Bambole pericolose: Eva

Eva è seduta sulla panchina, indossa i classici pantaloncini da combattimento thai, satin nero con l’elastico alto in vita, una canottiera nera e una felpa dello stesso tessuto dei pantaloni. Sente il nodo allo stomaco per la tensione. L’adrenalina che preme alle tempie. Il fuoco che ha domato si sta per liberare, ha voglia di bruciare. Si sfila la scarpa, alza la gamba e comincia a sistemarsi la fasciatura.

Franco entra nello spogliatoio carico di un’apprensione palpabile. Energia statica accumulata, il suo corpo è alluminio alimentato da un filo scoperto di corrente. I sensi percepiscono il suo stato d’animo come un odore acre che torce le budella, il miasma della paura.

“Come stai?”

Lei fa un cenno affermativo con il capo.

“Aspetta, ti massaggio con l’olio, hai fatto stretching?”

Di nuovo la ragazza annuisce.

“Sei sempre di poche parole prima di un incontro”.

Eva tenta di sorridere ma gli riesce soltanto l’ombra di un sorriso.

“Mi raccomando niente ginocchiate. Ricorda, al torneo niente contaminazioni come vi divertite a fare durante gli allenamenti, non siamo al K1 Prix, capito?”

“Certo”.

“Ti sembrerà stupido che ti ripeta ogni volta le stesse cose ma quando sei lassù devi aver tutto ben chiaro in testa”.

Si guardano, la ragazza fa un cenno di assenso.

“Non essere precipitosa. Guardia sempre alta. Studia il tuo avversario. Lasciala attaccare, guarda come si muove. Scopri i suoi punti di forza e le sue debolezze”.

Massaggia la gamba di Eva con movimenti circolari, le mani scivolano sulla pelle vellutata che man mano diventa lucida come quella di un serpente. Poi l’olio si assorbe lasciando una sensazione di calore diffuso.

“Poi comincia ad attaccare. Veloce e precisa, ricorda che ogni tua mossa riceve un punteggio. Attacca e ritorna in posizione di difesa, brevi sequenze di colpi e di nuovo alza la guardia. Cerca di non farla entrare, non regalarle punti”.

“Le ragazze mi hanno detto che quella è una che non segue le regole”.

“Ti avevo detto di non parlare con le atlete delle altre categorie prima della gara. Non porta a niente di buono. Stai concentrata. Ricorda che il numero di calci e pugni durante la competizione deve essere equilibrato”.

“Hanno detto che è muscolosa come un uomo e segue una dieta ferrea perché sta per un pelo nella classe di peso light. E che sarò almeno una decina di chili in meno rispetto a lei”.

“Non pensare a quello che ti hanno detto. Pensa soltanto a quello che sei. Una leonessa, pronta a combattere e dare il meglio. Senti l’aspettativa del gruppo, lo so. Sicuramente io stesso ti ho fatto pressioni. Ma adesso è il momento che tu sappia che hai dato tutto, in qualsiasi modo vada l’importante è lo spettacolo”.

Eva annuisce: “ok”, dice sforzandosi di parlare. La voce le esce a fatica.

“Ci siamo quasi, indossa le protezioni. Aspetta, il caschetto te lo allaccio io”.

Lei lo lascia fare, sa che a inizio gara Franco ha bisogno che sia tutto sotto controllo.

“La guardia Eva, mi raccomando”, dice prima di uscire dallo spogliatoio.

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