La bambola dagli occhi di cristallo: un romanzo nuovo, su un cuore antico

Trovo significativo che La bambola dagli occhi di cristallo esca, per pura casualità, lo stesso giorno – il 22 maggio – diciotto anni dopo la prima edizione. È un’opera diversa da quella pubblicata allora, ma è scritta con la medesima urgenza, con il medesimo furore.

Luigi Bernardi fu il primo a cui mandai il manoscritto. Lui lo inviò a un grande editore con cui aveva collaborato in passato, scrivendo (come appresi in seguito): «Dopo tanti giallisti bolognesi, una noirista tosta e senza mezzi termini. Molto sangue, sesso, un’atmosfera cupa e ambigua. Qualcosa di nuovo, insomma. Ti preciso che non ho alcun interesse nella faccenda, solo il piacere di promuovere qualcuno che se lo merita.» L’editore non rispose nemmeno. Luigi mi inviò un messaggio: «Gli editori sono teste di cazzo. Ma si sapeva…» Era poco incline agli eufemismi, Luigi (e, oltre che autore, era lui stesso un editore).

Poche settimane dopo mi annunciarono la vittoria al Gran Giallo di Cattolica con il mio racconto Una storia da rubare. Durante la premiazione conobbi Andrea G. Pinketts, che era uno dei miei miti nella letteratura italiana. Mi confessò di essersi battuto per il mio racconto perché lo considerava innovativo per il genere e di aver fatto le ipotesi più disparate sull’identità di chi lo avesse scritto (le candidature erano anonime).
Il premio consisteva nella pubblicazione del mio racconto in coda al Giallo Mondadori. Conobbi così Sergio Altieri, che era l’editor della collana. Mi disse che il racconto gli era piaciuto moltissimo e mi chiese se volessi scrivere un romanzo e proporglielo. Io ce l’avevo già: La Bambola dagli occhi di cristallo. Inviai il manoscritto presso la redazione Mondadori e Altieri mi rispose nel giro di pochi giorni per dirmi che sarebbe stato felice di inserirlo in programmazione. Consideravo un grande onore il fatto che il romanzo uscisse nella collana che ha dato il nome al genere “giallo”, in Italia, ma sapevo che sarebbe stato fuori per un mese soltanto.

A Milano, Stefano di Marino fece da relatore alla Libreria del Giallo di Tecla Dozio. La stessa Tecla lo prese così a cuore che si adoperò per farmi invitare a festival a cui non avrei mai avuto accesso, soprattutto considerando che si trattava di una pubblicazione da edicola. Ne parlò Giuseppe Lippi, allora editor della collana «Urania», nell’Almanacco del Giallo di Sergio Bonelli Editore, definendolo «una storia allucinante alla Dario Argento, un tetro noir ambientato a Bologna con una crudelissima eroina». Ripensandoci, anni dopo, interpretai quella prima apparizione in un periodico di Bonelli – per cui oggi curo la serie «Dylan Dog» – come un segno del destino.

Al festival del giallo di Pontedera incontrai un altro dei miei miti: Massimo Carlotto. Vinsi l’imbarazzo e gli regalai una copia del romanzo. Mi disse che lo avrebbe letto in treno durante il ritorno a casa. La sera stessa mi scrisse un’email che non avrei mai dimenticato e che da quel momento divenne uno dei miei mantra. Scrisse: «Ma quale giallo! Vero e fighissimo gotico. Me lo sono bevuto.»
Quello che non avrei mai immaginato è che in quelle settimane si trovava in Italia Maxim Jakubowski, scrittore inglese proprietario della Libreria del Giallo di Londra. Maxim comprò il romanzo in edicola e lo lesse. Be’, lo apprezzò così tanto da propormi un contratto di pubblicazione con l’editore inglese con cui collaborava. Un anno dopo, il romanzo uscì nei paesi anglosassoni con il titolo The girl with the crystal eyes. Quando mi chiamarono dalla BBC per chiedermi di partecipare al documentario Italian Noir a fianco di Carlotto, Camilleri, Lucarelli e De Cataldo, pensavo fosse uno scherzo. Al reporter chiesi perché avevano voluto un’esordiente a fianco di autentici giganti. Mi rispose di aver trovato il romanzo sconvolgente, una Bologna ben diversa da come la dipingono i luoghi comuni. Una Bologna che sanguina. Così, prima di avere anche solo un trafiletto nei giornali locali, incassai l’endorsement della BBC e, poi, due bellissime recensioni su «The Guardian» e «The Independent».

Questa è solo una parte della storia di questo romanzo, ma ci tenevo a condividerla per farvi capire che importanza ha avuto per me, e quanta vita ed emozioni racchiuda. La Bambola dagli occhi di cristallo esce tra pochi giorni per il mio editore, Giunti. Un romanzo nuovo, frutto di una rielaborazione, costruito su un cuore antico: è come se avessi fatto incontrare la scrittrice arrabbiata, senza compromessi e più inesperta di ieri, con quella più matura e attenta alla parte investigativa di oggi.
Lo dedico a chi non c’è più e ha creduto in questa storia. Luigi Bernardi, Sergio Altieri, Tecla Dozio, Stefano Di Marino, Giuseppe Lippi e Andrea Pinketts: non smetterete mai di mancarmi.

«Lei rastrella le strade della città alla ricerca dei peggiori predatori. Li attira nella sua rete e li annienta.
Cosa possono aver visto, i suoi occhi?»

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