Da oggi in edicola: Dylan Dog 474 – Istantanee di ordinaria paura

Cari dylaniati, Robert Frost sosteneva che “se non potessimo ridere diventeremmo tutti pazzi”… ma la frase assume un significato sinistro quando Dylan scopre l’esistenza di inquietanti fotografie di cronaca nera: ritraggono un misterioso bambino che attraversa le epoche e che ride… di fronte all’orrore.

Da oggi in edicola, fino a fine marzo: Dylan Dog 474 “Istantanee di ordinaria paura” sceneggiato dalla sottoscritta per i disegni del Maestro Giovanni Freghieri, che dà vita a immagini di spaventosa meraviglia. Copertina (serissima) di Gianluca e Raul Cestaro.

All’interno dell’albo c’è una lunga sequenza che per me ha una rilevanza particolare. Non mi vergogno a dirlo, ho pianto scrivendola. E anche Freghieri che l’ha disegnata, e da bambino ha passato mesi nel reparto ustionati gravi, ci ha messo dentro tutto il suo dolore ed empatia.

Mi sono ispirata ai fatti reali del Cinema Statuto, in cui morirono 64 persone la notte del 13 febbraio 1983, per intossicazione dai fumi causati da un incendio. L’inferno. Il tessuto ignifugo certificato aveva come effetto collaterale la produzione di fumo. Un mix tossico che se inalato provocava la morte in quaranta secondi. Al buio della sala, con il film che continuava a scorrere di sottofondo, i pochi che tra la calca e il fumo riuscirono a raggiungere le uscite di sicurezza le trovarono bloccate.

Il fatto mi tolse il sonno per gli anni a venire. Leggere i racconti dei soccorritori, dei pochi sopravvissuti e dei loro figli mi sconvolse. Così, qualche anno fa dedicai alla tragedia un capitolo de La stagione dei ragni, ambientato negli anni Ottanta a Torino.

Non dobbiamo dimenticare, solo così possiamo sperare che gli eventi tragici non si ripetano, per avidità o per gli errori umani. È stato assolutamente casuale che la storia sia uscita proprio a breve distanza dai fatti di Crans Montana. E anche questa volta non posso fare a meno di pensare che Dylan Dog è un contenitore per incubi collettivi. E la lettura, così come la scrittura e il disegno, possono diventare strumenti potenti per tentare di elaborare la paura e il male in cui affondiamo. Nella speranza che, prima o poi, la Storia smetta di ripetersi.