Riflessione del mercoledì. La prossima settimana ho due eventi, prima dell’ultima trasferta dell’anno a inizio dicembre. Dopo mi fermerò per riprendere le energie e per poter scrivere in modo continuativo, che ora gli impegni redazionali uniti alle trasferte occupano gran parte del tempo. Sono stati mesi impegnativi, con i viaggi a notte fonda per poter dormire qualche ora nel mio letto ed essere in postazione di lavoro al mattino, le lavatrici da avviare al volo che “non ho più niente da mettermi”, e tanti “accidenti, non ho avuto il tempo di fare la spesa e ora il frigo é così vuoto che tra un po’ adotta uno spettro sumero”. Gli unici con una dispensa da “fino alla fine del mondo” sono i gattini, ma non sono ancora pronta a passare alle scatolette.Sono stati mesi traboccanti di emozioni: ho potuto incontrarvi, guardarvi negli occhi e stringervi la mano; mi avete parlato dei vostri albi preferiti, di quella scena dell’ultimo libro che vi ha colpito o del potere salvifico della lettura. Mi avete abbracciata e spronata, come se fossi quell’amica lontana che, anche se non si frequenta di persona, senti di conoscerla nel profondo. Mi avete confidato dolori, nel tempo di una manciata di minuti, con la fiducia che io avrei potuto capirvi perché uno dei miei personaggi aveva vissuto qualcosa di simile. E io vi ho sentito e capito e conoscendo voi… ecco, conosco sempre meglio me stessa.
Quando parlo di famiglia allargata qualcuno può non capire, ma se sono qui dal 2006 e non perdo me stessa nella giungla editoriale, se mantengo salda questa ossessione che mi arde dentro lo devo anche a voi che mi ricordate tutto questo. Mi ricordate come un fumetto o un libro nascano da una persona per diventare di tutti quelli che hanno voglia di vivere tra quelle pagine. Che quelle pagine possono diventare una casa quando il mondo fuori sembra un posto ostile, lontano dalla nostra sensibilità. E i legami che nascono dalle storie restano.
L’inferno in studio
Quello che seguì fu una prova di pazienza sovrumana. Chris arrivava in studio devastato dall’alcol, incapace di tenere il ritmo anche per pochi minuti. Non era una sessione di registrazione, era un calvario:
La fatica fisica: Witchhunter non aveva più la forza di colpire le pelli.
Il montaggio chirurgico: Tom e i tecnici dovettero lavorare su ogni singolo colpo, incollando letteralmente insieme frammenti di batteria registrati nei rari momenti di lucidità di Chris.
Il dolore di un amico: Tom guardava l’uomo con cui aveva conquistato il mondo del thrash assieme a lui scivolare via, sapendo che quello sarebbe stato il suo testamento.
Il sipario si chiude
L’album uscì: sporco, grezzo, “sbagliato” tecnicamente, ma intriso di una verità brutale. Chris riuscì a vedere il suo nome stampato ancora una volta su un disco dei Sodom. Fu il suo ultimo traguardo.
Solo un anno dopo, l’8 settembre 2008, il suo corpo cedette definitivamente. Morì a 42 anni per insufficienza epatica. Tom non lo abbandonò nemmeno dopo: organizzò un concerto tributo per raccogliere fondi per la madre di Chris, pagando i debiti che il batterista aveva lasciato dietro di sé.
Alla fine, il “segno finale” non è stato quello del male, ma quello di un amico che non ha lasciato indietro il suo compagno d’armi. Perché nel metal, come in guerra, non si abbandona nessuno. Nemmeno quando il nemico è dentro una bottiglia e la battaglia è già persa.
“Buon compleanno Barbara! Anche se ogni tanto ti pungoliamo un po’, ormai fai parte della famiglia di Dylan Dog. Non cambiare mai!”
Ho voluto raccogliere e raccontare questa storia per te, perché rappresenta il lato più nobile e segreto di un mondo che noi metallari amiamo. Purtroppo è una storia poco conosciuta. È il mio modo di farti gli auguri.
La più bella storia di umanità che il Metal abbia mai scritto
In un genere musicale che spesso glorifica la morte e la distruzione, la storia di The Final Sign of Evil ci insegna il valore della vita e della fratellanza
Un patto di sangue e amicizia
Tom non richiamò Chris perché ne avesse bisogno. I Sodom avevano già un batterista moderno, preciso e potente. Lo fece per l’umanità: non voleva che Chris morisse come un barbone. Sapeva che Witchhunter viveva in condizioni di estrema precarietà e che la sua salute stava crollando. Riunire la formazione originale per registrare The Final Sign of Evil era l’unico modo per dargli uno scopo, un ultimo barlume di dignità e, soprattutto, i soldi delle royalties per garantirgli una sopravvivenza dignitosa.
Per Tom Angelripper era una questione di onore e rispetto. Sapeva che regalargli semplicemente dei soldi avrebbe ferito l’orgoglio di Chris
La “scusa” ufficiale fu: “Dobbiamo registrare di nuovo quei pezzi per dare loro giustizia, e non posso farlo senza di te perché solo tu hai quel tocco originale”.
Tom gli fece credere che fosse lui a fare un favore alla band, restituendo ai Sodom la loro vera identità
l piano di Tom fu profondo e concreto
Dignità professionale: Trascinandolo in studio, Tom costrinse Chris a “lavorare”. Voleva che quei soldi fossero guadagnati come musicista, non ricevuti come un atto di pietà. Voleva che Chris si sentisse ancora un membro dei Sodom, un artista, e non un caso disperato.
Royalties legali: Facendolo suonare sul disco , Chris diventava ufficialmente titolare dei diritti d’autore. Questo garantiva a Witchhunter un flusso di denaro legale e costante dalle vendite, una sorta di “pensione” che lo avrebbe aiutato a non morire di fame o per strada.
L’ultima missione: Tom sapeva che Chris non aveva più molto tempo. Portarlo in studio era l’unico modo per strapparlo temporaneamente alla bottiglia e dargli un obiettivo, un motivo per restare sobrio almeno per qualche ora e sentirsi ancora vivo.
Grazie di cuore per gli auguri! Mi hanno fatto molto piacere.
La storia dietro all’album dei Sodom non la conoscevo. È commuovente e bellissima, racchiude il senso più puro dell’amicizia. Grazie per averla raccolta: un regalo inaspettato. Un caro saluto
“non parlerò più mai più” è la frase con cui Lucio Battisti annunciò il suo ritiro dalla scena pubblica, spiegando che un artista deve comunicare solo attraverso il suo lavoro e che l’artista stesso non esiste, ma esiste la sua arte. Battisti si ritirò dalla vita pubblica, evitando interviste e apparizioni televisive, e lasciando che la sua musica parlasse per lui
tutti gli artisti dovrebbero prendere esempio da lui
spero di incontrarti di nuovo ad una presentazione qui dalle mie parti!