista apparsa sui giornali affermi di raccontare l’anima “noir” di Modena; che rapporto ti lega con la tua città?

Modena la sto imparando a conoscere negli ultimi anni. Mi consideravo una bolognese d’adozione. Modena, come Bologna, ha un’anima gotica che impari ad amare perdendoti tra le sue vie.

Caso molto raro tu scrivi sia racconti che romanzi, quale dei due generi ti riesce più facile scrivere e personalmente perché pensi che in Italia sia così difficile pubblicare libri di soli racconti?

Amo scrivere sia romanzi, che racconti; dipende molto dalla storia che voglio raccontare. Non so perché sia difficile pubblicare raccolte di racconti in Italia, io le leggo più che volentieri. Tra i miei libri preferiti c’è “Racconti dell’orrore” di Edgar Allan Poe, ma forse cito un classico ed è troppo facile.

baraldi-bambole-pericoloseHai vinto numerosi premi letterari: Mario Casacci nel 2006 e nel 2007, Orme gialle nel 2009 e il Gran giallo città di Cattolica nel 2007. Nel 2008 con “La collezionista di sogni infranti” sei risultata finalista nella cinquina del pubblico al Premio Scerbanenco. Oltre che premiata dal pubblico sei anche apprezzata dalla critica, che effetto ti fa? Quale è la recensione più bella che hai ricevuto?

Ricevere apprezzamenti sprona a proseguire con determinazione. Inoltre i consigli degli esperti aiutano a migliorarsi, ma presto attenzione anche alle riflessioni dei miei lettori. Non ho una recensione preferita, ma molte frasi preferite che ho letto e riletto fino a impararle a memoria; le recito a me stessa nei momenti di sconforto.

Quanto il cinema influenza la tua scrittura? Ti piaciono i film noir americani degli anni 50 pieni di personaggi belli e complessi ma immersi in un’aura quasi maledetta?

Il cinema influenza tantissimo la mia scrittura. Quando scrivo procedo a visioni, come se un film mi scorresse davanti. Adoro i film anni 50; quando sono giù di corda me li riguardo e mi ricaricano. “La morte corre sul fiume” è uno dei miei film preferiti di sempre. Love. Hate.

Che libro stai leggendo attualmente e dimmi se c’è un esordiente che ti ha particolarmente impressionato?

Il libro che sto leggendo ora è proprio di un’esordiente: Malinda Lo. Si tratta di “Ash” (Elliot) una rivisitazione arguta della fiaba di Cenerentola.

Dal 4 febbraio è in edicola per il Giallo Mondadori “Bambole pericolose”. Vuoi parlarcene?

“Bambole pericolose” è ambientato in una Bologna gotica e oscura. La protagonista è Eva, antieroina seducente e pericolosa che uccide per un ideale. E poi ci sono combattimenti clandestini, amore e odio, tradimenti e la luna piena, che scandisce gli incontri come ancestrali riti di sangue. C’è voluto tempo e dedizione per prepararmi sulle tecniche di combattimento. Ho frequentato,  ma solo da spettatrice, un corso di kick boxe, e assistito ad alcuni incontri. Passione che del resto coltivo da anni. Adoro l’atmosfera del ring e ho imparato tanto, documentandomi per questo libro, anche a livello umano.

Stai lavorando ad un nuovo libro? Puoi anticiparci qualcosa?

Posso anticiparvi il titolo della mia prossima uscita: “Lullaby, la ninna nanna della morte”. Uscirà a marzo nella nuova collana Torpedini per i tipi di Castelvecchi. È un noir avvolgente, e una struggente melodia fa da sottofondo a un incubo da cui è impossibile svegliarsi.

Grazie Barbara.

Grazie a voi per avermi ospitata nel vostro sito.(sorride)

Link all’intervista: http://liberidiscrivere.splinder.com/post/22192599/%3A%3A+Intervista+a+Barbara+Barald

Commenti

commenti

One thought on “Intervista per Liberi di scrivere

Rispondi a AngoloNero Annulla risposta